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L’Aman, il direttorato per l’intelligence militare di Israele, lancia l’allarme: l’Iran potrebbe, entro la fine dell’anno, avere abbastanza uranio arricchito per costruire una bomba atomica e tra due anni essere in grado di montarla su missili balistici.

La stima dei servizi segreti militari di Tel Aviv afferma, come riportato dal Jerusalem Post, che se Teheran continuerà il proprio programma atomico all’attuale rateo di sviluppo, sarà capace di produrre 1300 chilogrammi di uranio arricchito in bassa percentuale dai quali poter ottenere 25 chilogrammi di uranio altamente arricchito entro la fine del 2020.

Una questione di arricchimento

Occorre chiarire subito un concetto: l’allarme lanciato dai servizi israeliani parte da una semplice considerazione più che da attività di spionaggio. Il trattato Jcpoa, sul nucleare iraniano, era infatti stato concepito per allontanare di un anno la possibilità che Teheran fosse in grado di dotarsi di armamento atomico tramite la riduzione del materiale fissile posseduto, fissato in 300 chilogrammi di uranio arricchito, e tramite la definizione di un limite della percentuale stessa di arricchimento, fissata al 3,67%, sufficiente cioè per essere usata nei reattori di uso civile ma assolutamente non idonea a costruire bombe.

Da quando il Jcpoa è stato stracciato unilateralmente dagli Stati Uniti, l’Iran, come da clausole dello stesso, ha lentamente ma costantemente ripreso l’attività di arricchimento riattivando centrifughe e riaprendo centri di ricerca e sviluppo compreso il reattore ad acqua pesante di Arak, capace di produrre plutonio, utilizzato esclusivamente per scopi militari.

Teheran quindi, essendo uscita anch’essa quasi del tutto dal Jcpoa, ha avviato un conto alla rovescia, fissato già dal trattato anche quando era in essere, della durata di un anno.

Arrivare alla costruzione di un ordigno atomico è un processo abbastanza lungo e non è sufficiente utilizzare l’energia atomica per scopi civili: il combustibile utilizzato nelle centrali ha infatti una concentrazione di uranio 235 compresa tra il 3 ed il 5%. L’uranio viene considerato altamente arricchito quando la concentrazione dell’isotopo 235 è pari al 20% mentre per poter essere utilizzato in ordigni atomici questa deve arrivare almeno al 90%.

La questione è che per arricchire l’uranio, che sia al 3% o al 90, vengono utilizzati gli stessi macchinari (le centrifughe) e gli stessi procedimenti, cambia solamente il tempo necessario per ottenerlo.

Nell’ultimo rapporto dell’Aiea, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, datato novembre 2019, si legge che l’Iran era in possesso di circa 550 chilogrammi di uranio arricchito, di cui un quarto in percentuale maggiore del 3,67%, il valore soglia imposto dal Jcpoa.

La bomba, i missili, la dottrina

Avere uranio sufficiente per costruire una bomba atomica non significa però averla a tutti gli effetti. Per avere un ordigno nucleare effettivamente efficace è necessario, ad esempio, disporre di adeguate tecnologie di miniaturizzazione che permettano di fabbricare una testata per un missile dai pesi adeguati, soprattutto sono necessari adeguati studi che riguardano la complicata geometria dell’esplosione convenzionale che, nelle testate moderne, innesca la compressione dell’esplosivo atomico innescandone la reazione a catena.

Tutti progressi di non facile raggiungimento per un’economia soggetta a embargo come quella iraniana e che necessitano di test da effettuare sul campo, non solo di simulazioni al computer: l’esperienza nordcoreana è lì a testimoniarlo.

Per quanto riguarda i missili, che secondo i servizi segreti israeliani saranno in grado di montare testate entro due anni, il problema è proprio quanto appena evidenziato, secondo chi scrive: l’Iran dispone già di un notevole arsenale missilistici a corto/medio raggio in grado di coprire tutta l’area del Medio Oriente e di spingersi sino alle prime propaggini dell’Europa. Sono missili in grado di portare un notevole carico bellico su grandi distanze: il missile Sejjil, ad esempio, è un vettore con un raggio d’azione di 2 mila km e capace di trasportare una singola testata da 500 o 1500 kg del tipo He (High Explosive) o nucleare.

L’Iran però ha un elevato numero di vettori a corto raggio, tipo Srbm, e solo qualche decina di quelli a più elevata gittata tipo Mrbm, e soprattutto sono tutti vettori dotati di una scarsa precisione, sebbene in caso di carica atomica non serva che il missile sia molto preciso quando diretto verso obiettivi d’area, ovvero città, porti, aeroporti e complessi industriali.

Per quanto riguarda la dottrina che sta spingendo l’Iran a riprendere questa strada è sempre l’informativa dei servizi israeliani a fugare ogni dubbio: Teheran non è attualmente interessata a sviluppare in tempi rapidi la bomba atomica, sebbene ne abbia la capacità, ma preferirebbe vedere il ritorno in vigore del trattato Jcpoa con la partecipazione di tutti i Paesi che lo hanno siglato, Stati Uniti compresi.

A quanto pare lo stesso Ali Khamenei, suprema autorità religiosa e politica iraniana, sta cercando di evitare decisioni avventate anche in considerazione del fatto che la prosecuzione dello sviluppo delle armi nucleari porterebbe a un possibile attacco preventivo per eliminare questo tipo di minaccia, e pertanto porterebbe l’Iran sull’orlo di un conflitto che non si può permettere, e che nessuno in fondo vuole, nemmeno gli Stati Uniti.

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