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Colpo di scena in Cecenia: Ramzan Kadyrov ha annunciato che intende prendersi una pausa “indefinita e lunga” dal suo incarico. In un video postato su Telegram, ha affermato di essersi “reso conto di essere rimasto seduto per molto tempo” a occupare la sua posizione di potere e che “sia giunto il momento” di lasciare. Nel video, pubblicato il 3 settembre scorso, Kadyrov sorride sornione nella sua uniforme e nel messaggio -palesemente letto- di appena 1.38 minuti chiosa: “Amici, oggi ho appreso che io, a quanto pare, sono un “fegato lungo” tra gli attuali capi delle entità costituenti della Federazione Russa. Io stesso ho notato che mi sono seduto troppo a lungo. Penso di aver pienamente meritato una vacanza indefinita e lunga. Spero che mi sosterrete e capirete”. Il messaggio video, accompagnato da poche righe, è stato immediatamente ripreso dall’agenzia russa Tass.

Il mistero sulla “pausa” e le ipotesi sul campo

Kadyrov governa la Repubblica di Cecenia, parte della Federazione Russa, dal marzo 2007. Vladimir Putin gli ha lasciato mano libera in Cecenia in cambio di un sostegno indiscusso nel teatro internazionale: prima in Siria, poi in Ucraina, fin dai primi giorni della guerra, dove ha inviato almeno 10mila uomini al fronte: si tratta delle sue truppe personali, soldati a lui devoti anima e corpo al punto da ereditare il soprannome di “Kadyrovsky”.

Lo stile, il tono, il tema dell’ultimo messaggio non sembrano affatto appartenere al famigerato “macellaio di Groszny”. Secondo numerosi analisti, tuttavia, Kadyrov già in passato aveva evocato un possibile passo indietro come leader della Cecenia per poi rimanere al suo posto. Di solito queste affermazioni arrivano quando si vuole ottenere qualcosa- in questo caso da Putin- o almeno un’espressione pubblica di sostegno, un gesto di gratitudine epocale. Secondo altri analisti, la tempistica di questa dichiarazione è quantomeno insolita. Se quello che Kadyrov ha dichiarato risultasse vero e si ritirasse volontariamente, si tratterebbe di una mossa senza precedenti.

Dal rilascio del messaggio, la vicenda ha assunto contorni davvero fumosi. A chiusura del suo comunicato, infatti, Kadyrov ha aggiunto una frase alquanto sibillina: “Penso che sia venuta la mia ora prima che gli altri mi caccino via”. Chi possano essere questi altri, è difficile dirlo: i Ceceni? Difficile. Il Cremlino? Forse. Intanto da Mosca, poco dopo le dichiarazioni del leader ceceno è arrivata una sorta di smentita o, quantomeno, una presa di posizione attraverso il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov: “Non abbiamo ancora ricevuto una comunicazione ufficiale, continua a guidare la Cecenia. Il presidente Putin ha visto i resoconti sulle possibili dimissioni di Kadyrov, ma non si è ancora concretizzato nulla in alcun modo”. A riferirlo, Interfax.

Questo freddo botta e risposta, che sbugiarda una grave assenza di comunicazione (e forse di armonia) tra fedelissimi di vecchia data, lascia sul tavolo almeno tre ipotesi e, dunque, tre scenari differenti: Kadyrov avrebbe “deluso” le aspettative di Putin in Ucraina, dopo le promesse di un’azione incisiva e definitiva sul teatro di guerra in Ucraina; una posizione di primo piano all’interno della Guardia nazionale russa (lo riferisce il portale Meduza, citando proprie fonti all’interno dell’amministrazione presidenziale; timori fondati per la propria incolumità: del resto, in più frasi il leader ha evocato il concetto dell’andar via “prima di essere mandato via dagli altri”.

I precedenti

Alla fine del febbraio del 2016 Kadyrov aveva già promesso di dimettersi alla scadenza del suo mandato ad aprile, una mossa inaspettata e improbabile che gli analisti hanno respinto come un tentativo di persuadere la leadership russa a riconfermarlo. “Sto dicendo che il mio tempo è passato”, aveva dichiarato in un’intervista trasmessa alla NTV, passeggiando per i giardini del suo palazzo in Cecenia. “Abbiamo moltissimi successori nella squadra; ci sono ottimi specialisti. Questo è il picco per Kadyrov”. L’annuncio giunse esattamente un anno dopo l’assassinio del leader dell’opposizione russa Boris Nemcov. All’epoca dei fatti le ultime dichiarazioni di Kadyrov sembrarono avere lo scopo di compensare le pressioni dei media esercitate sul Cremlino per nominarlo capo ad interim. Kadyrov, in quella fase, aveva potenziato i tentativi di presentarsi come il cane da attacco di Putin, definendo l’opposizione liberale “nemici del popolo”. Sebbene le possibilità che Kadyrov lasciasse la guida della Cecenia già allora, era probabile già da allora che il Cremlino avesse una “varieta’ di altre possibilità” su chi potrebbe guidare la repubblica.

Nel 2016, Kadyrov temeva che il flusso di denaro federale verso la Cecenia potesse essere ridotto. Mosca era apertamente impegnata a sviluppare la penisola di Crimea appena annessa, e doveva anche spendere di nascosto non solo per combattere la sua guerra per procura non dichiarata nel sud-est dell’Ucraina, ma anche per sostenere l’economia collassata della regione. Nel frattempo, Mosca e San Pietroburgo si aspettavano la loro priorità abituale e regioni donatrici nette come Tatarstan e Yakutia stavano iniziando ad agitarsi per una quota maggiore del bilancio nazionale. La sua minaccia di dimettersi ebbe il suo effetto: Mosca ritenne di non avere alternative praticabili in Cecenia e capitolò a suon di rubli.

Nel novembre del 2017, un nuovo annuncio di dimissioni, delle quali Kadyrov parla come di un “sogno”. Un po’ difficile credere che a 41 anni lo spietato leader ceceno potesse rinunciare al suo feudo personale. Anche allora l’ipotesi più accreditata fu che Kadyrov stesse chiedendo qualcosa. Intervistato sul canale televisivo statale Russia-1 il 26 novembre, Kadyrov sostenne che “c’è stato un tempo in cui persone come me erano necessarie per combattere, per stabilire l’ordine”, ma “ora abbiamo ordine”.

Anche quella volta, nemmeno a dirlo, non si dimise.

Messaggi contraddittori e le accuse internazionali

A complicare l’analisi della vicenda, un nuovo messaggio di Kadyrov, comparso sul suo canale Telegram il 4 settembre, nel quale ha affermato che il distaccamento delle forze speciali cecene ‘Akhmat’ e il secondo corpo della Repubblica popolare di Lugansk hanno lanciato un’offensiva su larga scala nella Repubblica popolare di Donetsk. “I nostri combattenti – ha detto Kadyrov secondo quanto riportato da Ria Novosti – stanno avanzando attivamente in direzione di Soledar, Yakovlevka, Seversk. La pausa che è stata sostenuta per scopi tattici ultimamente si è pienamente giustificata. Non svelerò tutti i segreti, ma grazie al piano che abbiamo sviluppato, il nemico ha rivelato tutte le sue posizioni”, afferma nel videomessaggio. E aggiunge: “Il mio caro FRATELLO, Eroe della Russia, comandante delle forze speciali “Akhmat” Apty Alaudinov, riferisce dalla scena che i nazisti stanno già subendo enormi perdite sia in termini di manodopera che di equipaggiamento”.

La fama da criminale internazionale di Kadyrov precedeva il conflitto in corso. Da febbraio in poi, il Servizio di sicurezza di Kiev ha annunciato di aver raccolto “prove inequivocabili di crimini di guerra” da parte del capo ceceno e da due dei suoi subordinati: Daniil Martynov, vice capo del Servizio della Guardia Federale della Cecenia, e Khusein Mezhidov, un comandante nel Servizio della Guardia Federale. Secondo la SBU, Kadyrov ha guidato personalmente lo sviluppo e la pianificazione di alcune operazioni militari di alcune unità cecene a febbraio e marzo 2022. Gli investigatori sospettano che Kadyrov abbia preparato e scatenato una guerra di aggressione, commesso atti per cambiare i confini dell’Ucraina e giustificato l’aggressione militare russa contro l’Ucraina. Martynov e Mezhidov sono accusati di aver violato le leggi e gli usi di guerra.

Il cane d’attacco odiato a Mosca

Kadyrov, contrariamente a quanto si possa pensare, è  disprezzato da molti all’interno dell’élite russa, compresi i capi della maggior parte degli apparati di sicurezza. I suoi eccessi e la sua ruvidità creano imbarazzo e malumori da anni. L’ex ribelle, che ha cambiato schieramento per combattere per la Russia durante la seconda guerra cecena del 1999-2009, ha creato un’indipendenza de facto al di là dei sogni di molti ribelli. Le forze di sicurezza locali – i cosiddetti “Kadyrovtsy” – possono indossare uniformi russe, ma giurano fedeltà a Kadyrov stesso, santone di Cecenia. Sceglie e sceglie tutti i funzionari locali. Cementa la fedeltà a suo di Islam radicale. E, soprattutto, fa pagare i suoi conti a Mosca: i sussidi federali, infatti, rappresentano oltre l’80% del bilancio della Cecenia.

Tuttavia, a Mosca, il pensiero di un’altra guerra cecena fa terrore perciò Kadyrov viene tollerato. La convinzione comune è che, data la misura in cui tutte le strutture di potere cecene sono state colonizzate da persone imparentate o legate a Kadyrov, la sua uscita di scena destabilizzerebbe la Cecenia. Ciò che destabilizzerebbe probabilmente anche l’intera regione del Caucaso settentrionale, dove la corruzione, la cattiva amministrazione e le difficoltà economiche stanno creando una seria sfida ai terroristi e ai ribelli. Un rapporto riservato della Guardia Nazionale ha suggerito che in tal caso, dovrebbero essere schierati circa 100.000 guardie nazionali e altri 50.000 soldati dell’esercito regolare.

Kadyrov lo sa bene e agita le sue dimissioni come uno spauracchio ogni volta che deve riscuotere crediti da Putin.

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