“Non vogliamo la guerra, ma non abbiamo intenzione di evitarla”. L’ipotesi di una riunificazione pacifica tra le due Coree sembra ormai un vago ricordo del passato, desiderio evaporato come neve al sole.

Kim Jong Un ha ulteriormente alzato la posta in gioco chiedendo di rivedere la Costituzione nordcoreana, che potrebbe presto essere modificata per definire la Corea del Sud il “Paese ostile numero uno”, e di codificare l’impegno della Corea del Nord ad “occupare completamente” il territorio sudcoreano in caso di guerra. Una guerra, analizzando quanto sta accadendo nella penisola coreana e più in generale nell’Indo-Pacifico, sempre meno utopica e più plausibile.

Di fronte all’Assemblea popolare suprema, ovvero il parlamento, Kim ha concluso che l’unificazione con il Sud non è più un’opzione praticabile, accusando Seoul di cercare il collasso della nazione nordcoreana e l’unificazione tramite assorbimento. È per questo che il presidente del Nord ha sollecitato l’elaborazione di misure legali per considerare quella sudcoreana “non più una controparte per la riconciliazione e l’unificazione”, secondo il disegno che era di Kim Il Sung, fondatore dello Stato (e nonno dell’attuale Kim).

La Corea del Nord volta pagina

I cambiamenti costituzionali chiesti da Kim si sono materializzati mentre le tensioni nella penisola coreana sono si sono aggravate a causa di molteplici fattori: una serie di test missilistici da parte del Nord, una maggiore convergenza militare tra Usa, Corea del Sud e Giappone, e una conseguente spinta da parte di Pyongyang a voler modificare il modo – adottato da decenni – di relazionarsi con il Sud.

Già, perché oltre a trasformare Seoul nel nemico numero uno la Corea del Nord, secondo Kim, dovrebbe anche pianificare “l’occupazione, la sottomissione e la rivendicazione completa” della Corea del Sud in caso di guerra, mentre i sudcoreani non dovrebbero più essere definiti connazionali, ha aggiunto il leader del Nord, chiedendo l’interruzione di tutte le comunicazioni intercoreane e la distruzione di un monumento alla riunificazione a Pyongyang (l’Arco della Riunificazione, l’iconico monumento di Pyongyang costruito nel 2001). Verranno chiuse anche tre organizzazioni che si occupavano di unificazione e turismo intercoreano, ha aggiunto la Korean Central News Agency, l’agenzia nordcoreana: il Comitato per la riunificazione pacifica del Paese, l’Ufficio nazionale per la cooperazione economica e l’Amministrazione internazionale del turismo Kumgangsan.

Al di sotto del 38esimo parallelo l’ennesimo azzardo di Kim è ancora in fase di decifrazione. Il presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol, in una riunione di gabinetto trasmessa in diretta tv, ha tuttavia affermato che Pyongyang è “antinazionale” per aver definito il Sud un paese ostile. “Se la Corea del Nord dovesse mettere in atto provocazioni, noi saremo pronti a reagire in modo molto più forte”, ha chiarito Yoon, sottolineando le “schiaccianti capacità di risposta dell’esercito sudcoreano”. Una reazione del genere è forse il casus belli verbale che stava cercando il Nord per gettare ulteriore benzina sul fuoco e giustificare il suo nuovo corso.

La nuova linea di Pyongyang

La nuova linea proposta da Kim rischia di stravolgere letteralmente le relazioni tra le due Coree. Quelle stesse relazioni che negli ultimi decenni, seppur in un saliscendi di tensioni, erano comunque ancorate ad un modus operandi consolidato, e che, soprattutto, consentivano ai diplomatici di orientarsi nel rebus coreano.

D’ora in avanti il rischio è quello di ritrovarsi di fronte ad un copione inedito. Il ministero degli Esteri della Corea del Nord, ad esempio, potrebbe assumere il controllo delle relazioni con Seoul e potenzialmente contribuire a giustificare l’uso delle armi nucleari contro il Sud in una futura guerra. Insomma, la sensazione è che il recente approccio di Kim possa innescare una serie di modifiche rilevanti nelle relazioni coreane, con tanto di effetto domino nelle altre delicatissime dinamiche regionali (in primis il dossier taiwanese).

Intanto Kim avrebbe testato un “sistema d’arma nucleare sottomarino” come ferma risposta alle esercitazioni congiunte di Corea del Sud, Stati Uniti e Giappone che hanno visto la partecipazione della portaerei statunitense a propulsione nucleare Uss Carl Vinson. Il sistema Haeil-5-23 è un drone d’attacco sottomarino in grado in grado di veicolare testate nucleari. Secondo la Kcna, il collaudo è stato eseguito dalla Difesa nordcoreana al largo della costa orientale del Paese. 

Non è un caso, intanto, che il presidente russo Vladimir Putin e il ministro degli Esteri Sergey Lavrov abbiano ospitato a Mosca il ministro degli Esteri della Corea del Nord, Choe Son Hui, per colloqui sull’espansione dei legami tra i due Paesi, nel bel mezzo delle preoccupazioni internazionali per un presunto accordo di cooperazione sugli armamenti tra Pyongyang e Mosca. “Faremo ogni sforzo per sviluppare le nostre relazioni”, ha promesso Choe a un sorridente Putin.