Israele torna a colpire lo Stato islamico nel sud della Siria, vicino alle Alture del Golan. A darne comunicazione, il portavoce delle Israel Defense Forces (Idf) che, attraverso il proprio profilo Twitter, ha dichiarato che nella notte fra mercoledì e giovedì un aereo delle forze israeliane ha bombardato in territorio siriano elementi “terroristi”.

Last night, the IDF tracked 7 armed suspects identified as terrorists most likely affiliated with ISIS. Their movements were tracked in the southern Golan Heights near the area of the triangle of Israel, Jordan, and the DMZ of Syria. An IDF aircraft struck the 7 terrorists pic.twitter.com/ATibSZvL6k

— IDF (@IDFSpokesperson) 2 agosto 2018

All’inizio non c’erano state definizioni specifiche su chi fossero questi elementi. Si parlava soltanto di depositi di mitragliatori Ak-47 e di imprecisati elementi “terroristi”. Concetto che per Israele è molto ampio, in quanto considera terrorista anche Hezbollah. E pertanto c’era cautela sul capire di quali obiettivi si fosse trattato. Successivamente è arrivata la spiegazione: si trattava di membri affiliati allo Stato islamico.

Secondo quanto riportato dai media israeliani, i terroristi si trovavano a circa 200 metri dal confine con il territorio israeliano. Per questo motivo, le Idf sarebbero intervenute colpendo direttamente in territorio siriano, ritrovano poi munizioni ed esplosivi. Un’azione simile avveniva invece al confine fra Siria e Giordania da parte dell’esercito di Amman.

Non è certo una novità che l’aviazione dello Stato ebraico colpisca direttamente in Siria. Ma fa riflettere l’evoluzione del coinvolgimento di Israele nel conflitto. Fino a poche settimane fa, l’aviazione israeliana non aveva mai colpito gruppi affiliati all’Isis in territorio siriano.

I missili di Israele avevano sempre colpito le basi considerate centrali di comando delle operazioni iraniane. Mentre i gruppi ribelli e terroristi erano sempre stati lasciati da parte. L’obiettivo, per il governo di Benjamin Netanyahu, è sempre stato quello di usare la guerra in Siria per contrastare Iran e Hezbollah. E i nemici dei suoi nemici erano, con i dovuti accordi per la protezione dei drusi, meno pericolosi.

Le cose sono cambiate nelle ultime settimane grazie alle vittorie dell’esercito di Bashar al Assad, che hanno liberato definitivamente il sud della Siria. Ma sono cambiate anche e soprattutto grazie agli accordi faticosamente raggiunti tra Russia e Stati Uniti per allontanare le truppe iraniane e della galassia sciita dal confine con Israele. La vittoria dell’esercito siriano e la presenza della polizia militare russa rappresentano, per Netanyahu, la garanzia dell’assenza di truppe sospette alle porte di Israele. E infatti Israele ha colpito per la seconda volta Daesh.

L’esercito siriano ha definitivamente ripulito l’area dello Yarmouk dall’Isis nelle ultime ore. Dall’altro lato, ha ripreso il pieno controllo del confine. Ma è la Russia a gestire adesso il difficile compito di responsabile dell’area insieme alle forze Onu impegnate in Golan per separare le parti in conflitto.

Una novità non di poco conto in questa guerra. Vedere per la prima volta forze delle Nazioni Unite e forze militari russe impegnate nella gestione della zona di separazione fra Siria e Israele è un segnale chiarissimo non solo degli accordi, ma anche dell’importanza che ha assunto il ruolo di Mosca in tutto il settore meridionale.

Intanto, mercoledì scorso, l’inviato della Russia in Siria, Alexander Lavrentiev, ha dichiarato che le forze iraniane hanno ritirato le loro armi pesanti a una distanza di 85 chilometri dalla frontiera delle Alture del Golan. “Gli iraniani si sono ritirati e non ci sono formazioni sciite”, ha detto l’agenzia russa Interfax citando le parole dell’inviato di Vladimir Putin per il conflitto siriano.

Articolo di Lorenzo Vita