La risposta della Corea del Nord alla pandemia di coronavirus? Un “brillante successo”. Kim Jong Un è riapparso in pubblico, dopo una ventina di giorni dalla sua ultima uscita, per celebrare la vittoria del suo Paese nella battaglia contro il Covid.

A quanto pare, almeno a giudicare dalle parole del leader nordcoreano, Pyongyang sarebbe riuscita a respingere gli effetti nefasti del Covid anche se un “rilassamento” potrebbe provocare “crisi inimmaginabili e irrecuperabili”. L’ordine è chiaro: i funzionari devono tenere alta la guardia. Eppure, nonostante l’avvertimento, Kim ha ribadito per l’ennesima volta che la Corea del Nord non ha avuto un solo caso di Covid.

Nel corso di un incontro con i dirigenti del partito, il presidente ha detto che il Paese ha “completamente impedito l’insorgere del virus maligno” a dispetto della crisi sanitaria mondiale. Questa è la versione di Pyongyang. Alcuni esperti sono tuttavia scettici riguardo la vittoria annunciata da Kim. Dati gli stretti rapporti intrattenuti dalla Corea del Nord con la Cina, la prima nazione colpita dal virus, certi analisti sostengono che sia pressoché impossibile immaginare il territorio oltre il 38esimo parallelo “Covid free”.

Il primo mistero: la pandemia di Covid

Negli ultimi mesi, ha dichiarato Kim, citato dall’agenzia di stampa nordcoreana Kcna, “abbiamo scrupolosamente impedito che il virus facesse breccia e mantenuto stabile la situazione anti-epidemica nonostante la crisi sanitaria mondiale, il che è un brillante successo raggiunto dalla lungimirante leadership del Comitato Centrale del partito”.

Stando a quanto riportato dalla Cnn, l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha riferito che la Corea del Nord avrebbe testato appena 922 persone, tutte risultate negative. Un numero molto basso, insomma, che non permetterebbe di aver chiara la situazione epidemiologica all’interno della nazione nordcoreana.

Il coronavirus si è davvero diffuso in Corea del Nord? Nessuno ha certezze assolute. Sappiamo soltanto che il Paese è chiuso dal 30 gennaio e che i resoconti dei media nazionali descrivono la vita quotidiana nella capitale come se non vi fosse alcuna minaccia.

Il secondo mistero: le apparizioni di Kim

Accanto al mistero sanitario troviamo un altro mistero: quello riguardante le apparizioni di Kim. Negli ultimi mesi il presidentissimo si è fatto vivo in pubblico pochissime volte, tanto che varie indiscrezioni lo volevano gravemente malato, in fin di vita o addirittura morto. Kim Jong Un è ancora vivo ma, a differenza del passato, limita le sue uscite pubbliche con il contagocce. Per quale motivo se, come hanno dichiarato le fonti di Pyongyang, la Corea del Nord non ha avuto alcun caso di Covid?

Dopo le ultime parole di Kim, anche l’ipotesi del leader spaventato dal nuovo coronavirus inizia a traballare. Delle due l’una: o le esigue apparizioni del Maresciallo sono dovute ad altre motivazioni oppure la Corea del Nord deve davvero fare i conti con il Covid.

Se così fosse, avrebbe un senso anche la presunta “regola del 21” adottata da Kim. Da aprile a oggi, infatti, il leader nordcoreano è tornato sotto le luci dei riflettori dopo aver trascorso 21 giorni chissà dove. Calcolatrice alla mano si tratta di tre settimane, ovvero il periodo di quarantena obbligatoria che deve “scontare” chi può essere entrato in contatto con potenziali infetti da coronavirus. I misteri continuano.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME