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Da astro nascente della politica europea a uomo “libero” privo di qualsiasi carica. La parabola politica di Sebastian Kurz, ex cancelliere austriaco e attuale leader della Övp, sembra essere giunta al suo definitivo capolinea. Il 35enne viennese, infatti, stando a quando riferisce il suo entourage e in attesa di un comunicato ufficiale che dovrebbe giungere a breve, avrebbe deciso di abbandonare definitivamente gli incarichi pubblici. In molti puntano sulla nascita di suo figlio come fattore scatenante per questa decisione. Come scrive Agi, queste sarebbero state le parole di Kurz rivolte in confidenza a un amico: “Quello è stato il momento in cui ho capito che ci sono ancora tante cose belle nella vita a parte la politica. È stato un capitolo entusiasmante, ma è ora di fare qualcosa di nuovo”. I media austriaci, in particolare il Krone Zeitung, ha riferito che la nascita di Konstantin “ha fatto la differenza” e fatto “scattare qualcosa” nella mente dell’ex cancelliere.

Una scelta di famiglia dunque, anche se molti guardano in realtà a quanto accaduto in ottobre, con le polemiche esplose per l’inchiesta sui sondaggi pilotati e articoli in suo favore che erano stati pagati con fondi pubblici. Una manovra che, secondo la procura, sarebbe partita ben prima della sua nomina a cancelliere. Sul leader popolare, sono così piovute accuse di infedeltà e corruzione. E Kurz, dopo lo scandalo che ha investito il governo ma soprattutto la sua persona, aveva deciso di fare un passo indietro chiedendo al presidente Alexander Van der Bellen di nominare il ministro degli Esteri, Alexander Schallenberg, come nuovo cancelliere. L’enfant prodige della politica austriaca era rimasto come capo del partito popolare e capogruppo in Parlamento, ma sembra essere giunto alla conclusione di abbandonare tutti gli incarichi e ritirarsi a vita privata. Al suo posto come guida dell’Övp dovrebbe essere designato l’attuale ministro dell’Interno, Karl Nehammer.

La parabola di Kurz rappresenta comunque un elemento di novità nel panorama austriaco e della politica mitteleuropea. Il cancelliere tedesco aveva infatti rappresentato sia per la sua giovane età, sia per le sue politiche molto conservatrici, un personaggio che per molti poteva essere un riferimento in una fase di rinnovamento della destra europea, non solo austriaca. La sua nomina, a soli 27 anni, come ministro degli Esteri, aveva fatto storcere il naso a molti critici, convinti che l’eccessiva precocità del mandato avrebbe inficiato sulla sua azione da capo della diplomazia di Vienna. Eppure, soprattutto con la svolta rigida nei confronti dell’immigrazione e con alcune prese di posizione di matrice nazionalista, Kurz era riuscito a strappare sempre più consensi, imponendosi nel panorama austriaco quale sorta di astro nascente. Dopo lo scandalo del cosiddetto Ibiza-gate, che coinvolse figure di spicco dell’altro partito di governo, Partito della Libertà, tra cui il vicecancelliere Heinz-Christian Strache, Kurz lasciò che l’inchiesta facesse il suo corso annunciando le elezioni anticipate ma subendo anche una clamorosa mozione di sfiducia. Kurz riuscì comunque in seguito a riconfermarsi cancelliere, ma in un governo di coalizione con i Verdi, in un’insolita coalizione nero-verde. Gli scandali però non si sono fermati nemmeno con il nuovo governo. Ed ora, dopo le dimissioni, l’annuncio del ritiro. Una carriera folgorante che si è fermata subito: ora sarà compito degli osservatori valutare se sia stato un flop oppure un qualcosa di diverso.

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