“Israele ha fermato i raid in Siria su ordine di Vladimir Putin”

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Politica /

Israele ha interrotto gli attacchi sulla Siria su “ordine” di Vladimir Putin. Queste le scottanti dichiarazioni dell’ex vice ministro della Difesa ed ex ministro dei Trasporti di Israele, il generale Efrahim Sneh, che getta nuova luce sulla disputa mediorientale fra Israele e Russia. 

“Perché Israele si è fermato? Una chiamata di Putin a Netanyahu in cui Putin ha detto ‘basta’“. Questa la spiegazione data dall’ex ministro laburista durante una conferenza in memoria dell’ex capo del Mossad Meir Dagan, morto nel 2016.



Sneh non ha rivelato la fonte che gli dato queste informazioni riguardo ai raid dell’aviazione israeliana in Siria. Raid che, secondo le informazioni rilasciate dalle forze armate di Israele, avrebbero distrutto fino a metà delle batterie antiaeree siriane e in cui è stato abbattuto un F-16 israeliano. Tuttavia, mentre l’ex ministro resta convinto delle sue affermazioni, il governo non ha voluto rispondere né smentire quanto detto dal politico israeliano. E questi “no comment” da Tel Aviv suonano come tacite ammissioni.

Secondo Sneh, quella conversazione ha dimostrato che Israele ha perso la sua capacità di agire liberamente nella regione. “Questo è definito come il limite della capacità di Israele di operare in Medio Oriente. Non ha altro nome”. E in effetti è quello che sospettano molti vertici militari israeliani da quando è iniziata la guerra in Siria. L’intervento della Russia, che controlla lo spazio aereo siriano e che ha inviato i suoi sistemi contraerei, ha di fatto imposto a Israele il passaggio attraverso il Cremlino per operare liberamente in quell’area. E da tempo si riteneva che fosse stato Putin a fermare l’escalation.

L’esempio del raid in Siria nel 2007, in cui è stato distrutto un reattore nucleare, è un esempio eclatante. Dieci anni fa, Israele, senza una guerra, poteva operare liberamente per declinare la sua strategia regionale. Oggi, con la Siria coinvolta in un conflitto di cui non si vede ancora la fine e con tutte le potenze più o meno interessate a intervenire, Tel Aviv dimostra di avere le mani quasi del tutto legate. In questo senso, si può dire che oggi l’aeronautica israeliana può colpire in Siria solo con il consenso russo.

“Al giorno d’oggi, una mosca non può ronzare sopra la Siria senza il consenso russo” è la frase con cui un funzionario della Difesa israeliana commentò l’installazione in Siria del sistema S-400 al think tank International Crisis Group. E questa frase può essere una sintesi eloquente di cosa significhi per Israele l’arrivo dei russi a Damasco e dintorni.

Per il primo ministro Benjamin Netanyahu, le frasi dell’ex ministro non possono certo essere un aiuto. Frasi del genere non fanno che dimostrare quanto sospettato da molti, e cioè che ormai sia Putin il vero tessitore della trama mediorientale. Se oggi la torre di controllo degli interventi in Siria è a Mosca, significa che tutto passa per il Cremlino.

Per Putin un compito non facile. Le forze in campo nella guerra di Siria, soprattutto in questa fase così complessa, hanno interessi diametralmente opposti. Molti sono finti alleate, altri, finti nemici. Controllare il gioco dei raid e degli interventi è difficile e adesso, con la ritirata americana dalla posizione di leadership del conflitto, è la Russia a dover gestire i suoi alleati, i suoi nemici ma anche Stati che non sono alleati ma che restano comunque inevitabili partner, vedi Israele.