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Israele ha partecipato ad una recente esercitazione con le forze aeree della Grecia per addestrarsi a contrastare i sistemi missilistici S-300 che recentemente, nella loro ultima versione PMU-2, sono stati consegnati dalla Russia alla Siria.

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Secondo quando riporta il Jerusalem Post, 11 cacciabombardieri F-16I insieme ad un velivolo Aew/C (Airborne Early Warning and Control) sono stati inviati in Grecia, presso la base di Kathimerini.

Ufficialmente, secondo quanto riportano le fonti israeliane, l’esercitazione è stata condotta per migliorare le capacità di interoperabilità tra le forze aeree dei due Stati, ma il reale motivo per il quale Tel Aviv ha inviato i propri velivoli, ed in particolare il Gulfstream G550 Eitam da scoperta radar in terra ellenica è stato per confrontarsi con il sistema S-300 di cui è in possesso Atene sin dalla crisi cipriota della metà degli anni ’90.

Quello che sappiamo dell’esercitazione congiunta

L’esercitazione, durata circa 12 giorni a cavallo tra ottobre e novembre, ha previsto missioni di bombardamento simulato e combattimento aereo (dogfight) il tutto in un ambiente elettronico ostile procurato proprio dalle batterie di S-300 in dotazione alla Grecia.

Le prime indicazioni su questa attività risalgono già alla fine di ottobre, più esattamente il 31, quando proprio il Gulfstream G550 in dotazione alla Iaf (Israeli Air Force) è stato scoperto in volo con il transponder acceso sulla Grecia settentrionale impegnato in un lungo circuito per poter testare come funziona il sistema di scoperta e ingaggio degli S-300, raccogliendo così importanti dati su come sia possibile ingannarne e accecarne i radar.

L’esercitazione, come ha riportato anche ufficialmente la Iaf in un tweet, è stata la più grande tenuta dall’aeronautica israeliana all’estero in tutto il 2018 ed ha visto coinvolti il 119esimo stormo operante su F-16I ed il 122esimo che vola con il G550.

Come sottolineato anche dal tenente colonnello comandante la delegazione israeliana, è stata anche occasione per la Iaf di confrontarsi con le metodologie di volo dell’aviazione ellenica, che sono diverse rispetto a quella israeliana, e, ci viene da pensare, opera anche in uno scenario geografico molto più simile a quello mediorientale rispetto ad altri Paesi della Nato. 

Come riferito dal comunicato ufficiale della Iaf, negli stessi giorni un gruppo di elicotteri da attacco dell’Esercito Ellenico si è addestrato, in una forma di scambio, nella base israeliana di Ramon  a sud ovest di Be’er Sheva, congiuntamente con elicotteri israeliani. 

La minaccia degli S-300 siriani neutralizzata?

Come abbiamo già avuto modo di dire la consegna dei sistemi S-300PMU-2 alla Siria da parte della Russia – un totale di 12 batterie secondo alcune fonti – non cambierebbe le sorti di un eventuale ulteriore attacco aerei israeliano.

Al di là della possibilità di utilizzare il nuovo cacciabombardiere stealth F-35 nella versione appositamente costruita per Israele, la I, la Iaf ha avuto modo di esercitarsi a contrastare il sistema di difesa aerea russo non solo in Grecia – che è dotata dei PMU-1, ma anche in Ucraina che è dotata della stessa versione di cui dispone la Siria.

Queste ultime esercitazioni hanno anche dato modo alla Iaf di confrontarsi con il sistema di difesa aereo di stampo sovietico che è grossomodo lo stesso di quello siriano.

Nonostante questo Tel Aviv si è sempre fermamente opposta in passato, facendo pressioni su Mosca, in merito alla cessione di questi sistemi d’arma a Damasco dato che, pur nella loro obsolescenza – sono pur sempre vecchi di 20 anni rispetto agli S-400 – rappresentano comunque un netto miglioramento delle difese aeree siriane, soprattutto se operati da personale russo, ipotesi non del tutto fantasiosa se guardiamo alla storia recente e passata.

La Russia è l’unico possibile game changer

Dopo queste considerazioni possiamo quindi affermare che l’unico vero efficace game changer per l’area non è l’S-300 bensì la bolla difensiva che la Russia ha installato in Siria per proteggere le proprie basi di Khmeimim e Tartus.

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Oltre ai ben noti sistemi S-400, supportati anche da Pantsir e Buk per la difesa di punto, ci sono tutti i sistemi di guerra elettronica che, se attivati, sarebbero in grado di dare più di un grattacapo alla Idf in caso di attacco.

Il Krasukha-4, per citarne uno di quelli che Mosca schiera nell’area in questione, è infatti in grado di “spegnere” gli asset elettronici dell’avversario sino alla quota a cui operano i satelliti e pertanto sarebbe in grado di disturbare – in gergo jamming – i radar da attacco e scoperta israeliani sia aeroportati che a terra.

Di altra natura invece sarebbe la considerazione politica che deriva dal fatto che la Russia, che ha schierato questi sistemi in Siria da mesi a seguito del primo attacco americano e che riteniamo li abbia usati per stornare i Tomahawk dai loro obiettivi nel secondo, non li abbia usati per contrastare i raid della Iaf. Ma questa è un’altra storia. 

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