Altro viaggio in Libia, altro tentativo di arginare il fenomeno migratorio che, anche se al momento contenuto rispetto ai numeri record del 2023, rappresenta ancora una spina nel fianco per il sistema dell’accoglienza in Italia. Giorgia Meloni è arrivata mercoledì 17 luglio a Tripoli invitata dal premier locale, Abdel Hamid Ddeibah, a partecipare al Trans Mediterranean Migration Forum (Tmmf). Il viaggio è arrivato, tra le altre cose, a pochi giorni dalla scoperta delle navi con a bordo i droni destinati ad Haftar fabbricati in Cina. Un episodio non direttamente ricollegabile con le dinamiche dei rapporti con Tripoli, ma che al tempo stesso testimonia la centralità del nostro Paese nel dossier libico.
Le ambizioni di Ddeibah
È stato Ddeibah, più di tutti, a volere l’iniziativa sull’immigrazione nella capitale libica. Nella due giorni di lavori inaugurata mercoledì, saranno presenti, oltre che la stessa Giorgia Meloni con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, diversi altri capi di governo dell’area euro mediterranea. Tra questi, i premier di Malta, Tunisia, così come anche i capi di governo del Ciad e del Niger. Sono atterrati a Tripoli nelle scorse ore anche alcuni rappresentanti di Spagna e Grecia, oltre che il vice presidente uscente della commissione europea, Margaritis Schinas.
Una vera e propria riunione regionale, convocata da Ddeibah a casa propria per legittimare ulteriormente il proprio governo e accreditarlo agli occhi dei principali attori regionali. Ed è forse questa la più importante ambizione dell’uomo d’affari di Misurata, incaricato tre anni fa di portare il Paese al voto e rimasto alla guida dell’esecutivo nonostante le elezioni in Libia appaiono come una chimera.
Cosa emergerà sull’immigrazione
Poi, ovviamente, c’è anche il tema dell’immigrazione. Il fatto di aver chiamato così tanti leader in quel di Tripoli, fa intuire la volontà di Ddeibah di dare al dossier un carattere e una dimensione regionale. Si tratta di un passo in avanti rispetto al passato, tuttavia occorre sottolineare il forte rischio di assistere, ancora una volta, a una pioggia di parole dalla dubbia consistenza.
Prima dell’inizio dei lavori, ai media libici Ddeibah ha parlato della necessità di una “visione strategica” e di “responsabilità da parte di tutti gli attori chiamati in causa”. Frasi sulla carta indirizzate nella giusta direzione, il problema però arriva nel momento del passaggio dalla teoria alla pratica. La Libia non ha ancora vere istituzioni in grado di reggersi in piedi, con i vari governi alternatisi dopo Gheddafi costretti a fare affidamento unicamente alle milizie e ai gruppi presenti nei vari territori. Una circostanza che, sul fronte del contrasto all’immigrazione illegale, ha creato non pochi corto circuiti.
A partire dal fatto che spesso, specialmente nell’ovest della Libia, controllori e controllati si sono alternativamente scambiati i ruoli. Emblematica in tal senso la storia di Bija, sospettato dall’Onu di essere uno dei trafficanti più pericolosi del Paese ma, al tempo stesso, varie volte avvistato con una divisa della Guardia Costiera libica addosso. In una situazione del genere, parlare di strategie e di collaborazioni trans mediterranee per arginare i trafficanti appare a dir poco aleatorio. Senza una vera stabilità, ogni altro discorso in Libia è desinato a essere rinviato sine die.
L’assenza della Francia è l’unica vittoria di Giorgia Meloni
Partendo dal presupposto che i documenti su cui verranno apposte le firme a Tripoli rappresenteranno delle buone intenzioni e poco più, per dare un senso al forum voluto da Ddeibah occorre allora commentare i risvolti più marcatamente politici. Sul fronte italiano, la presenza di Giorgia Meloni rappresenta un altro importante tassello per la diplomazia italiana.
C’è inoltre un altro punto da tenere in considerazione. Tra i vari invitati di lusso sopra citati, mancano i rappresentanti della Francia. Parigi non è intervenuta al forum organizzato dal governo di Tripoli, segno di una certa momentanea freddezza tra l’esecutivo di Ddeibah e l’Eliseo. Una divisione figlia di un rapporto, quello tra la Libia e la Francia, contrassegnato da costanti alti e bassi. Il clima di freddezza attuale, potrebbe rappresentare un momento propizio per la strategia di Giorgia Meloni nel Paese nordafricano.

