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Politica

“Israele responsabile di violenze sessuali”: scontro frontale tra Tel Aviv e l’Onu del segretario Guterres

Tel Aviv ha deciso di congelare ogni rapporto con il segretario generale per un rapporto sule violenze sessuali di imminente pubblicazione.
Guterres Onu Israele

È scontro totale tra l’ufficio del Segretario generale Onu António Guterres. e Tel Aviv. L’ambasciatore israeliano all’ONU, Danny Danon ha annunciato che Gerusalemme congela ogni cooperazione con l’ufficio di Guterres, dopo la decisione – non ancora ufficializzata – di inserire lo Stato ebraico nella lista dei soggetti responsabili di violenza sessuale in zone di conflitto. A riportare la notizia è il Times of Israel. Accusa mal tollerata da Tel Aviv, che ha reagito duramente: «Una decisione politica, sconnessa dai fatti e dalla realtà», ha scritto Danon su X (ex Twitter), attaccando l’accusa che secondo fonti israeliane sarebbe contenuta nel prossimo rapporto annuale del segretario generale. Il documento non è ancora stato reso pubblico.

«Attendiamo un segretario professionale e giusto»

«Chiunque sia in grado di mettere Israele nella stessa lista dei terroristi e stupratori di Hamas non ha alcuna legittimità morale per chiedere cooperazione», ha dichiarato Danon, annunciando il congelamento dei rapporti con l’ufficio di Guterres. «Israele aspetterà che entri in carica un segretario generale professionale e giusto». Guterres, il cui mandato scade alla fine dell’anno, non ha ancora commentato ufficialmente la decisione israeliana.

L’11 maggio scorso, il noto editorialista del New York Times Nicholas Kristof ha pubblicato – tra le opinion – un’inchiesta meticolosamente documentata, intitolata The Silence That Meets the Rape of Palestinians. Kristof ha intervistato quattordici sopravvissuti palestinesi – uomini, donne e persino bambini – che hanno raccontato stupri, sevizie sessuali e torture sistematiche da parte di guardie carcerarie, soldati e interrogatori israeliani. La sua inchiesta citava rapporti delle Nazioni Unite e di organizzazioni internazionali per i diritti umani, descrivendo un quadro in cui la violenza sessuale contro i detenuti palestinesi è diventata una «procedura operativa standard».

Tel Aviv ha reagito con durezza all’inchiesta di Nicholas Kristof, definendola «le menzogne più orribili e distorte mai pubblicate contro lo Stato di Israele nella stampa moderna» e annunciando di volerlo citare in giudizio. Rimane però poco chiaro come possa procedere: un governo straniero non può intentare una causa per diffamazione contro un giornalista o una persona fisica con la stessa facilità di un privato cittadino. Inoltre, invocando la giurisdizione di un tribunale statunitense, Israele dovrebbe rinunciare almeno in parte alla propria immunità sovrana.

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