Pedro Sanchez passa il Rubicone e definisce Israele “Stato genocida”. Il presidente del Governo spagnolo ha preso posizione contro Tel Aviv per la guerra a Gaza rispondendo a un’interrogazione parlamentare del deputato Gabriel Rufian, membro della Sinistra Repubblicana di Catalogna (Erc), che ha chiesto al premier socialista, sostenuto dal suo partito con l’appoggio esterno, se il Governo di Madrid facesse ancora affari con Israele.
“Voglio chiarire una cosa, signor Rufian. Non facciamo affari con uno stato genocida”, è stata la risposta di Sanchez. Il capo di Governo fa riferimento agli affari diretti tra governi, in particolar modo i contratti nei settori della difesa e dell’alta tecnologia. Madrid ha sospeso gli acquisti di armamenti e sistemistica israeliana dopo l’inizio della rappresaglia a Gaza seguita ai massacri del 7 ottobre 2023 e di recente ha sospeso l’esecuzione di un contratto da 6,6 milioni di euro per comprare 15 milioni di munizioni assegnato tramite appalto all’israeliana Imi System per una fornitura alla Guardia Civil.
La questione palestinese è fortemente sentita nel Governo spagnolo. Da tempo Yolanda Diaz, vicepresidente del Governo e ministro del Lavoro nonché leader della sinistra radicale di Sumar, ha apertamente definito “genocida” la guerra di Gaza condotta da Israele e spesso le formazioni progressiste alleate del Partito Socialista Operaio di Spagna (Psoe) di Sanchez hanno messo come precondizione per il prosieguo dell’esperienza di governo proprio un atteggiamento duro contro Israele.
Sanchez, il leader europeo più vicino a Gaza
Sanchez non ha mai avuto necessità di farsi pressare a riguardo, anzi: ha promosso il riconoscimento della statualità della Palestina a fine maggio del 2024 e al contempo ha portato la Spagna a schierarsi a fianco del Sudafrica tra i Paesi che promuovono alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Onu la causa per definire se a Gaza stia effettivamente avvenendo un genocidio.
La nuova presa di posizione segna un salto di qualità della critica. Solo pochi giorni fa anche Josep Borrell, ex ministro degli Esteri spagnolo ed ex Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune dell’Unione Europea, aveva definito una linea simile. Sanchez si inserisce così in un ristretto novero di leader che hanno usato esplicitamente la parola “genocidio” per la guerra di Gaza: prima di lui, notevoli in particolar modo gli esempi dei presidenti di Brasile e Colombia, Luis Inacio Lula da Silva e Gustavo Petro, e le dure critiche dello scomparso Papa Francesco.
Sanchez prende una posizione netta, ricompatta l’esecutivo su Israele e mira a far passare una linea chiara: promuovere l’immagine del suo come di un esecutivo attento a combattere la sopraffazione su ogni fronte. Il calcolo politico di Sanchez è critico: il capo del governo sta cercando di far passare al contempo un ambizioso piano di rafforzamento dell’esercito con investimenti da 10 miliardi di euro aggiuntivi per toccare la quota del 2% del rapporto tra spese militari e Pil e un’apertura a una linea che consideri le aggressioni condannabili a prescindere dalla loro provenienza.
L’Ucraina e Gaza, fronte comune
Sostenere l’Ucraina, come Madrid fa convintamente, contro l’aggressione russa è per Sanchez insufficiente se non si ha la forza di tenere un’analoga posizione contro la strage israeliana a Gaza. Sumar, nota Politico.eu, ” è preoccupato per la possibilità che l’aumento delle spese militari possa andare a discapito dell’esteso sistema di welfare spagnolo, e ha anche espresso la sua opposizione alla militarizzazione del Paese, mentre Sanchez insiste sul fatto che la Spagna rimane un Paese pacifista e che gli investimenti mirano a scoraggiare chiunque possa pensare di attaccare l’Europa”.
Una presa di posizione netta contro Israele può rafforzare il convincimento politico in una logica di sistema: la questione palestinese è centrale nel Psoe e nella sua agenda di politica estera, incardinata nell’eredità del socialismo mediterraneo degli scorsi decenni, e diventa bandiera di politica estera per Sumar e gli alleati minori del governo, i partiti regionalisti catalani e baschi. Per legittimare la sua agenda su ogni fronte, Sanchez deve tener conto di queste sensibilità: e politicamente ha dimostrato di saperle ben governare nel nome della chiara presa di posizione di Madrid contro ogni guerra e aggressione.
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