L’attacco terroristico compiuto ieri sera all’aeroporto Ataturk di Istanbul, che ha provocato la morte di 41 persone, sembra essere piovuto sulla Turchia come un fulmine improvviso. Un attentato micidiale, paragonabile a quelli compiuti dal sedicente Stato islamico lo scorso 22 marzo a Bruxelles.In realtà l’allerta, fin dall’altro ieri, era altissima. Proprio il 27 giugno l’ambasciata americana ad Ankara pubblicava un importante messaggio ai turisti americani che si trovavano nel Paese: “Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti mette in guardia i cittadini statunitensi di un aumento delle minacce da parte di gruppi terroristici in tutta la Turchia e consiglia di evitare viaggi nella Turchia sud-orientale”.L’ambasciata – dopo aver ricordato di come, recentemente, i turisti siano finiti sotto il fuoco dell’islamismo e siano stati “presi di mira i grandi eventi sportivi, i teatri, i mercati, i servizi di aviazione, i sistemi di trasporto” – consigliava la massima prudenza ai turisti Usa. Veniva poi snocciola una serie di consigli utili: evitare le masse e i raduni politici; non dirigersi verso il confine siriano ed essere sempre vigili.AmbLe parole del Dipartimento di Stato e di quelle dell’ambasciata Usa sono chiare: la minaccia terroristica ieri era alta. Altissima. Eppure, nonostante tutte le precauzione che sicuramente saranno state messo in atto, i terroristi sono comunque riusciti ad agire. La minaccia è stata presa troppo alla leggera? Oppure qualcosa non ha funzionato negli strumenti di sicurezza?

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