Da un lato i talebani sembrano voler prendere tempo: “Il nuovo governo arriverà soltanto quando gli americani lasceranno l’aeroporto di Kabul”, hanno dichiarato all’unisono diversi portavoce del gruppo integralista. Dall’altro però, sono gli stessi studenti coranici a dare per imminente la nascita del nuovo esecutivo. Probabilmente a Kabul i colloqui stanno andando avanti anche in queste ore. E non solo tra diversi esponenti afghani. Nelle scorse ore ad esempio si è diffusa la notizia, non confermata ma nemmeno smentita, di un incontro tra il direttore della Cia, William Burns, e il capo politico del movimento, Abdul Ghani Baradar. Qualcosa si sta muovendo, in attesa di capire chi realmente prenderà le redini della politica nel tormentato Paese asiatico.

Governo affidato a un consiglio di 12 membri

Baradar si trova a Kabul da diversi giorni. A ferragosto è stato lui a parlare da Doha subito dopo l’arrivo dei talebani nella capitale afghana. Da lì ha lanciato una sorta di “quadro programmatico” per i mesi successivi. Subito dopo è volato a Kandahar, base politica del movimento islamista, prima di giungere a Kabul. Baradar non è soltanto il capo politico, ma anche l’uomo di maggior fiducia del Mullah Omar, fondatore del gruppo. Gli americani li conosce molto bene. Sono stati loro prima a volerlo in carcere nel 2010 dopo la sua cattura in Pakistan, poi invece a promuoverlo come principale mediatore talebano in vista del ritiro delle truppe statunitensi. Per questo da molti Baradar è indicato come il vero futuro capo dello Stato. Anche se è ancora molto difficile capire se gli studenti del Mullah daranno al “nuovo” Afghanistan una tradizionale conformazione statale. Per loro il Paese si è trasformato in un emirato, a capo ci sarà quindi un emiro e non necessariamente una figura politica.

Molto probabilmente non ci sarà nemmeno un governo per come è comunemente inteso. Fonti russe parlano di un consiglio composto da 12 membri, in cui inserire alcune delle più importanti personalità politiche afghane. Tra queste lo stesso Baradar. La creazione di un consiglio sarebbe la soluzione in grado di garantire quella “inclusività” chiesta a livello internazionale e promessa dagli stessi talebani. Fare in modo cioè che nel futuro assetto afghano, a prescindere dalle scelte che verranno fatte dagli islamisti, ci sia una larga rappresentanza. Non solo quindi gli studenti coranici, non solo membri dell’etnia Pasthun, ma anche ex ministri, ex presidenti ed esponenti di etnie minoritarie.

Chi farà parte del consiglio

Come detto, Baradar è il primo nome indicato per l’ingresso nel futuro consiglio afghano. Al suo fianco dovrebbero esserci, sempre secondo fonti russe, altri esponenti di spicco dei miliziani. A partire dal Mullah Yaqoob, figlio del Mullah Omar e attualmente a capo della commissione militare talebana. Possibile anche la nomina di Khail-ur-Rahman Haqqani, a capo della brigata Haqqani e quindi del gruppo che dal 15 agosto è responsabile della sicurezza di Kabul. Il suo nome potrebbe far storcere il naso a molti, visto che è inserito nella lista dei terroristi più pericolosi ricercati dagli Usa. Fuori dalla cerchia talebana, dovrebbero esserci due vecchie conoscenze dello Stato afghano collassato a ferragosto. Hamid Karzai, primo presidente eletto e capo dello Stato fino al 2014, dovrebbe far parte del consiglio. Così come il suo ex antagonista, Abdullah Abdullah. Entrambi dal 15 agosto hanno assunto un importante ruolo di mediatori tra i talebani e i vari gruppi con cui si sta cercando di formare un esecutivo.

Dovrebbe essere della partita anche l’ex ministro degli Esteri, Hanif Atmar. Così come, a sorpresa, anche il leader del Partito dell’Islam, tra i principali oppositori dei talebani, Gulbuddin Hekmatyar. Quest’ultimo ha avuto ruoli importanti sia nella guerra contro i sovietici che nel successivo conflitto civile di inizio anni ’90 ed è stato spesso etichettato come tra i principali “signori della guerra”. Sono ancora in corso consultazioni per gli altri nomi da inserire nel consiglio. Ma al momento non si sa il vero ruolo dell’organo che dovrebbe nascere a breve. Se cioè avrà funzioni di esecutivo oppure se sarà una sorta di consiglio presidenziale. Né, tanto meno, è ancora noto se il consiglio dei 12 sarà soltanto transitorio oppure se rappresenterà un apparato definitivo del nuovo Afghanistan.