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Quest’anno ricorre il trentesimo compleanno del Kazakistan indipendente e la dirigenza, proiettata verso la modernizzazione da Kassym-Jomart Tokayev, ha innumerevoli ragioni per celebrare: dai risultati conseguiti in termini di sviluppo umano alla costruzione di una vibrante società civile, dal troneggiamento sull’Asia centrale alla ricalibrazione dell’ordine internazionale eurasiatico in direzione della propria agenda di lungo termine.

I traguardi del trentennale

I traguardi che il Kazakistan sta tagliando da quando ha avuto inizio il 2021, anno del trentennale, sono indicativi degli sforzi che sta compiendo la presidenza Tokayev per accelerare la traslazione in realtà della Visione per il 2030 formulata dal Pater Patriae ed ex presidente Elbasy Nursultan Nazarbayev.

L’anno si è aperto all’insegna della storicità – ovverosia l’abolizione della pena capitale – ed è proseguito nel solco del riformismo che ha connotato la nuova presidenza sin dagli albori: dall’annuncio di un nuovo pacchetto di riforme politiche all’avanzamento del piano di sviluppo strategico per il 2025, passando per il proseguimento dei lavori nell’ambito delle agende per la democratizzazione e la lotta al cambiamento climatico.

Fungono da cornice al quadro, obiettivamente roseo, alcuni rilevanti successi che la nazione kazaka ha conseguito nel primo trimestre dell’anno in una vasta gamma di settori, tra i quali cultura, economia, energia, intrattenimento, investimenti e ricerca scientifica:

  • Il 13 gennaio, registrando il QazCovid-Inil Kazakistan è entrato nell’alveo delle (poche) nazioni con a disposizione un vaccino puramente autarchico contro il Covid19
  • Il 28 dello stesso mese è stato presentato al pubblico quello che potrebbe essere, o meglio che sarà, il prossimo sistema di scrittura della lingua kazaka: un alfabeto in caratteri latini.
  • Il 26 febbraio è stato siglato uno storico accordo con l’Azerbaigian in materia di trasformazione del Mar Caspio in uno spazio di prosperità condivisa.
  • A inizio marzo la Heritage Foundation, fra i più autorevoli think tank degli Stati Uniti, ha pubblicato l’edizione 2021 dell’Indice della libertà economica e ivi riconosciuto gli sforzi della presidenza Tokayev in materia di deburocratizzazione, aiuto alle imprese e miglioramento del clima di investimento. Il Kazakistan, infatti, è risultato 34esimo, su un totale di 180 Paesi, scalando venti posizioni in due anni – nel 2019 figurava in 59esima posizione – e torreggiando sugli attori principali dell’spazio postsovietico, cioè Russia (94esima) e Uzbekistan (114esimo).
  • Il 4, nella regione del Turkestan, è stata posata la prima pietra di una centrale solare targata Eni che contribuirà “a ridurre drammaticamente le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera” e “alla decarbonizzazione del settore energetico kazako”, ossia a permettere alla nazione di accelerare il ritmo della transizione verde e approssimarsi all’obiettivo dell’autosufficienza energetica.
  • Il 14, per la prima volta nella storia, un artista kazako ha vinto un Grammy Award. La notizia, apparentemente scevra di elementi pertinenti alle relazioni internazionali, è, invece, madida di una magniloquenza che parla del processo di trasformazione politica e culturale che sta affrontando il Kazakistan dell’era Tokayev, la cui presenza nel panorama dell’intrattenimento, tanto regionale quanto mondiale, sta aumentando esponenzialmente.

Trent’anni di cambiamenti

I risultati di un trentennio di politiche aquiline, ottimamente implementate, sono tanto visibili quanto tangibili, nonché oggetto del riconoscimento unanime della comunità internazionale. Perché il Kazakistan, oggi, è l’indiscussa centrale elettrica che sta fornendo l’energia necessaria a supportare il boom economico e i processi di integrazione dell’Asia centrale, essendo la colonna portante di Unione Economica EurasiaticaBelt and Road Initiative e Consiglio Turco, e i numeri lo dimostrano irrefutabilmente.

Dati alla mano, invero, il trentesimo compleanno può essere festeggiato nella consapevolezza di aver superato una serie di sfide vitali e aver ottenuto dei titoli riguardevoli:

  • Prima economia degli –stan in termini di dinamismo economico (tasso di disoccupazione al 4,9%) e politico (riformismo e democratizzazione), attrattività (più di 330 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri dal 1991 ad oggi e destinazione di circa il 70% di tutti gli investimenti diretti esteri nella regione) e prodotto interno lordo (aumentato di sedici volte dall’indipendenza ad oggi).
  • Primo –stan ad essere entrato nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in qualità di membro non-permanente (2017-18) e ad aver ottenuto la presidenza dell’OSCE (2010).
  • Ruolo-guida universalmente riconosciuto nella gestione di dossier di prim’ordine quali la non-proliferazione nucleare, il dialogo interreligioso, l’integrazione economica dell’Eurasia e la pace globale (risaltano, a quest’ultimo proposito, la piattaforma di Astana e la ricostruzione dell’Afghanistan).
  • Povertà assoluta virtualmente ridotta a zero nel 2009 e condizioni di vita e di scolarizzazione aumentate sensibilmente grazie alla costruzione di 758 ospedali e 942 scuole dal 1997 al 2014.
  • 25esimo clima d’investimento migliore del pianeta (Banca Mondiale, 2020).
  • Migliore amministrazione pubblica digitalizzata dell’intero spazio postsovietico e tra le più progredite del mondo: 29esimo posto nello UN E-Government Survey del 2020, in aumento rispetto al 39esimo dell’anno precedente.
  • Principale produttore mondiale di uranio, il cui mercato viene dominato da una posizione quasi-monopolistica (nel 2019 ha generato il 43% della produzione uranifera del pianeta).
  • Fermata di ben 11 rotte commerciali transcontinentali che uniscono i mercati europeo, russo e cinese, nonché punto di transito del 70% dell’intero traffico di merci dalla Cina all’Unione Europea.

Il ruolo di donne e piccoli imprenditori

Il raccolto, come menzionato poc’anzi, è il riflesso di una semina intelligente, pianificata avendo come orizzonte temporale il lungo termine, cioè il 2030, e alla quale ha contribuito attivamente l’intera società: dalle donne ai piccoli e medi imprenditori.

Le prime possono essere considerate il vero motore dell’economia kazaka compongono il 43% del personale di piccole e medie imprese e le aziende rosa, ovvero fondate (o guidate) da una donna o ampiamente femminilizzate, danno lavoro stabile e permanente ad oltre un milione di cittadini – e la loro posizione complessiva nel panorama domestico è migliorata sensibilmente nell’ultimo trentennio.

Sono gli indicatori più prestigiosi (e neutri) per la misurazione dell’uguaglianza di genere a suggerire che il Kazakistan sia un Paese per donne: prima nazione a maggioranza musulmana in termini di uguaglianza di genere (Global Gender Gap Index 2020) e posizionamento nell’Indice mondiale sulla disuguaglianza di genere in miglioramento dal 2000 e oramai superiore a diversi membri dell’Unione Europea, tra i quali BulgariaSlovacchia e Ungheria.

Per quanto concerne il ruolo della piccola e media imprenditoria, la cui crescita sta venendo galvanizzata da riforme favorevoli al mercato del lavoro e leveraggio calibrato della finanza islamica, la presidenza anela ad ampliarne la presenza nel tessuto economico nazionale di cinque punti percentuali entro il 2025 – aumentando la loro concentrazione nella realtà imprenditoriale nazionale dall’attuale 30,8% al 35%.

Le sfide oltre l’orizzonte

Il Kazakistan, nell’ultimo trentennio, è stato teatro di una crescita economica quasi ininterrotta, di un aumento eccezionale della propria influenza negli affari regionali (e internazionali) e di un processo di avanzamento sociale che, nel 2021, gode di un ampio riconoscimento a livello mondiale.

L’orizzonte di Nur-Sultan, tuttavia, per quanto chiaramente visibile, presenta anche una costellazione di sfide e missioni piuttosto rilevanti: in primis l’impellenza di accelerare la diversificazione economica, ridimensionando il ruolo giocato dai prodotti energetici nell’export, in secundis l’imperativo di costruire un’economia meno basata sugli investimenti esteri, rendendo la nazione più autosufficiente e mettendola al riparo dalla volatilità e dalla volubilità del mercato internazionale, e in tertiis l’onere-onore di essere chiamato a vigilare costantemente sulle dinamiche sociali e politiche dell’Asia centrale.

Comprendere la portata di queste prove è fondamentale, perché il concretamento definitivo della Visione 2030, nonché la futura preservazione in vista dell’anelo più inoltrato Kazakistan 2050 , dipenderà dal modo in cui la dirigenza nazionale sceglierà di affrontarle.

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