Secondo quanto riferito da Axios, Israele sta spingendo per un nuovo patto di assistenza militare con gli Stati Uniti della durata di 20 anni, il doppio rispetto agli accordi decennali tradizionali, e mira a elevare l’importo annuale oltre gli attuali 3,8 miliardi di dollari. L’intesa in vigore, siglata durante l’amministrazione Obama come terzo Memorandum of Understanding (MOU) decennale tra i due Paesi, scadrà nel 2028. Fonti israeliane citate da Axios indicano che i negoziati preliminari sono già partiti nelle ultime settimane, con l’obiettivo di chiudere un nuovo accordo entro il prossimo anno.
Gli aiuti militari Usa a Israele
Dal 7 ottobre 2023, Washington ha erogato somme aggiuntive rilevanti per sostenere le operazioni israeliane a Gaza e negli altri fronti di guerra. Secondo un rapporto pubblicato dal Quincy Institute for Responsible Statecraft e dal Costs of War Project della Brown University, Washington avrebbe infatti fornito a Israele 21,7 miliardi di dollari in aiuti militari. Si tratta di armamenti, munizioni e supporto logistico forniti senza interruzioni dal primo anno di conflitto. Inoltre, secondo quanto osservato da Linda J. Bilmes della Harvard Kennedy School, le sole attività militari Usa in Yemen, Iran e in tutto il Medio Oriente -a supporto di Israele – siano costate tra 9,65 e 12,07 miliardi di dollari.
I 21,7 miliardi di dollari in aiuti militari a Israele provengono da diversi canali: il Foreign Military Financing (FMF), un programma di aiuti autorizzato dal Dipartimento di Stato e gestito dal Pentagono che finanzia armi e servizi militari di origine statunitense trasferiti ai governi di altre nazioni; l’“Offshore Procurement”, fondi statunitensi concessi al governo israeliano per potenziare la propria industria bellica; prelievi e reintegri dalle scorte esistenti degli Stati Uniti per sostituire le armi fornite e utilizzate da Israele, inclusa una riserva bellica di guerra stoccata in Israele; finanziamenti speciali per l’acquisto di munizioni e l’espansione della capacità produttiva di armamenti per continuare a rifornire Israele.
Le armi statunitensi sono al centro delle operazioni delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e della polizia israeliana a Gaza, in Cisgiordania e oltre. L’intero inventario di aerei da combattimento di Israele proviene dagli Stati Uniti, inclusi 75 F-15, 196 F-16 e 39 F-35, così come tutti gli elicotteri d’attacco e da trasporto, tra cui 46 Apache, 25 Sea Stallion e 49 Black Hawk, secondo quanto riporta il Quincy Institute.
La base Maga può insorgere
Per superare potenziali ostacoli legati al malcontento di alcuni repubblicani – anche tra i sostenitori di Trump e la base Maga – gli israeliani propongono clausole “America First”. Tra queste, l’impiego di parte dei fondi in progetti di ricerca congiunti Usa-Israele, anziché in aiuti diretti. “Si tratta di un approccio innovativo: vogliamo spostare l’accento sulla collaborazione bilaterale, e agli americani piace”, ha dichiarato un funzionario israeliano ad Axios.
Nel frattempo, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che la storia di Axios è “falsa”, affermando: “Non so di cosa stiano parlando». Ha poi condiviso le sue intenzioni di rendere l’industria bellica israeliana il più indipendente possibile.
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