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Il Regno Unito non vuole cedere sulla questione nordirlandese. Il primo ministro Boris Johnson, che ospita i leader del G-7 in Cornovaglia, ha fatto intendere che da parte del suo governo non ci sarà alcun tipo di compromesso sugli accordi per l’Irlanda del Nord. E ha avvertito l’Unione europea di essere pronto a fare “qualsiasi cosa” per far capire il messaggio a Bruxelles.

La scelta delle parole di Johnson, quel “whatever it takes” tanto caro a Mario Draghi e all’Unione europea, ha il sapore della beffa ma anche della presa di coscienza. Londra non sembra essere sazia dell’accordo sulla Brexit per quanto riguarda l’Irlanda del Nord. E la scelta delle parole di Johnson evoca un avvertimento molto chiaro nei confronti degli altri leader europei. Il Regno Unito non ha mai ceduto nemmeno di fronte all’enorme pressione dell’Ue per evitare che la Brexit prendesse definitivamente il via. E ora sembra intenzionata a non cedere su un punto che solo apparentemente sembra di poco conto, ma che in realtà rappresenta un elemento imprescindibile dell’agenda di Londra. Come aveva mostrato anche sul fronte della pesca, quando per sfidare le mosse dei pescatori francesi, Johnson aveva optato per schierare direttamente la Royal Navy a tutela del settore ittico.

Per Johnson non è un semplice accordo doganale, ma qualcosa che ha a che fare con la stessa integrità del Regno Unito. Probabilmente è un problema anche di natura politica e propagandistica, visto che l’aumento dei contagi e lo slittamento delle aperture post-lockdown rischia di minare la fiducia che il premier era riuscito a guadagnarsi in questi mesi. Ma di certo esiste anche un problema di fondo, che è nella stessa natura “conservative” del suo governo: per quanto riguarda gli accordi sull’Irlanda del Nord, l’esecutivo non ritiene che sia possibile arrivare a una soluzione intermedia che possa anche lontanamente fare intendere uno status diverso da quello del territorio britannico.

Il premier, sotto questo profilo, è stato chiarissimo. Parlando da Carbis Bay, dove è ospitato il vertice dei leader del G7 (cui si uniscono anche altri capi di Stato e governo e i vertici dell’Unione europea), Johnson ha parlato di “molti fraintendimenti nell’Ue sulla situazione in Irlanda del Nord, l’equilibrio dell’Accordo sul Venerdì Santo e il processo di pace”. Il primo ministro ha detto di essere stato “gentile nel far capire cosa significhi”, ma che se non riusciranno a ottenere “soluzioni pragmatiche”, il “primo dovere” del suo governo sarà quello di “mantenere l’integrità territoriale del Regno Unito, ed è quello che faremo, a qualsiasi costo”. Johnson ha detto che se non sarà raggiunto un compromesso entro il 30 giugno, il suo governo potrebbe decidere di invocare l’articolo 16 del protocollo, disapplicando gli accordi. Lo stesso articolo – ha ricordato il primo ministro – invocato dall’Ue quando si è trattato di sospendere i trasferimenti dei vaccini dall’Europa al Regno Unito.

Come spiegato da Agi, fonti Ue hanno riferito che Charles Michel e Ursula von der Leyen hanno invitato il capo del governo britannico ad “attenuare la retorica” sull’Irlanda del Nord e a “cercare attivamente le soluzioni che sono nel Protocollo”. Ma anche se i toni sembrano meno duri rispetto a quelli previsti alla vigilia del vertice, la cosiddetta “guerra delle salsicce” – che riguarda appunto i controlli su alcuni tipi di merce, a partire dalla carne surgelata, che arrivano in Irlanda del Nord dalla Gran Bretagna – non sembra essere una partita semplicissima. Emmanuel Macron ha chiesto a Bojo di rispettare la parola data, ma Londra continua a ribadire che non può esserci da parte dell’Ue una posizione così ostinata senza tenere conto dei danni alle aziende britanniche e al rischio di destabilizzare la già delicata questione nordirlandese. Un tema caro anche a Joe Biden, che nell’incontro con il premier ha voluto ribadire la necessità di rispettare gli Accordi del Venerdì Santo e di evitare dispute che possano mettere a repentaglio la stabilità di Belfast e dintorni.