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Il 17 febbraio, Nur-Sultan ha ospitato un importante incontro virtuale al quale hanno partecipato, tra gli altri, il presidente Qasym-Jomart Toqaev e il procuratore generale, riunitisi per discutere dello stato di avanzamento delle riforme e dei maggiori risultati conseguiti nelle sfere della democratizzazione e della giustizia dall’anno scorso ad oggi.

Prosegue l’agenda di democratizzazione

Nella giornata del 17 febbraio ha avuto luogo un importante vertice tra la squadra presidenziale e l’ufficio del Procuratore generale, che ha partecipato da remoto, durante il quale si è discusso dei traguardi tagliati negli ultimi mesi di frenetico riformismo. L’incontro è stato capitanato dal presidente kazako, Qasym-Jomart Toqaev, che ha approfittato dell’occasione per fare il punto della situazione su democratizzazione, avanzamento dei diritti e ottimizzazione della giustizia.

Toqaev ha voluto illustrare ai presenti la tangibilità dei risultati ottenuti nel campo della democratizzazione, soffermandosi sulla nuova legislazione che regolamenta le libertà di riunione pacifica e di associazione. Entrato in vigore a maggio dell’anno scorso, il nuovo sistema di leggi “ha introdotto un sistema di notifiche per l’organizzazione dei cortei in luogo dei permessi che venivano richiesti in precedenza” e grazie al quale “adesso, proteste ed assemblee pacifiche possono svolgersi nelle parti centrali delle grandi città”.

La nuova legislazione, descritta dal presidente kazako come un “passo molto significativo verso la democratizzazione della società”, è stata formulata ed introdotta nell’ambito di una stagione di riformismo multilivello iniziata nelle fasi immediatamente successive al passaggio di scettro tra Nursultan Nazarbaev e Toqaev. A sua volta, questo moto di cambiamento epocale è da inquadrare nel più ampio contesto della visione “Kazakistan 2030” del padre della nazione; una visione di grandezza geopolitica, diversificazione economica, autonomia strategica e modernizzazione socio-politica.

Nel corso della riunione con il Procuratore generale, Toqaev ha dichiarato, anzi ha garantito, che “nessuno sta privando i cittadini delle loro libertà di espressione e di sollevare critiche nei confronti del governo”, aggiungendo che dovrebbe “spiegare questa politica [ndr. la nuova legislazione] non soltanto alla nostra società, ma anche all’estero”.

L’ultima proposizione è la parte più eloquente ed esplicativa dell’intero passaggio: a mezzo di essa, invero, Toqaev ha ribadito e rammentato indirettamente che l’agenda di modernizzazione socio-politica sta venendo concretata (anche) perché il Kazakistan post-Nazarbaev ha lo sguardo saldamente posato su un orizzonte in cui è stato ritagliato dello spazio per una maggiore collaborazione con l’Occidente. In veritas, potenziamento dei diritti civili e politici, dalla libertà di assemblea alla legittimazione del voto di protesta, e la recente abolizione della pena capitale si inquadrano e vanno letti all’interno di questo disegno.

Infografica di Alberto Bellotto

Una giustizia realmente efficiente

Una parte consistente del vertice è stata focalizzata sull’operato dell’ufficio del Procuratore generale durante la pandemia e sull’agenda per la riforma della macchina giudiziaria. Non può esserci reale democratizzazione senza giustizia – una realtà di cui Toqaev è consapevole –, perciò stanno venendo progressivamente introdotte riforme e realizzate nuove procedure burocratiche e investigative tese “ad elevare la fiducia della popolazione nel sistema”.

Il piano di Toqaev per l’edificazione di un sistema giudiziario efficace ed efficiente prevede una maggiore centralità dell’ufficio del Procuratore generale nella gestione delle procedure più importanti, l’ottimizzazione del codice penale attualmente vigente, il potenziamento della cooperazione tra forze dell’ordine e corpi governativi e l’impiego di strumenti utili ad evitare che la legge si trasformi in un fardello oppressivo, specialmente nei confronti degli imprenditori.

Tra le misure più rilevanti che sono state implementate nell’ottica di dar vita ad una giustizia su misura dei cittadini onesti, risalta una moratoria delle ispezioni nelle piccole imprese che nel 2020 ha ridotto i sopralluoghi di cinque volte rispetto all’anno precedente. La moratoria, entrata in vigore a gennaio dell’anno scorso e che dovrebbe permanere sino a gennaio 2023, è stata progettata per combattere la pratica delle ispezioni sul lavoro arbitrarie e per aiutare gli imprenditori oppressi da quei controllori che, in luogo di vigilare, creano un clima di sorveglianza anti-economico. La moratoria, che sta servendo efficacemente lo scopo, prossimamente verrà accompagnata e rafforzata da una legge specifica in materia di sopralluoghi illegali.

Prevenire il crimine

Nel corso del video-vertice sono stati esposti i dati relativi ai reati nell’anno 2020: il tasso di criminalità ha registrato un decremento del 30%, ma Toqaev ha invitato i presenti a non abbassare la guardia perché “gli effetti economici e sociali negativi derivanti dalla pandemia potrebbero provocare un aumento di crimine e delinquenza”. Le autorità, ha proseguito Toqaev, “devono essere preparate a questo [scenario] e devono affrontare con immediatezza ogni tentativo della criminalità di approfittare della situazione difficile nel Paese”.

Nella visione del presidente kazako, la giustizia, per essere realmente efficace ed efficiente, deve essere e presentarsi giusta, equa ed imparziale agli occhi degli onesti, ma deve anche possedere una certa dose di prescienza, ovverosia deve cautelarsi nei confronti del futuro e dotarsi dei mezzi necessari a fronteggiare il crimine in maniera bidimensionale: combattendolo e prevenendolo.

Per questo motivo, Toqaev ha spiegato che “tutti quei fattori che potrebbero stimolare conflitti sociali, inclusi i ritardi nei pagamenti degli stipendi e le riduzioni di personale illegali, dovrebbero essere individuati in tempo e sistemati”, ricordando che, a questo proposito, lo stato ha provveduto al pagamento di arretrati a ventinovemila operai per l’equivalente di sei milioni e 400mila dollari.

Lo stesso ragionamento, secondo il presidente, dovrebbe essere applicato anche al trattamento della criminalità, sviluppando dei sistemi di rivelamento di potenziali reati in grado di impedire ai criminali di concretare le loro opere, come ad esempio le maxi-truffe. Combattere la criminalità prevenendola, uno scenario che ricorderà ai più la trama di Minority Report; con la differenza che il Kazakistan, abituato a raggiungere ogni scopo prefissato, potrebbe davvero trasformare la fantascienza in realtà.