Il 2021 si è aperto all’insegna del cambiamento in Kazakistan, dove il 2 gennaio è stata abolita la pena capitale, e gli eventi dei mesi successivi hanno rafforzato l’idea che questo, una volta terminato, verrà ricordato dai posteri come un anno storico. Dal patto con l’Azerbaigian per la trasformazione del Mar Caspio in uno spazio di prosperità condivisa alla scoperta di un vaccino autarchico ed autoctono contro il Covid19, il QazCovid-In, passando per il ruolo da protagonista giocato nell’erogazione di soccorso umanitario agli –stan e a Paesi più distanti, come l’India.

Il 2021, in sintesi, si sta rivelando l’anno del Kazakistan, che, oltre agli innumerevoli traguardi tagliati a livello internazionale, sta procedendo con la riscrittura in senso maggiormente democratico della politica, della società e dell’economia nazionali. A trainare suddetto moto riformista, che sta investendo sia l’ambiente sia la giustizia, è la presidenza Tokayev, la quale sta approvando un maxi-pacchetto di riforme interne all’anno. L’ultimo, di cui avevamo anticipato l’inizio dei lavori lo scorso febbraio, è diventato realtà il 25 maggio.

Il pacchetto di riforme

Il terzo maxi-pacchetto di riforme interne dell’era post-Nazarbaev è divenuto legge nella giornata del 25 maggio, quando ha ricevuto la firma del presidente Kassym Jomart Tokayev. I lavori erano iniziati ufficialmente il 15 gennaio di quest’anno, quando il presidente Tokayev aveva invitato il Parlamento a lavorare affinché fosse abbassata la soglia di sbarramento per entrare nella camera bassa – dal 7% al 5% –, fosse legittimato il voto di protesta, fosse legalizzato l’istituto delle petizioni civili, fosse potenziata e deburocratizzata la figura del Commissario per i diritti umani, fosse adottato un indice di sviluppo per misurare l’efficacia delle politiche giovanili e, ultimo ma assolutamente non meno importante, fosse superata la tradizione dei capi-distretto e dei capi-villaggio nominati direttamente dai governatori delle regioni.

I lavori erano cominciati subitaneamente e sono terminati tra l’inizio e la fine di maggio, quando hanno ottenuto rispettivamente il consenso delle due camere del Parlamento e l’approvazione presidenziale. Il pacchetto di leggi, aperto alla discussione con il pubblico (esperti, attivisti civili e partiti di opposizione) e fortemente voluto sia dalla politica sia dalla società civile, non ha deluso le premesse iniziali:

  • La soglia di sbarramento per entrare nella camera bassa del Parlamento (Majlis) è stata abbassata dal 7% al 5%, dunque, a partire dalle prossime elezioni, che risulteranno maggiormente pluralistiche e competitive, un partito che otterrà il 5% dei suffragi riuscirà ad accedere alla ripartizione dei seggi;
  • La tradizione dei capi-distretto e dei capi-villaggio nominati direttamente dai governatori delle regioni è divenuta ufficialmente un ricordo: la nuova legislazione prevede l’istituzione di un regolare sistema di voto per la loro elezione e introduce dei requisiti obbligatori da soddisfare in sede di candidatura;
  • Il voto di protesta è stato legittimato, con la legalizzazione della pratica della scheda bianca ad ogni livello di competizione elettorale.

Le implicazioni

Il pacchetto di riforme del 25 maggio è il frutto di cinque mesi di dibattito aperto ed inclusivo tra presidenza, opposizione, accademici, attivisti civili ed altre entità impegnate a favorire il dialogo tra politica e società. Non deve sorprendere dunque che, una volta approvato, il pacchetto sia stato annunciato rapidamente sul canale Telegram della presidenza e commentato con tono enfaticamente ammirativo dal mondo accademico.

Le implicazioni, in effetti, saranno profonde: il mondo politico diverrà più pluralistico, la voce dei disaffezionati otterrà ascolto, il processo di democratizzazione riceverà un impulso determinante e il coinvolgimento politico della società civile nelle realtà remote e rurali diventerà più esteso ed incisivo – a quest’ultimo proposito, i legislatori prevedono ricadute estremamente positive in termini di sviluppo sostenibile, riscossione delle tasse, allocazione ottimale delle risorse ed espansione dei diritti politici.

Una vera e propria rivoluzione legale, quella del 25 maggio, avallata dall’alto ed incentivata dal basso, che consentirà alla dirigenza kazaka di restare a contatto con la realtà, ovvero con i bisogni della cittadinanza, e di migliorare l’immagine della nazione a livello internazionale.

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