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Politica

Joe Biden, vicino alla candidatura. I “poteri forti” non hanno alternative

Sembra quasi di sentirli i cori dei sostenitori democratici che invocano il nome di Joe Biden. È già successo in più di un’occasione durante questa fase di studio che prelude alle primarie: l’ex vicepresidente di Barack Obama è apparso in...

Sembra quasi di sentirli i cori dei sostenitori democratici che invocano il nome di Joe Biden. È già successo in più di un’occasione durante questa fase di studio che prelude alle primarie: l’ex vicepresidente di Barack Obama è apparso in pubblico e i simpatizzanti dei Dem hanno iniziato a domandargli a gran voce quello che buona parte degli Stati Uniti si attende: che si candidi a presidente.

Perché la discesa in campo di Biden in vista delle presidenziali del 2020 rappresenterebbe la chiusura di un cerchio tratteggiato una decina d’anni fa. Quando, tra le tante scelte possibili, il primo presidente afroamericano degli States ha affidato a una senatore del Delaware, tendenzialmente operaista ma pure in grado di fungere da anello di raccordo col mondo repubblicano, una copia del mazzo di chiavi della Casa Bianca.

La sfida contro Donald Trump avrebbe connotati epici.  Ma c’è un’altra spinta e forse questo è l’aspetto più rilevante: senza Biden in campo, i democratici americani sancirebbero il passaggio  del partito degli asinelli nelle mani dei massimalisti. Beto O’Rourke, che è l’altro centrista di punta, non sembra in grado di dare troppo filo da torcere a Bernie Sanders, mentre Kamala Harris è troppo schiacciata a sinistra per i gusti dei moderati.

Secondo quanto riportato da Repubblica, Biden starebbe per rispondere in modo affermativo a chi gli ha chiesto di fare la sua parte in quella che viene considerata una contesa valida per il futuro dell’intero mondo, ma devono esserci almeno un paio di dettagli da sistemare, dato che questa benedetta ufficializzazione stenta ad arrivare. Avrebbe pronunciato il primo “sì” ai suoi collaboratori, solo a loro però. Perché il cruccio che non abbandona la mente di Biden sembra riguardare i finanziamenti e – in maniera più specifica – la possibile distanza tra la sua performance e quella di Sanders sulle nuove tecnologie.

Biden, forse, non si fida dei sondaggi che lo danno primo in ogni caso. Magari ha paura dell’alone di sacralità mediatica che sta circondano il “millenium socialism” e delle eventuali conseguenze della polarizzazione politica. Potrebbe temere, in parole povere, di fare la fine che ha fattoHillary Clinton quando è stata travolta da Barack Obama nelle primarie del 2009. Timore di non essere più l’uomo giusto per la stratigrafia elettorale degli States. Eppure – come fatto notare da Tvsvizzera.it – i grandi donatori obamiani sono pronti a confermare l’impegno.

Su chi dovrebbero puntare le grandi lobby democratiche se non sull’unico candidato spendibile per la nomination presidenziale dell’area moderata, quella che non si è mai schierata, come hanno fatto invece i populisti di sinistra alla Sanders, contro il liberismo stesso? Quindi contro il medesimo sistema economico che consente ai cosiddetti “poteri forti” di esistere?

Joe Biden – ci sentiamo di poter fare questa previsione – sarà della partita. Perché i Democratici di centro non hanno alternative. Così come potrebbero non averle i grandi donatori che operano a Wall Street: o Biden o un candidato socialista. E lo scenario per cui i grandi apparati finanziari finiscano col sostenere uno statalista indipendente rimane del tutto improbabile. Certo, Sanders si è “normalizzato”, ma può davvero bastare a convincere chi si è speso per Obama prima e per la Clinton poi?





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