La guerra diplomatica fra Italia e Francia continua inesorabile. Dopo lo scontro fra Luigi Di Maio e il governo francese, che ha provocato l’ira di Parigi tanto da convocare l’ambasciatrice italiana al Quai d’Orsay. Lo scontro si fa ogni giorno più acceso. Ieri, il premier Giuseppe Conte e il ministro Enzo Moavero Milanesi hanno provato a disinnescare l’ordigno piazzato da lega e Movimento 5 Stelle.

Il ministro degli Esteri si è incontrato ieri con il suo omologo francese, Jean-Yves Le Drian, per discutere delle tensioni ormai infinite fra Roma e Parigi. Moavero ha provato a dialogare con la controparte francese, ma da parte del ministro d’Oltralpe sembrano essere arrivati toni molto duri. Le Drian era furioso: e non ha fatto niente per nasconderlo. La Farnesina ha provato a smorzare le accuse dicendo che si tratta di “campagna elettorale”. Una tesi che, come spiega La Stampa, è stato lo stesso Di Maio a negare in radice: “Non è campagna elettorale: è una battaglia di civiltà contro l’ipocrisia di Macron”. E la disputa a questo punto non accenna a diminuire.

Anche Conte prova a fare da pompiere. Il presidente del Consiglio ha ribadito che è giusto porsi delle domande sul futuro dell’Europa, sulle sue politiche e su come viene gestito il continente dagli altri Paesi, in particolare da Parigi. Conte tenta di aggiustare il tiro, ritiene legittimo interrogarsi sulle politiche globali sia dell’Unione Europea sia a livello di singoli Stati. “Ma questo non vuol dire mettere in discussione la nostra storica amicizia con la Francia, né tanto meno con il popolo francese. Continueremo a lavorare con le istituzioni di governo francesi, oltreché che europee e di altri Paesi, fianco a fianco per trovare soluzioni condivise”. Il tentativo di rimediare c’è. Ma la Lega né il Movimento 5 Stelle sembrano decise a seguire la linea del premier, che si trova ora a dover fare da paciere in uno scontro che rischia di diventare durissimo per la Francia ma anche per l’Italia.

In questi giorni, da Roma, si sono alzate le colombe per cercare di rimediare allo scontro. La stessa presidenza della Repubblica, con Sergio Mattarella in testa, sta cercando di spegnere le fiamme. E Moavero lavora in strettissimo contatto con il presidente, come più volte sottolineato in questa testata. Lo stesso ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha espresso in mattinata l’augurio che le “tensioni decrescano”. E del resto, fra Italia e Francia le questioni economiche sono aperte sono moltissime, da Fincantieri Stx ad Alitalia, passando per la grande quantità di grandi imprese italiane che hanno una quota francese.

La diplomazia ufficiale e non ufficiale si inizia a muovere per evitare la guerra. Ma da parte delle forze di maggioranza non sembrano esserci gli stessi intenti. Lo ha dimostrato Matteo Salvini, lo ha dimostrato Di Maio. L’opposizione, invece, è spaccata. La destra di Fratelli d’Italia segue la linea di Lega e M5S. Oggi Giorgia Meloni ha ribadito di ritenere il Trattato di Aquisgrana un “dichiarazione di guerra” contro l’Italia. Da parte di Forza Italia vige un rigoroso silenzio. Mentre il Partito democratico è quello più di tutti protesta per le tensioni con Parigi.

L’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, ha parlato di un isolamento controproducente da parte italiana. E alla presentazione del libro di Linda Lanzillotta Il Paese delle mezze riforme, l’ex premier Pd ha detto: “Oggi ho letto una dichiarazione del ministro Moavero, persona a cui mi lega stima e amicizia, sulla bagarre incredibile tra Italia e Francia. Dice che si tratta di campagna elettorale… Se questo è il nostro ‘deep State’, allora non c’è da essere per niente tranquilli”. E del resto, Gentiloni è lo stesso premier che ha voluto siglare il trattato del Quirinale con la Francia ricalcando quello dell’Eliseo fra Germania e Francia che è stato blindato e aggiornato ieri ad Aquisgrana da Angela Merkel ed Emmanuel Macron.

La questione quindi è anche di politica interna dei rispettivi Stati. Ed esistono due diplomazie alternative. Quella ufficiale e quella dei partiti. Da una parte quella ufficiale è paradossalmente molto più legata all’opposizione, con il Pd che si schiera insieme a Moavero e al presidente della Repubblica per raffreddare i toni. E il legame è chiaramente con i grandi gruppi industriali francesi e con Emmanuel Macron, che fu benedetto da tutti i leader del centrosinistra. Dall’altra parte, M5S e Lega si sono schierati con le opposizioni: i pentastellati, senza grandi risultati, con i gilet gialli; la Lega, con risultati molto più positivi e stabili con Marine Le Pen e il suo Rassemblement National. In ballo ci sono le elezioni europee e il blocco sovranista.

Il problema dell’Italia è triplice. Da un lato la Francia ci serve per provare a contrastare la politica di austerity voluta da Berlino. Dall’altro lato, abbiamo enormi interessi economici e industriali in comune. Terzo punto, fondamentale, c’è la Libia che ribolle. Nei giorni scorsi, come ricordato da La Stampa, “il sorvolo dei caccia francesi Raphale nel Sud della Libia a sostegno di un’operazione militare del generale Haftar è stato interpretato come un modo per fare pressione su Tripoli e sulla comunità internazionale, in contrasto con quanto definito alla Conferenza di Palermo”.