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Istrionico, naif e in grado di attrarre l’attenzione per motivi extra-politici: Boris Johnsondopo le dimissioni da leader del Partito Conservatoresembra essersi messo al centro della scena britannica più per ricordare alla sua popolazione la sua natura di figura sui generis, capace di sparigliare e, tutto sommato, estranea ai rituali tradizionali della dialettica del sempre più incerto bipolarismo britannico.

Johnson ha sparigliato, ha cambiato gli assi della politica andando oltre la faglia destra-sinistra, ha aperto al tema del dualismo tra apertura all’Europa e Global Britain, ha ridato fiato alle trombe euroscettiche dei Tory, ha perfezionato la Brexit dopo aver portato, da etoniano trasformatosi in working class hero, il suo partito a sfondare il Muro Rosso dei Laburisti nel Nord dell’Inghilterra. Ha unito, nei tempi, miseria e nobiltà: l’ex ministro degli Esteri divenuto premier che postava orgolgioso le foto degli operai coi cartelli “Boris We Love You!” è diventato l’uomo caduto per la somma di piccoli scandali partiti dalla scarsa corrispondenza con le regole anti-Covid che nel maggio 2020 hanno portato al Partygate; il fautore del “nuovo impero romano” e della Global Britain si è visto affossato per i palpeggiamenti di Chris Pincher, suo fedelissimo.

Da interprete di un’Inghilterra, a suo modo, vecchio stampo Johnson non è parso scomporsi eccessivamente mentre il Paese arrivava a assistere alla quarta crisi di governo in sei anni. Anzi, ne ha approfittato per mostrarsi con quel volto genuino e di discontinuità rispetto all’immagine tipicamente algida dei politici britannici che hanno contribuito alla sua popolarità.

Nei giorni scorsi, ad esempio, è apparso un video-selfie di Johnson direttamente dalla cabina di pilotaggio di un Eurofighter Typhoon. A Johnson è stata data una dimostrazione di un caccia Typhoon dai piloti e dagli equipaggi aerei alla base della Raf (Royal Air Force) del Lincolnshire, sita a Coningsby. In visita per dare un’occhiata alle due stazioni di allerta rapida della Raf che proteggono lo spazio aereo del Regno Unito, Johnson ha detto che quando l’allora Wing Commander Paul Hansen gli ha chiesto: “Vuoi provare?”, ha risposto dicendo: “Sei sicuro? Mi sembra molto costoso. Penso che ne abbiamo solo 148 e costano 75 milioni di sterline a pezzo”. La replica: “Non preoccuparti, non puoi romperlo. Quindi ho pensato: Oh beh, ultime parole famose”.

Oltre a questa istrionica mossa, suo personale tributo alle forze armate Johnson ha utilizzato il canale ufficiale del Premier britannico per lanciare un messaggio “unitario” via Twitter: augurare un felice festeggiamento di Eid Mubarak ai musulmani del Regno Unito. Una manovra che va in discontinuità con chi identifica BoJo e la Brexit con una sorta di visione reazionaria, chiusa se non addirittura razzista e che è stata smentita dalla forte diversità interna all’esecutivo di un premier che, peraltro, da sindaco di Londra ha in passato promosso

Ma il vero colpo di teatro si è avuto nella giornata del 20 luglio: Johnson, dimissionario tanto da leader Tory quanto da premier britannico, ha tenuto il suo ultimo discorso a Westmeinster per fare una sorta di sunto della sua esperienza triennale alla guida di Downing Street. Nel suo ultimo question time di fronte a maggioranza e opposizione laburista, Johnson ha parlato con un tono disteso e in un’atmosfera tutt’altro che conflittuale, parlando idealmente al suo erede in casa conservatrice: “Stai vicino agli americani, sostieni gli ucraini, sostieni la libertà e la democrazia ovunque […] e ricorda più di ogni cosa che non è Twitter che conta, ma le persone che ci hanno mandato qui”. Da lì, poi, la chiusura: Johnson ha finito il suo discorso citando Arnold Schwarzanegger nel film Terminator 2 e chiudendo con un iconico “Hasta la Vista, Baby!”.

Saranno con ogni probabilità queste le ultime parole con cui Johnson avrà parlato nel tempio della democrazia britannica da capo del governo. E si tratta di un’uscita di scena nello stile di chi, da sindaco di Londra e giornalista, si divideva tra la scrittura di una biografia di Winston Churchill e una comparsata a Top Gear. E si prepara al ritorno in scena da protagonista dell’opinione pubblica nel suo stile: anticonformista e da battitore libero.

L’obiettivo è promuovere anche il personaggio di “Billion Dollar Boris”, come lo ha chiamato il Daily Mail, dato che dopo l’uscita da Downing Street BoJo potrebbe apertamente monetizzare la sua fama. Come scrive Today, infatti, Johnson potrebbe arrivare a 10-20 milioni di sterline di entrate e “guadagnare facilmente” 400mila sterline a discorso, mentre le sue memorie potrebbero essere vendute per almeno 1 milione di sterline”. Inoltre, “potrebbe anche avere il tempo di scrivere la sua biografia di William Shakespeare, a lungo rimandata. Johnson ha già firmato un contratto con Hodder & Stoughton per il libro ‘Shakespeare: The Riddle of Genius‘ (L’enigma del genio) a metà 2015 e ha ottenuto un anticipo di 500mila sterline. La casa editrice confida di poter ripetere il successo dell’altra biografia scritta dall’ex sindaco di Londra”, dedicata a Winston Churchill. Anche per questo l’idea di un Johnson uomo trasversale, protagonista della vita pubblica e del jet-set, conviene al premier molto più di quella di un “kingmaker” zoppo nel partito. A 58 anni, Johnson è pronto a tornare in pista più ambizioso che mai. Nel suo stile di sempre. Decisamente impolitico.

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