Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE

A meno di imprevisti, che sono sempre possibili, la sedizione pilotata che ha avuto luogo in Kazakistan sembra essere sul viale del tramonto: nelle grandi città è stato ripristinato l’ordine, le infrastrutture strategiche sono protette a mano armata dai soldati dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (OTSC) e i disordini sono stati circoscritti ad alcune aree.

Il bilancio della più grave crisi politico-civile del Kazakistan è pesantissimo – 8000 arrestati, più di 160 morti, oltre 1700 feriti, danni alle proprietà pubbliche e private pari o superiori ai 175 milioni di euro –, ed è il riflesso di due cose: l’impreparazione delle autorità, colte completamente di sorpresa dallo scoppio dei moti, e la meticolosa pianificazione dell’insurrezione, la cui vastità è presumibilmente imputabile al fatto di aver trovato innumerevoli sponsor interni ed esterni.

Lenire e cicatrizzare le ferite apertesi a inizio anno non sarà per nulla facile, perché occorreranno riforme multisettoriali in tempi brevi e di natura realmente incisiva, ma lo spegnimento dell’incendio e l’allontanamento di uno spettro balcanizzazione permetteranno a Kassym-Jomart Tokayev e Vladimir Putin di dormire sonni tranquilli, almeno per un po’, e di concentrare lo sguardo sul da farsi, cioè sull’evitare che nuovi tumulti del genere ricapitino.

Il vertice, di cosa si è discusso

Il primo obiettivo che il Cremlino intende conseguire nel dopo-“Euro-Almaty” è stato delineato con chiarezza nella giornata del 10, in occasione di un vertice virtuale dell’OTSC organizzato allo scopo di fare il punto della situazione: evitare nuove rivoluzioni colorate nella russosfera. Perché di tentativo di rivoluzione colorata si è trattato, secondo i membri dell’OTSC.



Gli interventi più importanti della video-riunione dell’OTSC sono stati indubbiamente quelli di Tokayev e Putin. I punti-chiave del discorso del presidente kazako sono stati i seguenti:

  • La sedizione sarebbe stata preparata per molto tempo.
  • Gli organizzatori avrebbero avuto come ambizione la cattura dell’ex capitale Almaty, la cui localizzazione geostrategica avrebbe permesso loro di prendere il controllo del Kazakistan meridionale.
  • Sarebbe esistito un piano per consumare un attacco su larga scala contro Nur-Sultan.
  • La presidenza considera quanto accaduto una “guerra terroristica contro il Kazakistan”.

Il capo del Cremlino, diversamente e prevedibilmente, si è rivolto ad un pubblico differente – quello internazionale –, prendendo la parola per promuovere l’OTSC e inviare un monito ai registi del golpe fallito:

  • Il dispiegamento rapido e massiccio delle forze di mantenimento della pace ha (di)mostrato che l’OTSC è tanto utile quanto efficace nel gestire crisi di una certa gravità – un messaggio avente quali destinatari l’Uzbekistan e tutti quei Paesi interessati all’adesione all’alleanza.
  • In Kazakistan avrebbero operato dei “gruppi di militanti ben organizzati”, alcuni dei quali “apparentemente addestrati in campi per terroristi all’estero”.
  • Chiunque sia stato ad orchestrare il tentativo di rovesciamento avrebbe organizzato “tecnologie di Maidan”.

Euro-Almaty, un punto di svolta

Potrebbe non essere una coincidenza che Euro-Almaty sia scoppiata alla vigilia dei colloqui ginevrini tra Stati Uniti e Russia su sicurezza, stabilità strategica e Nato. Probabilmente, non lo è. Così come coincidenza non fu l’escalazione tra Ucraina orientale e Mar Nero dello scorso aprile, scoppiata in prossimità della bilaterale Putin-Biden.

Kazakistan come Donbass: teatri di crisi dalle dimensioni preoccupanti eppure risolvibili in qualche giorno, al massimo qualche settimana, dove l’aumento controllato della tensione può tornare utile in sede negoziale a colui che sa farne utilizzazione. Rischio calcolato plasmato dalla psicologia del cane applicata alle relazioni internazionali: azzardato ma, molto spesso, efficace.

Diversamente da Putin, però, che per mezzo di quell’ammassamento ottenne l’ammansimento di Volodymyr Zelensky e la stabilizzazione del Mar Nero, Joe Biden non otterrà molto dall’incediamento del Kazakistan. Al contrario, l’Occidente rischia di perdere i progressi conseguiti nella pivotale terra kazaka dal dopo-Nazarbaev ad oggi, avendo de facto consegnato Tokayev a Putin, svelato tutte le proprie quinte colonne in loco e impensierito un’intera regione, l’Asia centrale postsovietica, che pullula di autocrazie illuminate le cui gerarchie hanno soltanto due fobie: terrorismo e cambi di regime. Due fobie per le quali Putin, dall’Euro-Almaty in avanti, potrà dire di avere la soluzione: rafforzamento del sodalizio con la Federazione russa e adesione a quel salvavita rispondente al nome di OTSC.