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Si chiama Cynthia Aboujaboude, ha 28 anni e lavora come art director. È stata lei la prima a comprendere la forza mediatica del volto del Joker di Joaquin Phoenix e a portarlo nelle strade di Beirut per sostenere le proteste contro il governo del premier Saad Hariri. In un’intervista esclusiva a InsideOver, Cynthia racconta cosa l’ha spinta a trasformarsi nel pagliaccio carico di sofferenza e dolore e, soprattutto, a scendere in piazza: “Ne abbiamo abbastanza della corruzione, io e gli altri chiediamo più giustizia e un Paese migliore, un Paese senza più ruberie. Chiediamo un futuro indipendente e migliore”.

Ma come è nata l’idea di dipingersi il volto come Joker? “Ho scelto di indossare il trucco del Joker durante la protesta perché mi sembrava giusto. Indossare la maschera di Joker mi ha permesso di esprimere i miei sentimenti senza dover parlare con nessuno. Siamo feriti e semplicemente delusi. Credo che ciò che è più evidente e che ci lega di più con il personaggio del Joker è la sua prospettiva di vita. Ora la vita ti insegna solo a mentire e a imbrogliare se vuoi sopravvivere. Non hai altra scelta. E questa non è la vita che né io o né gli altri desideriamo”.

Già, perché le proteste libanesi non sono state mosse solamente da un gruppo politico o religioso ma sono state, almeno all’inizio, trasversali. Anche molti sostenitori di Hezbollah sono scesi in piazza per protestare contro l’esecutivo di Hariri, fino a quando il leader del Partito di Dio, Hassan Nasrallah, ha messo in guardia il movimento e tutto il Paese, accusando gli Stati Uniti di fomentare le rivolte: “È facile dire che ci sono gli Stati Uniti dietro qualsiasi cosa e che altri Paesi sono coinvolti”, ci dice però Cynthia, che prosegue: “Il nostro problema è solamente nei confronti dei nostri politici e di come stanno trattando il nostro Paese”.

Eppure queste proteste un loro effetto lo hanno sortito, ma siamo solo all’inizio: “Il passo successivo saranno nuove dimissioni, devono cadere tutti. Chiediamo la libertà di votare per chiunque reputiamo essere adatto a ricoprire queste cariche”. Anche in Siria era iniziato tutto con delle proteste, poi sfociate in una sanguinosa guerra civile costata la vita ad almeno mezzo milione di persone. Ma il caso libanese è diverso, ci spiega Cynthia: “Sono due situazioni diverse. Le persone in Libano si stanno rendendo conto che questa non è una guerra e non lo è veramente. Stiamo protestando pacificamente e continueremo a farlo fino a che i politici non metteranno di mettersi di traverso sul nostro futuro”.

Ma com’è questo futuro che Cynthia e i manifestanti sognano? “Spero nella pace e nella prosperità per il mio Paese. Un futuro migliore per me. Spero che i miei amici, la mia famiglia e tutti i libanesi possano vivere la vita che si meritano”. Ma come si possa arrivare a questo è ancora difficile da dire…

© Foto di copertina: Alain el Khoury