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Gli accordi di Abramo, come da pronostico, hanno messo in moto una serie di eventi di cui si potrà comprendere pienamente la portata soltanto nei prossimi mesi. Mentre si allarga il fronte degli attori statuali del mondo arabo che scelgono di aderire all’iniziativa dell’amministrazione Trump, registrano un’accelerata anche i lavori per la costruzione di un asse antiegemonico turco-iraniano al quale potrebbe unirsi anche il Qatar.

La trilaterale di Istanbul

Il 22 settembre Istanbul è stata al centro di un importante vertice a tre al quale hanno partecipato Mevlut Cavusoglu, Mohammad Javad Zarif e Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, che sono rispettivamente i ministri degli esteri di Turchia, Iran e Qatar. L’incontro avviene sullo sfondo di un clima internazionale quanto mai incendiario: gli accordi di Abramo, la questione del nucleare iraniano, il dossier Libano-Hezbollah e il ripristino unilaterale da parte dell’amministrazione Trump dell’embargo delle Nazioni Unite sulla vendita di armi convenzionali a Teheran.

Mentre il mondo arabo e quello occidentale stanno adottando una postura sempre più rigida nei confronti dell’Iran, quest’ultimo sta trovando delle sponde importanti in Russia, Cina e Turchia. È emblematico che mentre il blocco arabo-occidentale stia chiudendo gradualmente le finestre del dialogo con Teheran, il 22 settembre Zarif abbia partecipato anche all’apertura di una nuova porta, quella del nuovo dipartimento del consolato iraniano di Istanbul, e che il 24 si recherà a Mosca per discutere di nucleare, embargo e Siria.

Secondo quanto si apprende dai media turchi, l’evento ha avuto luogo su iniziativa di Cavusoglu, che ha visto nell’arrivo di Zarif a Istanbul per l’inaugurazione della nuova sezione del consolato iraniano l’occasione ideale per invitare Al Thani e dare vita ad un incontro tra ministri degli esteri. Cavusoglu, l’influente eminenza grigia che sussurra all’orecchio di Recep Tayyip Erdogan, non è stato colto di sorpresa dagli accordi di Abramo, essendo le relazioni tra petromonarchie e Israele un segreto di Pulcinella, perciò avrebbe pensato ad una soluzione con cui evitare la nascita di un’egemonia israelo- e arabo-centrica in Medio Oriente: un’alleanza a tre con il Qatar e con l’Iran.

Sul contenuto del vertice è stato mantenuto il più stretto riserbo, ma in serata Al Thani ha rilasciato alcune dichiarazioni, video-registrate per l’incontro dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che potrebbero celare degli indizi. Il capo della diplomazia qatariota ha dapprima reiterato il supporto di Doha al mantenimento in essere degli accordi di Skhirat, dai quali è nato il Governo di accordo nazionale della Libia, esprimendo contrarietà all’utilizzo della forza da parte di potenze straniere per cambiare lo status quo nel Paese, dopo di che ha accusato la comunità internazionale di essere incapace di “affrontare l’intransigenza di Israele” nei territori palestinesi, spiegando che il Medio Oriente vedrà pace soltanto quando Tel Aviv “si impegnerà a rispettare le risoluzioni” delle Nazioni Unite.

Le dichiarazioni di Al Thani non aggiungono nulla di nuovo, essendo il Qatar posizionato nel fronte filoturco in Libia e nel fronte filopalestinese e anti-israeliano in Medio Oriente, l’elemento degno di nota è la ripetizione. I principali protagonisti del mondo arabo, infatti, nel dopo-accordi di Abramo hanno lasciato intendere che sia loro intenzione normalizzare con Israele nel prossimo futuro, e il Bahrein è stato il primo Paese a seguire gli Emirati Arabi Uniti, spianando la strada per un effetto domino.

Il Qatar, reiterando in maniera netta la propria posizione, sia per quanto riguarda la questione palestinese che quella libica, ha voluto illustrare all’arena internazionale quale scelta di campo si è deciso di fare in questo contesto storico di riallineamenti e svolte nella grande scacchiera mediorientale. 

Turchia e Iran sempre più vicine

La trilaterale di Istanbul segue di due settimane la riesumazione del Consiglio di cooperazione di alto livello, la piattaforma di dialogo per lo sviluppo e il potenziamento della cooperazione bilaterale turco-iraniana sul piano regionale ed internazionale stabilita nel 2014 e i cui lavori erano fermi dal 2018. L’8 settembre aveva luogo il sesto vertice della piattaforma, organizzato da remoto per via della pandemia, che era stato co-presieduto dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e dall’omologo iraniano, Hassan Rouhani.

Il vertice era stato indetto con lo scopo ufficiale di “rivedere ogni aspetto delle relazioni bilaterali fra Turchia e Iran e per discutere i passaggi miranti a migliorare ulteriormente la cooperazione alla luce delle nuove circostanze prodotte dalla pandemia di coronavirus”, e si era concluso con la promessa di riprendere le azioni congiunte contro le milizie curde del Pkk di stanza in Iraq – finite nel mirino dell’asse turco-iraniano sin da metà giugno.

Ciò che colpisce della trilaterale di Istanbul è che avviene sullo sfondo delle dichiarazioni di Khaled al-Qassoumi, il rappresentante di Hamas a Teheran, che alla vigilia del sesto incontro del Consiglio di cooperazione di alto livello aveva illustrato ai microfoni del Teheran Times la necessità storica di un’alleanza a tre, fra Iran, Turchia e Qatar, funzionale per controbilanciare l’asse arabo-israeliano, per evitare la caduta nel dimenticatoio della questione palestinese e per impedire la costruzione di un’egemonia israelo-petromonarchica in Medio Oriente.

L’incontro del 22 settembre potrebbe essere la prova che le cancellerie dei tre Paesi stiano prendendo seriamente in considerazione la possibilità di elevare la qualità dei loro rapporti alla luce dei recenti avvenimenti, trasformando quel che è attualmente un sodalizio retto da moventi puramente estemporanei in un’alleanza la cui solidità potrebbe essere garantita dall’esistenza di un’agenda politico-ideologica valevole nel lungo termine e che, perciò, potrebbe minare i piani del triangolo Washington-Tel Aviv-Riad per il Medio Oriente.