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L’attacco contro l’aeroporto di Istanbul arriva in un momento cruciale per la Turchia. Proprio in questi giorni, infatti, si è assistito ad importanti gesti di distensione tra Mosca e Ankara e, soprattutto, tra Ankara e Gerusalemme. E, forse, proprio in seguito a queste aperture, è arrivato l’attacco della scorsa notte. Inizialmente, la Cnn ha puntato il dito contro un possibile attacco dei curdi del Pkk, che però hanno subito smentito: “Noi non compiamo attentati contro popolazione civile, a maggior ragione contro persone a caso, molti dei quali non sono neanche cittadini turchi e non hanno niente a che fare con la lotta del Partito Curdo dei Lavoratori contro l’occupazione turca. Noi conduciamo una lotta mirata, rivolta soltanto contro i soldati e le forze speciali turche e non colpiamo con esplosioni aeroporti od altri luoghi pubblici. Inoltre l’ala combattente del nostro partito, HPG, non usa mai terroristi kamikaze, che sono invece una prerogativa dell’ISIS e di altri gruppi islamici”.Per approfondire: Istanbul, come hanno agito i terroristiLa pista più probabile è quindi quella di un attacco jihadista, come suggerisce Alberto Negri su Il Sole 24 ore di oggi: “La lettera di scuse a Putin, per altro alquanto ambigua, non può essere stata certamente gradita negli ambienti islamisti. Come non può piacere il rinnovato rapporto con Israele”.La lettera di scuse a PutinDopo sette mesi dall’abbattimento del Sukhoi russo al confine tra Siria e Turchia, sono arrivate le scuse del presidente Erdogan. L’incidente bellico, in pochissimo tempo, si era trasformato in un imponente problema diplomatico: Mosca aveva imposto sanzioni alla Turchia  e viceversa.I rapporti tra i due Paesi erano diventati tesissimi: i russi hanno cominciato a parlare apertamente del sostegno della famiglia presidenziale ai jihadisti del sedicente Stato islamico e sono state diffuse le immagini dei camion che da Deir el-Zor portavano il petrolio in Turchia.

Rapporti gelidi, dunque. E interrotti completamente. Almeno fino a qualche giorno fa. La Turchia all’improvviso invia una lettera di scuse e la situazione con Mosca pare normalizzarsi. Un gesto che sicuramente non è passato inosservato ai jihadisti che combattono in Siria e che, molto probabilmente, si sono sentiti abbandonati da un presidente che, fino a ieri, sembrava sostenerli. La pace con IsraeleE certamente agli islamisti non è andata giù la riconciliazione – che pure ha provocato parecchie polemiche soprattutto nello Stato ebraico – tra Turchia e Israele. Come ha scritto Limes, “non sarà mai un matrimonio d’amore. Ma d’interessi sì”. Gli investimenti tra i due Paesi aumenteranno in maniera esponenziale, come ha spiegato Netanyahu. Questo matrimonio di interessi arriva dopo sei anni di tensioni, provocate dalla morte di 9 attivisti turchi dopo il raid delle forze speciali israeliane contro la nave Mavi Marmara, diretta a Gaza. Anche questo atto di riappacifiazione, dietro al quale potrebbe esserci anche la diplomazia russa, potrebbe aver spinto i terroristi del sedicente Stato islamico ad attaccare l’ex “alleato” turco.

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