Il tentativo del presidente dem Joe Biden di mediare con l’ala radicale e “socialista” del suo partito sembra essere destinato a fallire. Dopo aver battibeccato con l’ala più a sinistra dei dem sui migranti e sul tetto massimo dei rifugiati, nei suoi primi 100 giorni Biden era riuscito a incassare l’appoggio dei liberal sulle misure economiche adottate dalla sua amministrazione. Non solo: come già rilevato da InsideOver, durante il primo discorso congiunto del presidente al Congresso, l’inquilino della Casa Bianca aveva illustrato un’agenda marcatamente progressista: ha chiesto un cambiamento radicale rispetto alla precedente amministrazione, sottolineando la sua proposta di realizzare infrastrutture per l’energia verde, inveendo contro la trickle down economy sposata dal Presidente Ronald Reagan e da Donald Trump e spingendo il Congresso ad approvare i progetti di riforma in materia di immigrazione e polizia. Annunci salutati dai liberal e dalla stampa più progressista con grande entusiasmo.

Le riforme “progressiste” ferme al palo: sinistra dem irritata da Biden

Nelle ultimissime settimane, tuttavia, qualcosa è cambiato e la luna di miele fra l’inquilino della Casa Bianca e l’ala sinistra del partito, quella che fa capo al senatore Bernie Sanders e alla giovane deputata Alexandria Ocasio-Cortez per intenderci, sembra essere già finita, proprio perché molti annunci sembrano essere destinati a rimanere tali e a non concretizzarsi. E questo alla sinistra dem non va proprio giù. Come sottolinea la Cnn in un’analisi a cura di Maeve Reston, “le speranze di realizzare vere riforme su questioni spinose come il controllo delle armi, i diritti di voto, la riforma della polizia – e ora anche le infrastrutture – si sono rivelate sfuggenti”. L’amministrazione Biden, infatti, sta cercando di arrivare a un accordo bipartisan con i repubblicani sul fronte delle infrastrutture: piano che è stato ridotto a 1,7 trilioni di dollari rispetto alla proposta iniziale di 2,23 trilioni, primo compromesso che non è piaciuto alla sinistra, la quale teme che le priorità della sua agenda progressista – ambientali, ad esempio – possano essere escluse o comunque ridimensionate se si arriverà a un accordo con il Gop. Per questo i liberal chiedono che Biden abbandoni i colloqui con il Gop.

Fallito anche l’obiettivo di approvare il disegno di legge sulla riforma della polizia prima dell’anniversario della morte di George Floyd, il 25 maggio scorso. Come spiega la Cnn, i colloqui con i repubblicani sono fermi sulla questione della sezione 242, la parte della legge federale che stabilisce i criteri per perseguire penalmente gli agenti di polizia. Nel giorno dell’anniversario, nel frattempo, i parenti di George Floyd si sono incontrati con il presidente alla Casa Bianca e con alcuni deputati a Capitol Hill per sollecitare l’approvazione della legislazione di riforma della polizia. A marzo, ricorda l’agenzia Reuters, la Camera dei rappresentanti a guida democratica ha approvato il George Floyd Justice in Policing Act, cercando di porre fine a tattiche di polizia controverse come le “prese soffocanti”, nonché rendendo più facile citare in giudizio singoli agenti di polizia per condotta illegale. Ora si cerca un accordo con i repubblicani per far passare la legge al Senato, dove i dem hanno una maggioranza risicatissima.

Scontro anche su Israele

Ma non ci sono solo le riforme a dividere il partito democratico. Nelle scorse settimane, intervenendo al Congresso, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez ha criticato la politica estera di Washington sulla vicenda Israele-Gaza. “Gli Stati Uniti – ha osservato – devono riconoscere il ruolo (di Israele) nell’ingiustizia e nella violazione dei diritti umani dei palestinesi. Questo non ha a che fare con due parti. Questo è uno squilibrio di potere” ha affermato Ocasio-Cortez, in alcune dichiarazioni riportate dall’agenzia Agi. “Dobbiamo avere il coraggio di ammettere il nostro contributo – ha rimarcato la deputata liberal – e alle volte non riesco a non chiedermi se il motivo per cui non lo facciamo, se abbiamo paura di opporci alla detenzione di bambini in Palestina, è perché non abbiamo il coraggio di confrontarci con la detenzione di bambini qui alla nostra frontiera”.

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