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Politica

Kenneth Stern, che scrisse la definizione Ihra: “Così si limita la libertà di espressione”

Kenneth Stern, l’autore della definizione Ihra di antisemitismo, avverte che inserirla nel DDL 1004 trasformerebbe uno strumento nato per misurare il fenomeno in un’arma per reprimere le critiche a Israele e alimenterebbe «un nuovo maccartismo».

Chi l’ha scritta ora la considera uno strumento fuori controllo. Kenneth Stern, 73 anni, avvocato e direttore del Bard Center for the Study of Hate, fu nel 2004 il «lead drafter» della definizione operativa di antisemitismo poi adottata nel 2016 dall’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra). Quella definizione, con i suoi esempi, è la base del controverso DDL 1004 («Disposizioni per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo, nonché per il contrasto agli atti di antisemitismo»), il cosiddetto «Ddl Antisemitismo», già approvato dal Senato e ora all’esame della Camera.

Intervistato dalla giornalista Federica D’Alessio per Kritica, Stern, che si dichiara «sionista», lancia un avvertimento chiaro: inserirla in una legge «alimenterà un nuovo maccartismo». Segnale che, evidentemente, le forze politiche che intendono approvare questo Ddl non sono interessati tanto a contrastare l’antisemitismo, come affermano ma, evidentemente, vogliono limitare le critiche verso il governo israeliano in un momento storico in cui quest’ultimo gode di una scarsa popolarità in tutto l’Occidente. Non certo per «pregiudizio» ma per un genocidio e per le migliaia di morti civili che sono sotto gli occhi di tutti.

Nata per misurare, usata per reprimere

Secondo Stern, il testo nacque per uno scopo preciso: aiutare chi raccoglie dati in Europa a monitorare l’antisemitismo con criteri comuni. «Non è mai stato inteso per stabilire se, quando qualcuno dice qualcosa su Israele, tale affermazione sia antisemita o debba essere soppressa», spiega. Le prime distorsioni le vide attorno al 2010 nei campus americani, dove la definizione veniva invocata contro corsi, relatori e iniziative legate alla causa palestinese.

Da allora, sostiene, è stata usata anche per condizionare i finanziamenti alle ONG e per «reprimere la libertà di espressione». Il suo scopo originario, osserva, è stato svuotato: doveva servire a misurare il fenomeno, oggi viene presentata come il modo per combatterlo. Capito Romeo della Lega? Capito Delrio del Pd?

Gli esempi nel mondo. Tutti da dimenticare

Stern cita casi concreti. Esempi che dovrebbero far riflettere la politica italiana. In Australia, un’associazione di operatori sanitari applica la definizione con il timore che chi pubblica qualcosa su Gaza ritenuto violento possa vedersi revocare la licenza: una questione, sottolinea, che «non ha nulla a che vedere» con la competenza di un medico o di un infermiere.

In Germania, dove il governo l’ha adottata, è stata applicata a ebrei che protestavano contro la guerra a Gaza. Nel Regno Unito viene usata per reprimere manifestazioni in cui Israele viene definito Stato di apartheid. E così via. È questo che vogliamo anche in Italia? Impedire, de facto, ogni possibile critica al governo israeliano? Promuovere l’autocensura? Alla domanda su come impedire un uso «malizioso» degli esempi allegati al testo, Stern risponde che sono proprio loro il punto controverso: «Gli esempi costituiscono la definizione stessa». Furono raccolti per offrire ai ricercatori un repertorio comune, «non si è mai trattato di creare un codice contro l’incitamento all’odio». Il problema, aggiunge, è che vengono usati come «una sorta di calamita» da chi vuole delegittimare il dissenso politico.

Sul caso del film NAZA, i cui autori rischierebbero la cittadinanza israeliana, Stern dice di non aver ancora visto il docu-film, ma giudica la vicenda una «minaccia alla libertà di espressione». E lo stesso schema, avverte, vale per chi sostiene che la definizione «non è giuridicamente vincolante» e poi la inserisce nelle leggi: «Stanno imponendo, invece di rispondere alle argomentazioni».

Chissà se i promotori del Ddl antisemitismo hanno letto l’intervista di Federica D’Alessio a Kenneth Stern: se lo facessero, dovrebbero – per coerenza – o ritirare il disegno di legge o emendarlo in maniera tale, ad esempio, seguendo l’esempio dell’Ordine dei Giornalisti, abbandonare l’Ihra e scegliere di fare affidamento sulla Jerusalem Declaration on Antisemitism, documento sottoscritto da circa duecento studiosi internazionali specializzati in storia dell’antisemitismo, Shoah e Medio Oriente. In questa maniera sì che si darebbe un chiaro segnale contro l’antisemitismo senza però introdurre un reato d’opinione.

Anna Foa, tra i firmatari di un appello di intellettuali ebrei contrari al Ddl, ha spiegato infatti che questa legge rischia di sovrapporre antisemitismo e antisionismo: «Se questa legge passerà, Israele sarà l’unico Paese al mondo che non si potrà criticare» ha dichiarato di recente, intervistata da La7.

Insomma, se l’obiettivo è (davvero) combattere l’antisemitismo, la strada non può passare da una definizione che è considerata inadatta allo scopo persino da chi l’ha scritta: altrimenti, più che tutelare una comunità, si vuole mettere un bavaglio alle opinioni. E uccidere un po’ la democrazia.

Fonti:

Kenneth Stern, “Kenneth Stern ha redatto la definizione di antisemitismo dell’IHRA. ‘Inserirla in una legge alimenterà un nuovo maccartismo’,” intervista di Federica D’Alessio, Kritica, 6 ottobre 2026, https://kritica.it/tutti-gli-articoli/intervista-kenneth-stern-antisemitismo-ihra/.

Fulvio Scaglione, “Si avvicina all’Aula il DDL in cui l’antisemitismo c’entra poco e Israele c’entra tanto,” InsideOver, 2 ottobre 2026, https://it.insideover.com/politica/si-avvicina-allaula-il-ddl-in-cui-lantisemitismo-centra-poco-e-israele-centra-tanto.html.

“Ddl antisemitismo: più che lotta all’odio, un assist politico a Netanyahu.” InsideOver, 12 settembre 2026. https://it.insideover.com/politica/ddl-antisemitismo-piu-che-lotta-allodio-un-assist-politico-a-netanyahu.html.

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