Nella vittoria elettorale di¬†Boris Johnson¬†e dei¬†Conservatori alle¬†recenti elezioni britanniche √® insita una notevole lezione di pragmatismo.¬†Get Brexit done:¬†nonostante una campagna elettorale combattuta su programmi, temi sociali e questioni economiche la differenza abissale tra i Tory e i laburisti di¬†Jeremy Corbyn¬†√® misurabile nella convinzione con cui i primi hanno convintamente affermato, con tre semplici parole, l’intento di concludere il percorso iniziato col referendum sul 2016.

Mentre i laburisti tergiversavano, Johnson ha tirato dritto. Battendo il Regno Unito da Nord a Sud, visitando i distretti economicamente e socialmente pi√Ļ in difficolt√†, conscio che in un sistema che conosce elementi crescenti di polarizzazione tra voto cittadino e voto rurale la differenza decisiva sarebbe stata fatta dalla conquista di quei distretti operai, minerari e industriali storicamente laburisti che hanno votato a maggioranza la¬†Brexit¬†e non hanno trovato un referente concreto nel nuovo Labour di Corbyn.

Nel nord dell’Inghilterra, alla fine dei conti, il¬†muro rosso¬†dei laburisti √® franato. Travolto dalla marea blu dei conservatori, dall’abilit√† strategica di Boris Johnson. Le prime avvisaglie sono arrivate all’inizio dello spoglio, quando i Tory hanno avuto la notizia dell’avvenuta vittoria nel¬†collegio settentrionale di Blyth Valley, ex centro minerario e roccaforte laburista dal 1950, in cui il conservatore¬†Ian Levy,¬†con il 42,6% dei consensi, ha sottratto il seggio alla favorita laburista Susan Dungworth, fermatasi al 40,9%.

E sarebbe stato solo l’inizio. Nel Nord-Est del Paese i Tory hanno trionfato anche nella¬†constituency¬†storicamente occupata dall’ex premier¬†Tony Blair, Sedgefield, che mancava al loro partito dal 1931. Ancor pi√Ļ clamoroso il contemporaneo successo nella corsa al contiguo seggio di¬†Bishop Auckland, che non era mai stato vinto dai conservatori dalla sua istituzione nel 1885. La piccola cittadina ha conosciuto negli scorsi decenni un declino simile a quelli di altre citt√† pi√Ļ o meno grandi dell’ex cintura industriale divenuta roccaforte laburist. Bishop-Auckland, che nel 2016 vot√≤ compatta a favore del¬†Leave¬†(61%), √® stata tra le citt√† che hanno ricevuto i consistenti stanziamenti da¬†175 milioni di sterline¬†con cui Johnson e il suo governo hanno avviato programmi di riqualificazione urbana in queste zone a lungo depresse. Fiducia ripagata con la vittoria della conservatrice¬†Dehanna Devis¬†nel collegio uninominale con la maggioranza assoluta dei consensi (oltre il 53,7%).

Spingendosi poi pi√Ļ a sud nello¬†Yorkshire¬†e nelle¬†Midlands¬†la musica non cambia:¬†Get Brexit done, Get Brexit done, Get Brexit done. Il muro rosso si sgretola. Confrontando le mappe elettorali odierne con quelle delle elezioni di due anni fa la maggiore omogeneit√† della maggioranza conservatrice appare lampante e significativa. Il binomio tra¬†collasso del sostegno ai laburisti¬†nelle aree industriali ed operai e la scommessa di larga parte dell’elettorato su Boris Johnson come uomo capace di portare a termine la Brexit ha prodotto il risultato oltre ogni aspettativa del 12 dicembre.

Ora per i conservatori verr√† la sfida pi√Ļ difficile: rispondere alle istanze politiche, economiche e sociali di queste comunit√† con un governo che sappia migliorare servizi e finanziamenti verso le roccaforti della Brexit. Ne sar√† Boris Johnson capace? L’agenda conservatrice parla di importanti investimenti in infrastrutture e servizi sanitari, ma fondamentale sar√† la capacit√† di trasformare, nuovamente, il Regno Unito in un importante¬†produttore industriale. Se cos√¨ sar√†, il radicamento Tory nelle storiche roccaforti laburiste sar√† una conseguenza inevitabile.





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