Chi arriva dall’aeroporto e si dirige verso il centro, trova una Kabul diversa: molti cantieri avviati, nuove strade asfaltate, diversi operai al lavoro. É il nuovo volto non solo della capitale afghana ma anche dell’emirato talebano. Gli studenti coranici, tornati al potere nel 2021, sembrano voler dare un aspetto diverso sia alla città più rappresentativa del Paese che al loro stesso movimento. Non più e non soltanto miliziani deputati alla “disciplina morale” e a una rigida applicazione delle dottrine coraniche, ma anche amministratori che provano a seguire una linea politica sulla gestione di Kabul e delle altre principali città.
La vecchia Kabul lascia spazio alle nuove strade
Buona parte dei progetti urbanistici portati avanti dai talebani riguarda la costruzione di nuove strade. Non è un caso: l’esigenza di nuovi assi viari a Kabul precede di gran lunga il ritorno del movimento islamista al potere. Dopo la guerra del 2001 e l’instaurazione della nuova Repubblica afghana, la città ha assistito a una crescita imponente della popolazione: si è passato dal milione di abitanti di inizio secolo agli attuali oltre quattro milioni. Durante le amministrazioni di Karzai e Ghani sono stati finanziati i primi progetti riguardanti la costruzione di un anello tangenziale e di nuove arterie, soprattutto nei quartieri Nord e nelle aree limitrofe all’aeroporto.
Ma ora con i talebani i progetti hanno subito una drastica accelerazione. Secondo l’amministrazione talebana di Kabul, l’unico modo per decongestionare il traffico e risolvere i problemi legati al sovrappopolamento della città, è creare ovunque nuove strade e più larghe. Lì dove in precedenza vi era un asse viario più stretto o non asfaltato, arrivano le ruspe per buttare a terra case e abitazioni e far passare una nuova strada. C’è anche un canale YouTube della municipalità di Kabul in cui vengono pubblicati video dove, con turbante in testa e con le tuniche tradizionali, gli amministratori supervisionano i nuovi cantieri. Se ne contano, stando ai dati forniti dall’amministrazione della capitale, almeno 80. Un numero che, così come sottolineato in un reportage di France24, rappresenta la metà di tutti i cantieri edilizi aperti a Kabul.
Chi paga?
Una delle opere completate e vantate dai talebani è la Darulaman Road. Si tratta di una lingua d’asfalto dritta e a doppia carreggiata che collega velocemente l’estrema periferia meridionale di Kabul con il centro. Ai suoi lati emergono alcuni moderni edifici costruiti lo scorso decennio, ma anche scheletri di vecchie abitazioni tirate giù per lasciare spazio alla strada. Ed è qui che emerge un effetto non molto positivo per la popolazione, specialmente quella appartenente a classi meno agiate o alle minoranze tagike e hazara. Le case sventrate da un giorno all’altro per far avanzare i nuovi cantieri stradali appartengono il più delle volte a gente povera o già emarginata. Si calcola come almeno seimila persone a Kabul, soltanto nell’ultimo anno, siano rimaste senza un tetto sopra la testo a causa dei lavori.
Il Governo ha promesso indennizzi che spesso non bastano per comprare nuove case. I talebani però tirano dritto esattamente come le nuove strade: se la città ha bisogno di arterie più larghe, secondo questa visione, le case devono essere buttate giù. Dal canto loro poi, come emerso nel report di France24, gli amministratori talebani sottolineano di aver demolito quasi sempre case abusive costruite senza permesso su terreni del governo.
Ad ogni modo, la costruzione di nuove strade non è detto che risolva i problemi. Anzi, da tempo l’orientamento internazionale è vocato alla creazione di reti di trasporti pubblico e alla condanna dell’allargamento delle strade, viste come causa di ulteriore traffico. Ma per i talebani poter vantare nuove lingue di asfalto è anche un modo per provare a rifarsi l’immagine, viste le nuove recenti norme discriminatorie verso le donne e le minoranze. Sorge quindi una domanda: chi sta pagando i nuovi progetti? In diversi video, gli amministratori ringraziano gli Emirati Arabi Uniti. In altri, si notano operai con scritte in cinese nelle pettorine da cantiere. I soldi, comunque la si veda, arrivano dall’estero.