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Politica

Kiev, uccisa a colpi di pistola l’attentatrice di Monaco: cancellata l’ultima traccia

Finita la fuga di Anastasia Berezovskaja, l'ucraina che aveva piazzato la bomba che a Montecarlo ha quasi ucciso l'oligarca Vadim Ermolaev.
ucraina

E così la fuga di Anastasia Berezovskaja, l’ucraina fortemente sospettata di aver piazzato la bomba che a Montecarlo ha quasi ucciso l’oligarca Vadim Ermolaev, si è conclusa laddove il viaggio era cominciato: a Kiev, in una strada periferica, uccisa a colpi di pistola. Un esito classico, degno di un giallo dozzinale, di una “missione bagnata” dei servizi segreti o di un incarico della malavita, che sempre prevedono l’eliminazione del killer a missione compiuta, per cancellare l’ultima traccia. Soprattutto se il killer in questione si era fatto fotografare e identificare, com’è successo alla Berezovskaja.

Kiev sono già in stato di fermo due uomini: uno è un ufficiale in servizio attivo dei servizi segreti della Difesa, l’altro un ex ufficiale di polizia. E la cosa, ovviamente, ha già scatenato una ridda di speculazioni che coinvolgono l’attivissima l’intelligence ucraina e la indicano come responsabile dell’attentato monegasco. Noi, come abbiamo a suo tempo scritto in queste pagine, tendiamo a non credere a questa ipotesi. Ermolaev non era né il più ricco né il più discusso tra gli oligarchi ucraini del cosiddetto Battaglione Monaco, il gruppo di miliardari che, con l’invasione russa, aveva cercato riparo in Costa Azzurra. Potendo colpire, perché i servizi segreti ucraini avrebbero dovuto scegliere proprio lui? Non basterebbe a spiegarlo né il fatto che nel 2023 Volodymyr Zelensky l’abbia colpito con le sanzioni né le accuse di presunta collaborazione coi russi attraverso un’attività di produzione di liquori nella Crimea occupata. I rapporti tra i poteri ucraini e gli oligarchi sono più sfumati di così, e lo testimonia per esempio la constatazione che una delle aziende di Ermolaev, la AKAM LLC — un tempo parte della Alef Corporation, la holding dell’oligarca — si è aggiudicata un appalto per la fornitura di granito destinato alla costruzione del Memoriale Nazionale. Notizia che ha fatto scandalo perché Ermolaev al momento era già soggetto a sanzioni. L’azienda ebbe gioco facile nel rispondere di non avere più alcun legame con lui, anche perché nel frattempo l’oligarca si era premunito intestando tutte le sue attività alla figlia Sofia Kononenko, libera da pendenza con la giustizia ucraina.

Dnipro, capitale delle truffe online

La fine della Berezovskaja sembra confermare la nostra tesi. E cioè che le radici dell’attentato contro Ermolaev debbano essere rinvenute nelle sua attività meno “ufficiali”, in particolare in quelle legate alle truffe online che avevano come epicentro la città di Dnipro, come protagonisti i gruppi malavitosi locali (di cui Ermolaev era parte) e come metodo il compromesso con le autorità ucraine, che concedevano loro relativa libertà d’azione purché le truffe colpissero, anche e soprattutto, i cittadini della vicina Russia che, cadendo nell’inganno, finivano per finanziare anche le forze armate ucraine. Non a caso Artur Ermolaev, figlio di Vadim, è stato processato e condannato in Estonia proprio per quel reato, sfuggendo poi alla galera pagando con una sanzione da 8,5 milioni di dollari.

L’uccisione della Berezovskaja, che non è stata fatta sparire ma è stata lasciata per strada perché fosse ritrovata, ha tutti i tratti del capitolo finale di quella che i russi chiamano razborka, regolamento di conti. Come tale, può venire dagli ambienti criminali che Ermolaev aveva frequentato e che forse avevano qualcosa da rimproverargli. Oppure dalla Russia, dove i danni delle sue truffe non hanno certo lasciato un buon ricordo. Il fatto che i personaggi coinvolti siano, a quel che si sa, tutti ucraini (la Berezovskaja stessa, più i due ufficiali di cui si deva prima), non deve ingannare più di tanto. Gli attentati più clamorosi ai danni di ucraini finora sono stati commessi da altri ucraini (si pensi all’assassinio di Andrij Parubij, ex presidente del Parlamento, il 30 agosto dell’anno scorso). E in Ucraina, oggi, come dimostrano i clamorosi scandali degli ultimi tempi, se c’è un ambiente corrotto è proprio quello che gira intorno agli ambienti della Difesa.

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