Unite dagli affari ma al tempo stesso separate da questioni storiche irrisolte e forse, almeno nel breve termine, irrisolvibili senza stravolgimenti o terremoti geopolitici. Cina e Malesia hanno in moltissimo in comune, a cominciare dalla stessa appartenenza geografica al continente asiatico, prossimo centro economico globale. Entrambi gli attori citati, inoltre, sono consci dei vantaggi reciproci derivanti dalla Belt and Road Initiative, il mastodontico piano infrastrutturale-economico cinese che ha coinvolto, inevitabilmente, anche Kuala Lumpur.

Eppure, l’ultimo episodio militare avvenuto nei cieli del Mar Cinese Meridionale potrebbe aver creato una crepa nelle relazioni sino-malesi. Già, perché 16 velivoli della People Liberation Army Air Force (PLAAF), ovvero forze aeree dell’esercito cinese, sono entrati nello spazio aereo della Zona Economica Esclusiva della Malesia arrivando a circa cento chilometri dalla costa del Paese scatenando le ire malesi. L’aeronautica militare della Malesia si è subito mobilitata per intercettare gli “ospiti” inattesi nei pressi dello Stato di Sabah, nel Mar Cinese Meridionale. La manovra cinese è stata definita “una seria minaccia alla sovranità nazionale e alla sicurezza dei voli”.

Tensione Cina-Malesia

Secondo quanto riportato dalla Bbc, i velivoli cinesi, identificati come aerei da trasporto militare – tra cui un Ilyushin il-76 e uno Xian Y-20, sarebbero arrivati a 60 miglia nautiche dalla costa del Borneo malesiano. E lo avrebbero fatto senza mettersi in contatto con i controllori regionali del traffico aereo. Come se non bastasse avrebbero viaggiato in formazione tattica “in trail” a un’altezza tra i 23 mila e i 27 mila piedi. Quando i caccia malesiani si sono alzati in volo, a quel punto hanno avuto la conferma visiva dei mezzi cinesi.

L’aeronautica di Kuala Lumpur ha diffuso un comunicato contenente un messaggio emblematico: “Questo incidente costituisce una seria minaccia alla sovranità nazionale e alla sicurezza dei voli, in ragione della densità del traffico aereo in quell’area”. Ricordiamo che il Mar Cinese Meridionale, attraversato da un traffico commerciale dal valore di 3 mila miliardi di dollari l’anno, è un teatro di crescenti tensioni storiche e geopolitiche tra la Cina e i suoi vicini di casa.

Le possibili conseguenze diplomatiche

Quanto accaduto ha subito esacerbato gli animi della politica malesiana. La coalizione Pakatan Harapan, all’opposizione ha invitato il governo a sviluppare “un chiaro piano d’azione” in caso di nuove incursioni aeree della Cina. “Questo incidente costituisce una minaccia alla sicurezza dei voli, alla sovranità nazionale e ai rapporti internazionali”, si legge nel comunicato firmato dalla commissione di sicurezza del Pakatan Harapan. Il South China Morning Post ha affermato che, nei prossimi giorni, il Ministero degli Esteri della Malesia convocherà l’ambasciatore cinese per spiegare l’intrusione dei 16 aerei. “La posizione della Malesia è chiara: avere relazioni diplomatiche amichevoli con qualsiasi paese non significa che comprometteremo la nostra sicurezza nazionale”, ha aggiunto il Ministero.

Dal canto suo l’ambasciata cinese ha affermato che gli aerei stavano svolgendo un addestramento di routine, e che i velivoli hanno rispettato il diritto internazionale senza violare lo spazio aereo di altri Paesi. È inevitabile constatare la posizione complicata in cui si troverà ad operare la Malesia. Il motivo è semplice: Kuala Lumpur non ha intenzione di tacere di fronte a eventuali minacce alla sicurezza nazionale, ma non vuole neppure mandare in frantumi la collaborazione sulla BRI. Ricordiamo che nel 2013 il governo malese firmò un maxi accordo mega-infrastrutturale con la Cina per realizzare il progetto East Coast Rail Link. Qual è, dunque, il rischio più grande per la Cina? Che un valido alleato regionale possa gradualmente allontanarsi dalla propria orbita. L’eventualità di un Pakistan bis è dietro l’angolo.

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