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L’abbattimento di un F-16 israeliano non è qualcosa cui si assiste tutti i giorni in Siria, ed è evidente che questo colpo sia stato un ottimo “spot” per le forze armate della Siria e dei suoi alleati, che possono dire di aver colpito in maniera definitiva un aereo della “Fionda di Davide”. Ma se la guerra è tale, le perdite sono già messe in conto dagli Stati che ne prendono parte. E non ci sono dubbi che anche l’aviazione israeliana fosse consapevole di ciò che rischiava. Un aereo abbattuto è un colpo duro, ma non durissimo. Ma le forze armate israeliane non sono preoccupate tanto dalla potenziale vulnerabilità dei suoi aerei –  un problema che può essere messo in conto in una guerra contro uno Stato e non contro frange estremiste – quanto dalla certificazione del fallimento della propria strategia che mette a repentaglio lo stesso concetto di “superiorità aerea” nella regione, che si riteneva fosse pienamente nelle mani delle Idf. L’abbattimento dell’F16, più che un danno all’aeronautica israeliana, è quindi soprattutto l’allarme per tutte l’aeronautica di Tel Aviv: le cose in Medio Oriente sono cambiate.

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Facendo un passo indietro, Israele non ha una vera superiorità aerea nella regione dalla fine del 2015, cioè da quando la Russia ha deciso di installare una batteria di difesa missilistica S-400 in Siria abbastanza potente da localizzare la stragrande maggioranza dello spazio aereo israeliano. Come riporta il The Times of Israel, da allora, Israele ha operato in maniera efficace in Siria soltanto grazie al benestare di Mosca. “Al giorno d’oggi una mosca non può ronzare sopra la Siria senza il consenso russo”, così disse un funzionario della difesa israeliano al think tank International Crisis Group dopo l’installazione dell’S-400. E dunque fino ad ora la Russia aveva sostanzialmente avallato i raid israeliani in Siria fintantoché non fossero pericolosi per i propri soldati. Ogni bombardamento a un convoglio iraniano o di Hezbollah o una base siriana avevano ricevuto, in pratica, il nulla osta di Mosca, che in Siria deve riuscire a svolgere una difficilissima politica di equilibrio fra gli interessi del tutto opposti di Iran – suo alleato – e Israele – fondamentale attore regionale-.

L’abbattimento dell’F-16 e la telefonata di Putin a Netanyahu sul fermare i raid in Siria dimostrano invece un cambio di passo. Qualcosa è cambiato fra Tel Aviv e Mosca sul fronte siriano. E questo qualcosa ora costringe l’aviazione israeliana a modificare i propri piani di guerra, che devono fare i conti con un possibile blocco da parte del Cremlino. Sia chiaro, Israele ha continuato i raid dopo il colpo subito e ha distrutto buona parte della contraerea siriana. Ma la Russia, con l’ok a quel missile, con la visione del drone iraniano e con il controllo sulle rotte israeliane, ha fatto capire di non poter avallare tutto. 

Come ha dichiarato Yiftah Shapir al quotidiano israeliano, analista ed ex funzionario dell’arenoautica militare, la superiorità aerea è definita dalla Nato come “quel grado di dominio nella battaglia aerea di una forza su un’altra che consente lo svolgimento di operazioni da parte della prima e delle relative forze terrestri e aeree in un dato momento e luogo senza interferenze proibitive da parte forza opposta.” Di conseguenza, Shapir ha detto: “Non guardi mai un caso isolato. Calcoli le possibilità”. E questi calcoli non cambiano a causa di un aereo, ha detto Shapir. Una teoria confermata anche dal generale Reuven Ben-Shalom: “Non significa nulla sulla nostra superiorità aerea. Puoi avere superiorità e puoi vincere, pur perdendo la gente “, ha detto. Il problema vero semmai, a detta di questi due analisti, è l’eccessivo grado di sicurezza che aveva fino a questo momento Israele, che, secondo loro, è abituato fin troppo bene confrontandosi con nemici che non hanno potenti mezzi di contraerea, per esempio nella Striscia di Gaza.

Pertanto, mentre l’abbattimento dell’F-16 potrebbe non indicare un cambiamento nella superiorità aerea, dall’altro lato esso potrebbe cambiare la strategia che adesso utilizzerà la Fionda di Davide in Siria. Da un lato, la distruzione di una grande percentuale della  contraerea siriana indicherebbe comunque che Israele potrebbe operare più liberamente in futuro in quel territorio. I bombardamenti successivi alla caduta del jet hanno provocato un danno gravissimo a tutto il sistema di difesa di Damasco, trasformandosi in un chiaro messaggio ad Assad di evitare, in futuro, di abbattere un aereo di Israele. D’altro canto, c’è una crescente preoccupazione per il modo in cui la Russia reagirà qualora il suo alleato siriano venga nuovamente colpito nel profondo. 

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