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Kim Jong Un sarebbe in coma e il potere sarebbe passato direttamente nelle mani della sorella minore Kim Yo Jong: è questo lo scenario (non confermato) emerso dalle ultime indiscrezioni provenienti dalla Corea del Nord. Uno scenario incerto, ma che, nel caso in cui fosse avvalorato dal corso degli eventi, risulterebbe a dir poco clamoroso.

Facciamo un passo indietro. Domenica Chang Song Min, ex collaboratore dell’ex presidente sudcoreano Kim Dae-jung ha scritto sui social media che il presidente nordcoreano si troverebbe in uno stato “comatoso”. Il signor Chang ha citato come fonte dell’informazione una persona non meglio identificata in Cina. “Ritengo sia in coma, ma la sua vita non è ancora finita”, ha spiegato il funzionario da Seul, ripreso dai principali media della Corea del Sud.

Che si tratti dell’ennesima bufala sulla salute di Kim? Il condizionale è d’obbligo, visto che presunte morti e gravi malattie del leader in passato sono state molte volte oggetto di voci e speculazioni. Come quando, pochi mesi fa, una sua prolungata assenza dallo sguardo pubblico aveva fatto sì che prendesse piede la notizia della sua morte, o di un suo coma a seguito di un’operazione chirurgica andata male. In realtà Kim era ricomparso dopo sei settimane. L’agenzia di spionaggio sudcoreana aveva allora ipotizzato che Kim si fosse isolato per proteggersi dalla pandemia del coronavirus. Da allora, per zittire i pettegolezzi, Pyongyang ha diffuso numerosi filmati e fotografie. Eppure, secondo Chang quelle immagini sarebbero false, perché precedenti ai fatti.

Il ruolo della Cina

Avvalorando la tesi di Kim fuori dai giochi, per spiegare il motivo per cui una notizia del genere sia stata diffusa soltanto adesso, bisogna guardare alla Cina. Come detto, ragioniamo nel campo delle ipotesi. Eppure queste ipotesi stanno diventando via via più solide con il passare delle settimane.

Il nuovo campanello d’allarme sulle sorti del presidente nordcoreano indicherebbe che l’ipotetico periodo di stabilizzazione creato per evitare un pericoloso vuoto di potere sia finalmente terminato. E che adesso Miss Kim sia pronta a vestire i panni del leader. Ma per quale motivo la notizia è riemersa con forza soltanto ora? La supposizione più plausibile è che la Cina abbia finalmente dato la sua benedizione a Kim Yo Jong dopo settimane di incertezza.

Questo confermerebbe che “il periodo di stabilizzazione voluto per evitare un vuoto di potere è finito” e che “la sorella è riuscita a ottenere la benedizione cinese” avviandosi così ad assumere il ruolo di leader, ha spiegato a IlSussidiario.net il sinologo Francesco Sisci. Dunque, Kim potrebbe aver avuto un malore, forse all’improvviso. A quel punto era necessario stabilizzare la situazione all’interno del Paese per assicurare la successione del potere e la permanenza in carica della famiglia Kim. Miss Kim era il profilo più adatto ma, come detto, doveva consolidare prima il suo potere e farsi “accettare” dai cinesi.

Ritardi e successioni

“È probabile sia questo il motivo principale per l’attesa e per i ritardi e per queste apparizioni di Kim Jong Un, probabilmente organizzate in modo fittizio per sviare l’attenzione da quello che stava succedendo”, ha aggiunto Sisci. Ma come ha fatto Miss Kim a consolidare il proprio potere? Grazie all’appoggio cinese.

Non è infatti da escludere che in un primo momento Pechino preferisse che il ruolo di Kim fosse coperto da persone esterne, visto che la Cina non ha mai visto di buon grado la successione dinastica nordcoreana. Resta da capire quale sarà adesso il compito di Kim Yo Jong. È probabile che la sorella di Kim sia stata incaricata di assicurare una sorta di linea di successione capace, un domani, di trasmettere il potere al figlio di Kim Jong Un, oggi un bambino di una decina di anni. Nel frattempo sembrerebbe che Miss Kim abbia ottenuto un numero sempre maggiore di responsabilità, tra cui controllare i legami di Pyongyang con Seul e Washington.