Israele pensa di uccidere Nasrallah nella prossima guerra a Hezbollah

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Politica /

L’obiettivo di Israele nella prossima guerra contro Hezbollah è quello di ottenere una vittoria “decisiva” che consisterebbe anche nell’uccisione del leader del movimento, Hassan Nasrallah. “Se riusciremo a uccidere Nasrallah nella prossima guerra, lo vedrei come il raggiungimento di una vittoria decisiva”. Queste le parole del generale delle Idf, Yaacov Barak, riportate da Haaretz quando gli è stato chiesto cosa intendesse per “vittoria decisiva”.

Non è un mistero che Israele consideri Nasrallah un obiettivo delle proprie operazioni. Già a novembre dell’anno scorso, il portavoce delle Idf, Ronen Manelis, disse che l’esercito israeliano stava conducendo una guerra psicologica e mediatica contro Hezbollah aggiungendo di ritenere il leader sciita libanese già nel mirino delle forze di Israele. Un pensiero già espresso, pochi mesi prima, dal capo di Stato maggiore, Gadi Eisenkot.



In molti considerano queste frasi come parte di una strategia delle forze armate israeliane per provocare il movimento sciita libanese. Una parte di quella guerra psicologica che vuole incutere terrore nei confronti dei vertici militari libanesi, in particolare di Hezbollah, per ottenere un blocco delle loro operazioni di rafforzamento oppure per provocare una reazione che Israele utilizzerebbe come leva per muovere guerra nei confronti del movimento. 

Queste dichiarazioni (e provocazioni) arrivano fra l’latro in un momento particolarmente delicato, in cui la tensione fra i due fronti è diventata estremamente alta. E più volte, soprattutto da parte israeliana, si è parlato con facilità di un possibile e imminente conflitto sul fronte settentrionale. Nel mirino di Tel Aviv non c’è solo il movimento di Hezbollah, ma tutto quello che ruota intorno al Partito di Dio, e dunque l’asse con l’Iran, l’alleanza con la Siria di Bashar al-Assad e i legami, piuttosto complessi ma stabili, con il governo di Beirut. Proprio per questo motivo, quando da Israele si parla di guerra, difficilmente i vertici politici e militari parlano del solo obiettivo “Hezbollah”, ma fanno riferimento a un unico blocco comprendente Siria e Libano e con l’Iran come unico vero obiettivo

Le alte sfere delle Israel Defense Forces da tempo segnalano che la situazione intorno allo Stato di Israele possa condurre a un conflitto su larga scala e anche entro il 2018. Esistono però due teorie a riguardo. C’è chi vede il fronte di Gaza come quello in cui più probabilmente esploderà un conflitto nel prossimo futuro, ma c’è anche chi ritiene che il prossimo conflitto possa essere ben più ampio e iniziare proprio a nord, sulla frontiera libanese e siriana. E non a caso, i preparativi, le esercitazioni, gli approvvigionamenti e tutti gli aggiornamenti delle attrezzature belliche sono orientati verso il Libano più che verso la frontiera con la Striscia di Gaza. Un’enclave, quella palestinese, che probabilmente sarà comunque coinvolta qualora dovesse deflagrare una guerra nel nord.

Come già ampiamente detto in questa testata, i motivi per cui possa scoppiare un conflitto fra Israele e Hezbollah (coinvolgendo in quel caso il Libano, molto probabilmente) sono tanti. Ai motivi legati all’alleanza sciita fra Hezbollah e l’Iran, si aggiungono problemi di natura economica e politica che vedono un confronto serrato fra il governo di Beirut e quello di Tel Aviv. La mediazione americana, un tempo essenziale per congelare il confronto fra i due Stati, con Trump si è andata perdendo, perché gli Usa della nuova amministrazione hanno già fatto la loro scelta nettissima: Israele. E da parte sciita, la’opera di mediazione di Washington è già stata ampiamente rigettata.

Ci sono altre forze internazionali impegnate a non far scatenare una guerra. Non solo le potenze impegnate nella missione Unifil dell’Onu (in particolare Italia e Francia) ma anche la Russia, che non vuole assolutamente l’aperttura di un altro fronte mentre è già impegnata nel vischioso conflitto siriano. Una potenziale guerra fra Israele e Libano metterebbe a repentaglio l’intera strategia russa in Medio Oriente, dal momento che provocherebbe un effetto-domino che andrebbe certamente a colpire la Siria e gli alleati del Vicino Oriente. Ma non sembra che questo impegno sia apprezzato da parte israeliana, che anzi considera gli altri attori regionali come un ostacolo alla propria strategia di finirla., una volta per tutte, con l’asse sciita. Le parole sull’uccisione di Nasrallah sono un segnale inequivocabile che la volontà israeliana sia netta.