Skip to content
Politica

L’Unione europea isola l’Italia ma Roma ha i suoi assi nella manica

L’Italia è a rischio isolamento. È questo uno dei messaggi lanciati dalle opposizioni e dall’Unione europea di fronte allo scontro fra il governo di Giuseppe Conte e l’Europa. Un isolamento sicuramente certificato dal gelo con cui è stato accolto il...

L’Italia è a rischio isolamento. È questo uno dei messaggi lanciati dalle opposizioni e dall’Unione europea di fronte allo scontro fra il governo di Giuseppe Conte e l’Europa. Un isolamento sicuramente certificato dal gelo con cui è stato accolto il premier nel suo discorso al Parlamento europeo. Accoglienza fredda da parte della platea e veri e propri insulti da parte di Guy Verhofstadt, che ha etichettato come “burattino” il presidente del Consiglio. Una frase che ha scatenato l’ira del governo ma anche di una parte dell’opposizione, offesa per l’attacco così diretto e plateale rivolto al rappresentante dell’esecutivo.

L’isolamento italiano c’è. È inutile negarlo. O almeno questo è il pericolo. Lo scontro di questi giorni fra Italia e Francia,  l’avversione di Roma verso i diktat di Bruxelles e la difficile relazione fra il governo e la Germania sono tutti segnali del fatto che sì, c’è un problema fra Roma e le tre capitali d’Europa: Berlino, Bruxelles e Parigi. Un problema che è sicuramente fondamentale perché ci fa capire come si può orientare il governo nel prossimo futuro e le mosse messe in atto dall’Italia per cercare non solo di limitare questo isolamento, ma anche di capire come romperlo.





Per farlo, l’Italia ha attualmente tre strade percorribili. La prima è quella di ricucire i rapporti. Strada difficile, visto che, alla vigilia delle elezioni europee, nessuno può fare marcia indietro. Non lo possono fare i partiti di governo in Italia, ma non lo possono fare nemmeno i vari Macron e Verhofstadt, che proprio sull’avversione al fronte sovranista (o populista) hanno intrapreso la loro campagna elettorale. I due blocchi contrapposti si agitano e si continueranno ad agitare nei prossimi cento giorni, tanto ci separa a queste elezioni. Ed è difficile credere che Macron e l’establishment europeo possano scegliere la via del dialogo. Così come è difficile crederlo dopo le offese rivolte al capo di Palazzo Chigi.

Questo almeno fino a questo momento. Perché se il governo giallo-verde non è eterno, non lo sono nemmeno Macron e Merkel e i vertici dell’Unione europea. Anzi, è vero l’esatto opposto. E le prossime elezioni potrebbero essere il redde rationem.

A questo punto, le altre strade percorribili, forse più semplici, ma in ogni caso non prive di insidie, sono due. E non è detto che siano del tutto slegate fra loro. Da un lato, l’Italia può attendere il voto europeo nell’attesa che sia la stessa tornata elettorale a fornire al continente un quadro politico del tutto diverso da quello attuale. In caso di sfondamento del fronte sovranista e di un’affermazione di altre forze critiche nei confronti dell’establishment europeo, non per forza euroscettiche in toto, l’Unione avrebbe una composizione ben più vicina alle posizioni italiane.

E questo, con la fragilità del Macron post-gilet gialli e con una Angela Merkel sempre più a rischio, potrebbe dare l’avvio a una profonda revisione dell’Ue. In questo senso, la possibile caduta del governo di Pedro Sanchez e il contemporaneo rafforzamento del Gruppo di Visegrad potrebbero fare in modo di scalfire la sinergia franco-tedesca e riaprire le porte a un dialogo più costruttivo fra Roma e Bruxelles e le potenze che vogliono isolare l’Italia. Anzi, si potrebbe anche sfruttare questo sommovimento per riaprire il dialogo con la Germania, in chiave anti-Parigi. O con la Francia, in chiave anti-Berlino.

Un’ipotesi potenzialmente realistica, e che potrebbe unirsi a un’altra strategia già messa in campo dal governo Conte: lo spostamento del proprio asse dall’Europa all’Atlantico, con uno sguardo interessato alla Russia. Un gioco estremamente rischioso, perché l’isolamento in Europa non è un bene per un Paese che ne è perno, ma che potrebbe diventare una strada necessaria per l’Ue non arrivano segnali di rafforzamento dei rapporti con il governo. In questo senso, i rapporti estremamente positivi fra il governo e l’amministrazione di Donald Trump sono un indicatore molto utile per comprendere il piano italiano. E il fatto che la Lega abbia costruito ponti sia con la Russia di Vladimir Putin che con l’America di Trump è un esempio significativo di come potrebbe orientarsi l’Italia nel prossimo futuro.

La visione rivolta alla Russia ma soprattutto agli Stati Uniti combacia con le ultime mosse di Palazzo Chigi. Ed è interessante notare che gli stessi movimenti che si preparano a sfondare alle elezioni europee (così come i governi che li rappresentano) hanno intessuto legami formidabili in particolare con Washington senza disdegnare rapporti positivi col Cremlino. L’idea è che quindi rivolgersi a Ovest senza dimenticare l’Est possa essere una tattica utile per ripristinare i rapporti di forza nell’Europa del prossimo futuro. Una partita difficilissima, dal momento che l’Italia non è una superpotenza in grado di competere da pari. Ma se questa Europa continua a essere quella a trazione franco-tedesca, sarà difficile trovare alternative nel prossimo futuro.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.