Se il negoziato è fallito è tutta colpa di Mike Pompeo. Questa è l’accusa lanciata dalla Corea del Nord al Segretario di Stato americano, indicato come il colpevole numero uno dell’ultima fumata nera avvenuta in Vietnam nell’atteso meeting tra Donald Trump e Kim Jong-un. Le parti avrebbero dovuto trovare, tra le altre cose, un accordo sulla denuclearizzazione di Pyongyang, ma i due Presidenti sono usciti dal Metropole hotel di Hanoi da uscite separate e senza precisare il motivo di una simile ritirata strategica. Certo, Trump aveva rassicurato il mondo dichiarando che i fili diplomatici con il suo “amico” Kim sarebbero rimasti intatti. E così in effetti è stato, tanto che negli ultimi giorni si parla di un nuovo incontro. Ma prima di procedere oltre è necessario sciogliere ogni nodo. Rimuovere ogni ostacolo che impedisca una vera pacificazione tra Stati Uniti e Corea del Nord.

L’accusa di Pyongyang

L’ostacolo numero, ora, ha un nome e cognome. Il Direttore generale del Dipartimento per gli affari americani presso il ministero degli Esteri della Corea del Nord, Know Jong Gun, si è espresso senza mezze parole all’agenzia di stato Kcna. “Ho paura che se sarà Pompeo a riprendere i negoziati con il nostro governo – ha dichiarato il rappresentante nordcoreano – i colloqui si impiglieranno di nuovo. Anche nel caso di una possibile ripresa del dialogo con gli Stati Uniti, vorrei che la controparte non fosse lui ma un’altra persona, più attenta e matura nel comunicare con noi”. Oltre a una premonizione nefasta, nelle parole di Know si legge un consiglio neanche troppo velato a Washington.

Pompeo: un ostacolo per entrambe le parti?

L’improvvisa mossa della Corea del Nord potrebbe essere letta come una strategia. La richiesta dell’estromissione di Pompeo dai negoziati arriva poco dopo l’annuncio del governo nordcoreano di aver testato una nuova “arma tattica”. A primo impatto la sensazione è che Kim Jong-un voglia rompere l’idillo con Trump, ma in realtà il leader di Pyongyang ha capito che prima di risedersi a un tavolo con Trump è doveroso togliere di mezzo ogni ostacolo. E Pompeo, in un certo senso, si è rivelato tale. La volontà del presidente americano di avvicinarsi ulteriormente al suo omologo asiatico c’è eccome, ma manca al Segretario di Stato. Da qui il consiglio a The Donald di Kim.

Verso un terzo negoziato

Trump ha commentato così l’ipotesi di un terzo vertice con Kim: “I nostri rapporti restano molto buoni, direi eccellenti. Un terzo summit potrebbe essere positivo per capire pienamente le posizioni reciproche. La Corea del Nord ha un incredibile potenziale per una crescita straordinaria. Non vedo l’ora di rivedere il presidente Kim, spero che quel giorno arrivi presto”. Dall’altra parte anche Kim pare sia disposto al terzo round di negoziati. Ma questa volta non ci dovrà essere spazio per Pompeo, che recentemente ha detto che le sanzioni imposte alla Corea del Nord non saranno tolte finché Pyongyang non avrà completato la denuclearizzazione. Sempre il solito ritornello che ha stancato Kim Jong-un. E forse anche Trump, desideroso di raggiungere uno storico accordo con l’amico nordcoreano.