La geopolitica della corsa allo spazio
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Le accuse di Mosca all’Italia non sono le prime e probabilmente non saranno nemmeno le ultime. C’è un filone narrativo abbastanza lineare che dalla Russia circonda l’Italia: è quello di un Paese che ha “tradito” e di cui Mosca si sente particolarmente delusa. Il nodo della ormai famigerata missione dei militari russi a Bergamo nel 2020, in piena prima ondava di Covid, è solo la punta dell’iceberg. Sotto, si cela un sistema di relazioni molto più complesso frutto di anni, se non decenni, di solidi rapporti strategici che hanno coinvolto i due Stati e che oggi, con la guerra in Ucraina e la netta presa di posizione euro-atlantica di Roma, appaiono messi in discussione.

L’ira di Mosca, rivelata dalle dichiarazioni di alcuni esponenti politici ma anche dal più recente comunicato del ministero degli Esteri fatto circolare sul social VKontakte, rivela che l’Italia avesse veramente un ruolo di primo piano nell’agenda europea del Cremlino. Un Paese su cui fare affidamento e con cui erano stati costruiti negli anni rapporti basati non solo sul gas e sul petrolio, ma anche intensi scambi commerciali, di intelligence e relazioni triangolari per aree di crisi e questioni transatlantiche. Una tradizione che deriva certamente dai tempi della Guerra Fredda, ma che è poi stata ribadita anche caduto il Muro di Berlino in una serie di iniziative politiche volte a blindare i legami storici tra i due Paesi anche in chiave di ricomposizione della frattura tra Oriente e Occidente. Tutto questo, in larga parte, senza mai abbandonare la fedeltà all’Alleanza Atlantica né all’Unione europea.

Le cose sono cambiate negli ultimi anni con una rinnovata polarizzazione del confronto tra Washington e Mosca: confronto che rappresenta anche un terreno di scontro del più ampio confronto con Pechino. Da diverso tempo, le richieste che arrivano da Oltreoceano sono quelle di una maggiore chiarezza nei legami tra gli alleati europei della Nato e gli avversari strategici degli Stati Uniti, ovvero Russia e Cina. E per questi legami, l’Italia è sempre stata oggetto di particolare interesse dal momento che, non è un mistero, alcuni partiti hanno perorato spesso delle politiche estere ben diverse da quanto richiesto dalla Casa Bianca e dal Dipartimento di Stato. E in anni in cui sembrava calare nuovamente la cortina di ferro con la Russia e in cui si ampliava la frattura con la Repubblica popolare cinese, tutte le “ambiguità” italiane venivano viste con sospetto. Dalla questione libica a quella venezuelana, dall0agenda sull’Iran fino appunto al tema energetico con Mosca o la via della Seta cinese. Da tempo tutte le amministrazioni Usa, sia con Donald Trump che con Joe Biden, hanno avvertito che i Paesi dell’Europa, Italia in primis, avrebbero dovuto fare un passo in più per dimostrarsi compatte con Washington evitando tentennamenti. E su questo punto, sia il governo giallo-verde che quello giallo-rosso erano apparsi troppo titubanti per larghe fette dello Stato profondo americano.

Mario Draghi, una volta nominato presidente del Consiglio, fu subito chiaro: atlantismo ed europeismo sarebbero state le stelle polari del suo nuovo corso. Una scelta di parole precisa che serviva a sgomberare subito il campo dai dubbi posti dall’altra parte dell’Atlantico e da Bruxelles. E in questo senso, sono in molti ad avere visto nell’arresto del capitano Walter Biot, accusato di essere un doppiogiochista al soldo dei russi, un modo molto netto per far capire che l’esecutivo italiano non avrebbe accettato di essere considerato un territroio di caccia di altre potenze. Scelte che sono state ribadite anche con la guerra in Ucraina, in cui il governo italiano, pur avendo mostrato delle perplessità su alcuni Paesi estremamente intransigenti, ha fatto capire di non essere un Paese “neutrale” di fronte all’aggressione russa, ma ha deciso di sostenere apertamente Kiev. Questo ha cambiato forse definitivamente la percezione italiana in Russia. E ora dal Cremlino e dagli apparati russi arrivano segnali che non sembrano semplici accuse contingenti, ma indicazioni di un nuovo corso nelle relazioni tra Mosca e Roma.

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