Che lo Stato dello Jammu-Kashmir abbia sin dal 1947 avuto ben poco a che spartire con l’India è un dato appurato. Posto ai confini del Paese, sul confine con il Pakistan e con la Cina, ha goduto sin dalla sua istituzione all’interno dell’ordinamento indiano di particolari forme di autonomia. Tutto questo, sino all’inizio di agosto, quando le autorità di New Delhi hanno revocato i poteri speciali, arrivando persino a separare la regione dello Jammu dalla regione del Kashmir.

India, Pakistan e Cina: una poltrona per tre

La più estesa regione geografica che prende il nome di Kashmir è attualmente divisa tra India, Pakistan e Cina. Data la ricchezza di materie prime della regione (una delle quali l’omonima lana molto apprezzata dal settore tessile) essa è stata contesa varie volte nell’ultimo secolo ed è la principale causa delle tensioni che da anni dividono New Delhi da Islamabad. Si potrebbe quasi sostenere che i problemi degli enormi costi militari dei due paesi derivino proprio dal Kashmir.

Mentre le parti della regione controllate dal Pakistan e della Cina sono negli ultimi anni sotto controllo, il lato indiano ha avuto un’escalation di disordini dovuti alla volontà e poi all’atto di revocare le autonomie concesse da oltre settant’anni allo Stato appartenente alla Repubblica dell’India.

Le principali proteste sono arrivate soprattutto dalla popolazione di fede musulmana che non ha preso di buon grado la scelta del Governo. Gli scontri si sono manifestati in tutte le più grandi città e principalmente nella provincia del Ladakh, dove, nonostante i tentativi di mediazione della popolazione buddhista favorevole alla separazione tra Jammu e Kashmir, il malumore non è stato sedato, dando luogo a scontri tra manifestanti e forze armate.

Jammu: dove fidarsi degli indù è più difficile

La città di Jammu è il simbolo dei disordini della regione. Simbolo dell’odio religioso che ha portato alla storica divisione tra India e Pakistan, oggi è abitata da una minoranza musulmana che non raggiunge il 10% della popolazione, vivendo in una condizione di auto-isolamento. Fin tanto che nello Stato dello Jammu-Kashmir erano in vigore le disposizioni speciali che garantivano l’autonomia, il legame con i palazzi governativi di New Delhi erano sentiti come meno stretti. Con l’escalation delle tensioni e con la revoca del regime speciale, nonché con la separazione forzata, i fatti si sono succeduti più velocemente del previsto. Sono previsti infatti forti ondate migratorie della popolazione musulmana verso il vicino Pakistan, in qualità di rifugiati, mentre ad oggi si assistono a scontri e proteste in tutta l’area.

Critiche agli organi internazionali

Pesanti critiche sono state mosse anche dalle autorità locali sull’appoggio dell’Unione Europea e degli Stati Uniti alla scelta dell’India, alludendo al fatto che fossero espressione soprattutto dei partiti nazionalisti. Allusione in sé abbastanza paradossale, in quanto una delle basi della contestazione è legata alla possibilità dei cittadini indiani di comprare proprietà nei territori, negata per legge dello Jammu-Kashmir sino al 5 agosto scorso, quando sono state revocate le autonomie concesse al governo locale. Simbolica però per quanto riguarda l’immagine da mostrare a livello internazionale: un popolo derubato della sua terra, che presto o tardi si ritroverà, profugo, a dover emigrare in altri Paesi.

Ridai il sorriso ai sopravvissuti agli islamisti
DONA ORA