Libano e Siria saranno un unico fronte di guerra. Lo ha detto il ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman, il quale ha anche sottolineato che lo Stato ebraico sta valutando l’ipotesi di un attacco contemporaneo da sud, dalla Striscia di Gaza, dove dominano le milizie islamiste di Hamas.

“A nord – ha detto Lieberman – abbiamo un unico fronte composto da Libano, Siria, da Hezbollah, dal regime Bashar al Assad e da tutti coloro che lo aiutano”. Secondo il ministro della Difesa israeliano, l’esercito libanese “ha perduto la propria indipendenza ed è diventato parte integrante di Hezbollah, da dove partono effettivamente gli ordini”.

Per i dati in possesso all’intelligence israeliano, il Partito di Dio dispone, di oltre 100mila razzi e missili che possono colpire praticamente tutto il territorio di  Israele. Secondo Lieberman esiste il rischio concreto di un confronto che “si sviluppi sui fronti nord e sud. Non credo ci potrà essere una guerra su un solo fronte. Questa è la nostra ipotesi di base ed è quella su cui il nostro esercito si prepara”.

“La nuova realtà – ha affermato Lieberman – ci presenta nuove sfide. Se una volta parlavamo del fronte libanese, questo non c’è più. C’è un fronte settentrionale. In ogni sviluppo che ci sarà, avremo un fronte, Siria e Libano assieme, Hezbollah, il regime di Assad e tutti i sostenitori del regime di Assad”.

Le dichiarazioni del ministro della Difesa israeliano vanno di pari passo con un editoriale scritto da Eric R. Mandel e apparso sul Jerusalem Post il 5 settembre scorso in cui si annuncia una nuova guerra, che gli Usa dovranno accettare

Come riporta La Stampa, proprio in questi giorni, gli Usa hanno messo nuove taglie contro Talal Hamiyah, il capo delle operazioni estere del Partito di Dio, e Fuad Shukr, un comandante militare. Secondo il quotidiano di Torino, “la mossa rientra nel piano del presidente Donald Trump, che sarà annunciato domani, per contrastare ‘l’influenza nella regione’ dell’Iran”.

Teheran, di fatto, ha vinto la sua guerra in Siria, rappresentando così una minaccia per lo Stato ebraico, come ha scritto il generale Yossi Kuperwasser: “L’Iran vuole quasi certamente trasformare la Siria in una base militare iraniana. Per cui, invece di minacciare Israele da 1.300 chilometri, le forze iraniane potrebbero arrivare ai confini di Israele. Ciò comporterebbe un cambiamento drammatico nella natura della minaccia che Israele dovrà affrontare”.

Secondo Mandel, l’Isis perderà in Siria, ma l’Iran prenderà il sopravvento, ed è a questo punto che Israele dovrà combattere. Sarà una guerra preventiva, che verrà condotta prima di ogni possibile attacco iraniano: “Se l’amministrazione (Trump NdR) non riesce ad agire, il Congresso dovrebbe assumere la direzione, parlando chiaramente al popolo americano su come la presenza dell’Iran in questa regione possa danneggiare la sicurezza nazionale”. Per questo motivo, Israele avrebbe già mandato ufficiali e membri dell’intelligence negli Stati Uniti per parlare di una nuova possibile guerra, che potrebbe infiammare ancora di più il Medio Oriente.

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