Il 22 e il 23 giugno prossimo Jared Kushner, consigliere speciale e genero del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e Jason Greenblatt, inviato degli Usa per il Medio Oriente, saranno nella regione per un’iniziativa che li farà passare per Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Egitto e Israele. L’obiettivo è quello di discutere del “piano di pace del secolo” elaborato dagli Stati Uniti per la risoluzione del  conflitto israelo-palestinese  e che Trump non riesce a far meno di nominare da quando è stato eletto presidente degli Stati Uniti.

Ultimamente l’attenzione degli analisti si è concentrata sullo  spostamento ufficiale dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme avvenuto a maggio di quest’anno e che ha scatenato un’ondata di proteste da parte dei palestinesi. Proteste prontamente soffocate nel sangue dalle Forze di difesa israeliane (Idf). Ma che Trump e il genero Kushner avessero in mente di portare a casa risultati importanti per quanto riguarda il dossier su Israele era chiaro fin dall’inizio della presidenza del magnate americano.

Chi è Jared Kushner

Kushner è riuscito a passare da semplice “spin doctor dei social” di Trump a suo consigliere più stretto. Se Lewandoski, Micheal Flynn e Bannon sono fuori dall’amministrazione Trump è a seguito dei consigli, manifestati sotto forma di forti pressioni, del genero del presidente. È lo stesso Bannon che, in più occasioni, ha accusato Kushner e il tenente McMaster, subentrato a Flynn sempre su consiglio del marito di Ivanka, di aver  ridimensionato l’amministrazione prestabilita. Era chiaro fin da subito che avremmo sentito parlare di Kushner nell’ambito della politica estera. Èlui che tiene in mano i dossier più importanti in ambito internazionale; da subito ha partecipato a tutti gli incontri più importanti con i capi di stato incontrati da Trump, fa parte del Consiglio di Sicurezza e, di fatto, è uno degli uomini più a stretto contatto con il presidente.

Non solo con il presidente statunitense. Infatti la famiglia di Kushner conosce il premier israeliano Netanyahu da moltissimo tempo. Più testate hanno raccontato che quando Kushner era solo un adolescente lasciò il suo letto all’amico di famiglia Netanyahu, andando a dormire sul divano. Durante il primo incontro ufficiale tra Donald Trump e Netanyahu, è lo stesso leader israeliano ex Mossad che, sorridendo, ha ricordato di conoscere Jared “da quando è un bambino”.  

Sempre in quell’occasione, Trump la sparò grossa , ma questa volta c’èra qualcosa di diverso: sembrava veramente che avesse in mente qualcosa. Disse: “Con Netanyahu stiamo pensando a una soluzione per il conflitto israelo-palestinese così buona (“so good”) che molti dei presenti non la capirebbero”.

Il piano di Trump per avvicinare Israele e Arabia Saudita

Per  Nabil Abu Rudeineh, portavoce del presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas, gli incontri di Kushner e Greenblatt in Medio Oriente saranno una “perdita di tempo” poiché mancano dell’appoggio dei palestinesi e “non porteranno a nulla”.

Ma l’appoggio dei palestinesi è davvero così importante? O meglio, i palestinesi si trovano forse in condizione di dettare regole? Sono sempre più isolati a livello internazionale e anche il mondo sunnita guidato dall’Arabia Saudita del principe ereditario Mohammad bin Salman non sembra più tanto interessata alla causa palestinese.

Da tempo ormai la diplomazia statunitense sta lavorando per permettere l’apertura di canali di dialogo ufficiali tra Israele e Arabia Saudita, processo particolarmente complesso se solo si considera l’odio atavico che da sempre lega questi due Paesi. Da mesi infatti si parla anche dell’apertura delle rispettive ambasciate.

Netanyahu e Bin Salman si sono avvicinati anche grazie alla convergenza di interessi durante il conflitto siriano che spesso infatti li ha visti alleati per contrastare l’influenza iraniana nella regione.

Secondo quanto scritto sul Washington Post e sul New York Times gli esponenti dei partiti palestinesi di Hamas e Fatah hanno già ricevuto una proposta da parte di Riad per porre fine alla disputa con Israele . Le rivelazioni delle due importanti testate americane suggeriscono che il principe ereditario Mohammad bin Salman abbia proposto ai palestinesi di proclamare, come capitale del futuro Stato, il villaggio di Abu Dis, a est di Gerusalemme.

Il popolo palestinese apparentemente batte i pugni sul tavolo e afferma di non voler accettare nessun accordo che possa rivelarsi “umiliante” per la loro parte. La verità però è che il cerchio si sta stringendo ed è molto probabile che nel futuro prossimo saremo testimoni di un accordo storico tra il popolo israeliano e quello palestinese.

Donald Trump lo ha annunciato fin dal suo insediamento alla Casa Bianca. E se il mondo sunnita guidato dall’Arabia Saudita sembra dimenticarsi della causa palestinese per godersi i vantaggi dell’amicizia israelo-americana, allora può darsi che l’accordo che sembra impossibile possa diventare realtà. 

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