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Șușa, la capitale culturale dell’Azerbaigian, a fine aprile è stata sede di una due-giorni di conferenza internazionale, che ha attratto ospiti anche dall’Italia, durante la quale si è discusso di vari argomenti, tra i quali il futuro del Caucaso meridionale e le implicazioni della guerra in Ucraina per il mercato mondiale dell’energia.

L’evento, che ha visto la partecipazione in persona del presidente azerbaigiano, Ilham Aliyev, è stato caratterizzato dalla quantità di segnali positivi inviati all’Italia, che dell’Azerbaigian continua ad essere uno dei principali alleati e dal quale potrebbe essere aiutata a superare l'”inverno energetico” causato dal forzoso disaccoppiamento dalla Russia.



La due-giorni di conferenza internazionale

La due-giorni di dibattito, intitolata “Caucaso meridionale: sviluppo e cooperazione“, è iniziata a Șușa ed è proseguita a Baku. Naturale prosecuzione di un ciclo cominciato nel 2021, anno della conferenza internazionale “Nuova visione per il Caucaso meridionale: sviluppo e cooperazione postbellica“, l’appuntamento ha visto la partecipazione del presidente e di ospiti da tutto il mondo, incluso dall’Italia.

La prima giornata si è svolta ed è stata dedicata a Șușa, città-simbolo del Karabakh. La seconda giornata, invece, ha avuto come tetto l’università ADA di Baku ed è stata contraddistinta da un orientamento più internazionale. Tra i (tanti) temi sul tavolo dei conferenzieri, la normalizzazione delle relazioni bilaterali con l’Armenia, la trasformazione della Ciscaucasia nella stazione centrale del commercio eurasiatico e la guerra in Ucraina.



Più gas da Baku

Per quanto riguarda la guerra in Ucraina, tema che coinvolge da vicino sia Baku sia Roma, il presidente azerbaigiano ha fatto una serie di commenti relativi al posizionamento della nazione sudcaucasica sulla vicenda e al ruolo che potrebbe giocare nella sicurezza energetica italiana ed europea.

Sul primo punto, Baku sostiene “l’integrità territoriale dell’Ucraina” e, nonostante le “buone relazioni con la Russia”, è dell’idea che “in nessun caso i principi del diritto internazionale dovrebbero essere distorti a causa della superiorità politica”.



Per quanto riguarda il secondo punto, Aliyev ha spiegato che Baku e Bruxelles stanno per ultimare “un nuovo accordo di partenariato strategico”, che includerà un capitolo dedicato all’energia, e che il crescendo di richieste provenienti da Roma e dal resto dell’Unione europea ha incoraggiato le autorità azerbaigiane a lavorare in direzione di un aumento delle esportazioni di gas naturale.

L’Italia, che è collegata ai giacimenti di gas naturale dell’Azerbaigian dal Gasdotto Trans-Adriatico (TAP, Trans-Adriatic Pipeline), potrebbe ricevere fino al doppio dell’attuale quantitativo trasportato annualmente, cioè venti miliardi di metri cubi. Aliyev ha comunicato di aver già discusso dell’argomento con Mario Draghi e Luigi di Maio e ha spiegato agli ospiti come avverrebbe il raddoppio del gas inviato a Roma: espandendo le capacità del gasdotto a mezzo di un aumento delle stazioni di pompaggio. Qualcosa di fattibile, un tragitto percorribile, ma che richiede l’avvio di un tavolo di lavoro quanto prima.

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