diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY

Nonostante l’attuale presidente ad interim della Bolivia, Jeanine Anez, avesse sostenuto sin dal suo insediamento di non voler assolutamente partecipare come candidata alle elezioni presidenziali del Paese, la sua posizione sembra essere cambiata. Nella giornata di venerdì ha infatti annunciato la propria intenzione a candidarsi come successore del destituito ex-presidente Evo Morales, cui partito sembra avere ancora ottime possibilità di lottare per un posto che conta nel panorama politico della Bolivia.

Anez, che ha annunciato al propria candidatura ai margini di una manifestazione a La Paz, ha quindi ufficializzato la propria volontà di correre per le elezioni organizzate per il prossimo 3 maggio, che si configureranno come ripetizione della tornata elettorale di ottobre. Che cosa è cambiato però nella donna che fino a pochi giorni fa era contraria alla candidatura, sostenendo che fosse meglio lavorare per unire un Paese diviso rispetto a pensare al proprio singolare futuro politico?

Innanzitutto, da quando l’ex presidente Morales ha lasciato il Paese le cose sono molto cambiate: ad iniziare dai rapporti internazionali della stessa Bolivia. Dopo la crisi con il Messico a causa della messa in stato di sorveglianza dell’ambasciata nel Paese si sono susseguiti scontri diplomatici anche con Spagna ed Argentina, oltre alla rottura dei rapporti con l’isola di Cuba; mentre al tempo stesso si sono registrate nuove aperture verso Washington. In questo scenario, quelle che erano le certezze straniere del Paese sono cambiate da un giorno all’altro, modificandosi a immagine e somiglianza dell’attuale presidentessa. Anche l’elemento di aver costruito una politica estera differente ha giocato un ruolo nella decisione della Anez, convincendola di come il lavoro che era stato iniziato dovesse prima di ogni altra cosa essere portato avanti. Inoltre, il rischio che il Paese si affidi nuovamente a Morales – tramite la figura di un suo alleato, l’ex ministro dell’economia Luis Arce Catacora -rischierebbe di mettere in pericolo le opposizioni locali, che considerano l’ex presidente alla pari di uno spietato dittatore.

La sensazione che il tentativo dell’attuale presidente ad interim sia quello appunto di limitare le possibilità di vittoria del partito di Morales sono assai elevate: soprattutto dopo che gli scontri di strada nel Paese e relativi morti causati hanno provocato non pochi malumori nella popolazione. La paura che quindi all’interregno della Anez i boliviani preferiscano ancora la figura di Morales ha messo sull’attenti le opposizioni politiche, che hanno preferito ad una figura tutto sommato conosciuta ed apprezzata nel Paese.

Inoltre, un fattore da non sottovalutare è l’accettazione internazionale di un esecutivo futuro guidato dall’attuale presidentessa, che godrebbe tra gli altri del’appoggio di Donald Trump e della maggioranza delle Nazioni unite. La possibilità quindi che la sua candidatura sia dovuta all’essere venuta a conoscenza di possibili ingerenze estere che potessero venire in suo soccorso non sono da sottovalutare, considerando anche come in America latina ciò non sarebbe una novità dell’ultimo minuto.

Il 3 maggio, il popolo boliviano sarà nuovamente chiamato alle urne a scegliere il nome del prossimo presidente del Paese. La paura però, anche questa volta, è dato dall’assenza della garanzia sulla legittimità del vincitore della tornata elettorale, col rischio a distanza di pochi giorni di trovarsi nuovamente nel mezzo di una rivolta: con l’opposizione a ergersi come difensore dell’integrità nazionale.