È sempre più stretto il rapporto tra Jeff Bezos, ceo di Amazon, e il Pentagono. Durante il suo discorso alla cerimonia per i 25 anni di Wired, a San Francisco, in California, l’uomo più ricco del pianeta ha annunciato che la sua compagnia continuerà a lavorare e ad accettare i contratti proposti dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Grazie al National Defense Authorization Act approvato lo scorso anno, Amazon è diventato, di fatto, il fornitore principale del Pentagono, incassando ben 53 miliardi di dollari. L’accordo, contenuto nella sezione della legge intitolata “Procurement Through Commercial E-Commerce Portals” prevede la fornitura, tramite bando di gara, di tutta una serie di beni (software, forniture per uffici) da portali “e-commerce”, di cui Amazon è il leader.
Come spiega the American Conservative, Jeff Bezos ha difeso la partecipazione di Amazon nella gara d’appalto indetta dal governo per la fornitura di prodotti cloud al dipartimento della Difesa Usa, dopo che Google ha deciso di ritirarsi, poiché fornire le proprie tecnologie al Pentagono potrebbe essere “immorale” soprattutto violerebbe i “principi dell’azienda”. Durante il suo discorso, Bezos si è riscoperto patriota sottolineando che gli Stati Uniti sono “un grande Paese e devono essere difesi” e ha attaccato proprio Google: “Noi continueremo a sostenere” il Pentagono, ha assicurato Bezos, aggiungendo che “se le grandi aziende tech voltano le spalle al dipartimento della Difesa, il Paese sarà nei guai. Uno dei compiti della top leadership è prendere le decisioni giuste, anche quando sono impopolari”.
Amazon punta al monopolio
Come riporta Corriere comunicazioni, la gara per il cloud della Difesa aperta da mesi vede in lizza tutti i colossi tecnologici americani, anche se il Pentagono intende affidare Jedi a un singolo fornitore, una linea che, per i concorrenti, equivale a favorire Aws (Amazon Web Serviceas). Amazon ha già un contratto con la Cia in ambito cloud (ottenuto nel 2013 e di durata decennale) e ha le necessarie certificazioni per gestire i dati Top Secret (“classified”).
Al contrario di Bezos, osserva the American Conservative, i dipendenti di Google e Microsoft hanno già avanzato un valido argomento per spiegare perché i giganti della tecnologia non dovrebbero collaborare con il Dipartimento della Difesa. Non vogliono essere responsabili dello sviluppo di tecnologie che causano danni sostanziali, sorvegliano gli altri in violazione delle norme internazionali o violano i diritti umani. A fronte di questo e delle proteste dei dipendenti, Google non ha rinnovato la collaborazione con il Pentagono per l’uso di intelligenza artificiale a scopi militari (progetto Maven).
Il vero obiettivo di Bezos
Come vi avevamo anticipato su Gli Occhi della Guerra, secondo la Coalition for Government Procurement (Cgp), solo due società statunitensi hanno le carte in regole per partecipare al bando di gara promosso dal Dipartimento della Difesa, dati i parametri indicati nell’attuale disegno di legge – che potrebbe determinare “il monopolio” in questo ambito di Amazon, che rappresenta già il 43% di tutte le vendite al dettaglio online negli Stati Uniti. Si tratta dunque di un bando di gara cucito su misura per la società di Seattle, frutto di un’intensa attività di lobbying – regolata ma perfettamente legale negli Stati Uniti.
Secondo Open Secrets, organizzazione no-proft con sede a Washington che monitora l’operato delle lobby negli Stati Uniti, nel solo 2017 Amazon ha investito 9,66 milioni di dollari destinati all’attività di lobbying al fine di influenzare così il processo decisionale del Congresso. Con una cifra simile, rischia di superare multinazionali come Dow Chemical ed ExxonMobil. Un’intensa attività di lobbying che pare stia dando i suoi frutti e può dare a Bezos il monopolio che lui stesso ambisce…