Lungo l’asse Roma – Tripoli gli incontri sono tornati ad essere molto frequenti: dopo mesi di silenzi, dove alla distrazione del governo italiano sul dossier libico si è aggiunta anche la crisi relativa all’emergenza coronavirus, da due settimane a questa parte le visite dei vari rappresentanti delle due rispettive parti sono state parecchie tanto nella capitale italiano quanto in quella libica. Dopo gli incontri di natura politica, come quelli del ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Tripoli e quelli che hanno visto protagonista a Roma il premier Fayez Al Sarraj, è stata la volta anche degli incontri di carattere militare. Mercoledì, in particolare, alti generali del nostro esercito hanno incontrato i corrispettivi libici. Sul piatto molti progetti di cui si è parlato negli incontri politici dei giorni scorsi.

L’incontro del generale Portolano a Tripoli

Ad atterrare nella capitale libica è stato, tra gli altri, il generale Luciano Portolano, comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze. Una presenza non certo di secondo piano e che mostra l’interesse da parte dell’Italia di inviare precisi segnali dall’altra parte del Mediterraneo, i quali hanno come obiettivo di dimostrare un rinnovato interesse da parte di Roma nel tornare a guardare più da vicino il dossier riguardante il Paese nordafricano. Ad accompagnare il generale Portolano nella sua importante visita a Tripoli, oltre all’ambasciatore Giuseppe Buccino vi era il Comandante della Missione di Assistenza e Supporto in Libia (Miasit), ossia il Generale di Brigata Maurizio Fronda. Una presenza italiana quindi significativa, con alcuni dei più importanti vertici militari ricevuti a loro volta dai più alti rappresentanti della Difesa libica.

A fare gli onori di casa infatti, è stato il sottosegretario Ali Namroush. Quest’ultimo è ritenuto un uomo forte del Gna, uno dei più importanti uomini del governo guidato da Al Sarraj, tanto da ricoprire ad interim il ruolo di ministro della Difesa, visto che almeno ufficialmente la carica è al momento vacante. Da Roma a confermare la visita avvenuta nella capitale libica è stato lo stesso nostro ministero della Difesa, dai cui uffici è stata diramata una nota con tanto di foto ufficiali in cui sono stati spiegati i temi più salienti degli incontri tenuti dal generale Portolano. In particolare, è stata ribadita la volontà sia italiana che libica di accrescere la cooperazione sotto il profilo militare in vista dei passi più significativi previsti nell’immediato futuro. Pezzo forte posto sul piatto durante gli incontri tripolini, è stato il programma di sminamento e rimozione degli ordigni in una vasta area a sud di Tripoli, interessata fino a poche settimane fa dagli scontri tra il Gna e l’Lna del generale Khalifa Haftar.

Le positive reazioni dei libici

L’incontro di mercoledì sembra aver lasciato tutti soddisfatti: “L’incontro e la visita del Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze ha rappresentato un segno tangibile della volontà di supportare fattivamente le Istituzioni locali – si legge in un comunicato del nostro ministero della Difesa – costituendo una chiara dimostrazione di come le Missioni svolte dalle nostre Forze Armate all’estero si caratterizzino sempre più marcatamente come interministeriali ed interagenzia, nonché come espressione dell’impegno dell’intero sistema Paese”. Da Roma la visita di Portolano è stata valutata positivamente e questo, stando a quanto trapelato da fonti diplomatiche, sia da un punto di vista militare che politico.

Ma anche i libici hanno mostrato soddisfazione per l’andamento del vertice del primo luglio. Così come dichiarato da alcune fonti di Tripoli ad AgenziaNova, si è registrato “un clima positivo negli ambienti del ministero della Difesa del Governo di accordo nazionale della Libia dopo la visita a Tripoli dei vertici delle Forze armate dell’Italia”: “Finalmente abbiamo ricevuto rassicurazioni sull’avvio di azioni concrete – hanno dichiarato fonti della difesa libica – andando oltre i tavoli tecnici e le riunioni svoltesi finora”. A Tripoli, oltre ai risultati dei colloqui in sé, ad essere gradita sarebbe stata anche la scelta fatta da Roma di inviare alcuni dei vertici più importanti della difesa del nostro Paese.

I compiti della Difesa italiana

Come già accennato in precedenza, il principale argomento affrontato durante la visita di Portolano ha riguardato lo sminamento dell’area meridionale della capitale libica. Si tratta di un tema che nelle ultime settimane ha permesso il riavvicinamento tra le due sponde del Mediterraneo: la possibilità di poter usufruire dell’aiuto italiano per liberare alcuni quartieri di Tripoli dagli ordigni della guerra, ha costituito infatti per i libici la base principale da cui sono ripartiti poi i colloqui tra il nostro governo e quello stanziato in Tripolitania. Per tal motivo anche in ambito politico, il tema dello sminamento è stato tra i più affrontati durante la visita di Di Maio e nel colloquio tra Al Sarraj e Conte tenuto sabato a Roma. Togliere mine e bombe a Tripoli darebbe all’Italia la possibilità di tornare attiva sul campo, oltre ad essere ben vista dalla popolazione. Dal canto loro, i dirigenti libici potrebbero avviare il reinsediamento di migliaia di profughi nelle zone liberate dagli ordigni.

Un piano quindi che darebbe vantaggi politici ad entrambe le parti ed i cui dettagli sono stati messi nero su bianco proprio mercoledì: “Il generale Portolano – si legge nella nota del ministero della Difesa – nell’ottica dei compiti della Miasit, ha confermato il supporto tecnico e le risorse della Difesa italiana necessarie a coadiuvare le operazioni libiche di bonifica e rimozione degli ordigni esplosivi mediante “situation awareness of mine”, di trappole esplosive e residui bellici unitamente a sessioni di addestramento specifico a favore degli artificieri addetti alla ricerca e ad attività di monitoring and accompanying”. Il compito sarà quindi quello di bonificare intere aree di Tripoli dalle mine ed il progetto oramai a breve dovrebbe passare nella sua fase esecutiva.

Roma prova la rimonta in Libia

In ballo non ci sono soltanto i piani concordati dopo l’incontro tra i vertici della Difesa nella giornata di mercoledì. In realtà, quello del programma di rimozione delle mine da Tripoli potrebbe essere considerato come una vera e propria testa di ponte per far tornare l’Italia in Libia. E dunque fare in modo che Roma torni a guardare da vicino al dossier libico in una fase cruciale, in cui molti dei suoi interessi rischiano di essere irrimediabilmente lesi. Dopo mesi di assenza, in poche parole, Roma sta provando la rimonta. Ma la strada è tutt’altro che facile. Perché nel frattempo in Tripolitania si è iniziato a parlare sempre più in turco. Ankara è oramai il primo alleato di Al Sarraj, dalla Turchia da dicembre affluiscono uomini e mezzi che sul campo hanno contribuito ad allontanare le truppe del generale Haftar dall’ovest della Libia.

L’impressione è che l’Italia in Libia possa sì tornare, ma sotto un’altra veste: non più come principale alleato, bensì come prezioso attore in grado di mettere a disposizione la propria tecnologia ed il proprio know how al servizio dei libici. Ma sempre però, per l’appunto, sotto il cappello di Ankara. Almeno per il momento.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME