Che Israele fosse favorevole, per tutta una serie di ragioni, all’indipendenza del Kurdistan iracheno non è certo una novità. Ora però l’ufficialità di tale posizione arriva direttamente dal primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha chiarito la posizione di Tel Aviv dopo le recenti dichiarazioni pronunciate qualche giorno fa a Washington da Yair Golan, generale maggiore delle forze di difesa israeliane ed ex vice capo dello Stato Maggiore delle forze di difesa. Secondo quanto riportato da Haaretz, in quella sede il generale Golan ha espresso il suo apprezzamento per la causa curda e ha affermato che il Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) non rappresenterebbe un’organizzazione terroristica o una reale minaccia.
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“Dal mio punto di vista personale il Pkk non è un’organizzazione terroristica, ecco come la vedo” – ha affermato Golan. “Quando vediamo l’Iran ad est, e l’instabilità di quella regione, un’entità curda unita nel mezzo di questa palude non credo sia una cattiva idea”. Parole che hanno fatto infuriare Ankara e creato malumori anche negli Stati Uniti.
Le parole di Netanyahu e la posizione di Israele
Alle dichiarazioni di Golan fanno eco quelle di Netanyahu, che prende le distanze dal generale per quanto concerne il Pkk, ma sostiene con grande convinzione l’istituzione di un’entità statale curda. “Israele si oppone al Pkk e lo considera come un gruppo terroristico, a differenza della Turchia che supporta i terroristi di Hamas” – ha sottolineato Netanyahu. “Mentre Israele combatte il terrorismo nel suo complesso, esso sostiene gli sforzi legittimi del popolo curdo per l’istituzione di un proprio stato”.
L’attuale Primo Ministro aveva già espresso il suo sostegno all’indipendenza curda in passato. Come riporta lo stesso Haaretz, nel giugno 2004, in un discorso pronunciato presso l’Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale (Inss), Netanyahu affermò la necessità di istituire uno stato curdo. Secondo gli alti funzionari israeliani, inoltre, le dichiarazioni del Primo Ministro riflettono la posizione ufficiale di Israele alla luce dell’eventuale referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno. Non è un mistero che da molti anni Israele abbia rapporti molto stretti con il clan Barzani, ora al potere.
Baghdad, Turchia e Iran contro il referendum promosso da Barzani
Nel frattempo, il governo iracheno, dopo un voto in parlamento disertato dai deputati curdi, ha deciso che non riconoscerà l’esito della votazione del 25 settembre promosso da Mas’ud Barzani. Secondo quanto riporta l’Huffpost, infatti, il referendum rappresenta “una minaccia all’unità dell’Iraq, garantita dalla Costituzione, e una minaccia alla pace civile e regionale in quanto viola la Costituzione irachena”. Il referendum è stato contestato sia dalla Turchia che dall’Iran, per il timore che la consultazione possa rafforzare i sentimenti separatisti delle minoranze curde in tutto il Medio Oriente.
Il ministro degli esteri turco, scrive askanews, ha definito “preoccupante” l’insistenza del Kurdistan iracheno sul referendum, e annunciato che “nonostante tutti i consigli amichevoli tale insistenza avrà senza dubbio un prezzo”. Nel comunicato Ankara loda la bocciatura di Baghdad come “chiaro indicatore dell’importanza che l’Iraq pone sull’unità politica e l’integrità territoriale”. Il Kurdistan indipendente può attendere, con buona pace di Israele.