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L’Iran ci ha dichiarato guerra. I più alti gradi di Teheran vogliono cancellare l’entità sionista. Non nascondono il fatto che vogliono cancellare lo Stato di Israele dalla faccia della terra “. Le parole del ministro della Difesa di Israele, Avigdor Lieberman, alla conferenza annuale organizzata dalla Federazione delle autorità locali e dal Fondo Nazionale Ebraico (Keren Kayemeth LeIsrael), non lasciano molti dubbi su quale sia il pensiero della Difesa israeliana e del governo di Tel Aviv sul presente e futuro delle relazioni con l’Iran e con i suoi alleati. Se non una dichiarazione di guerra in senso tecnico, da un punto di vista politico è la certificazione di quanto sostenuto fino ad oggi: non c’è una guerra, ma è come se ci fosse. E Israele ha intenzioni di colpire tutto ciò che rappresenta il cosiddetto asse sciita in Medio Oriente.

L’Iran ci sta combattendo anche attraverso i suoi proxy – Hezbollah, Jihad Islamico Palestinese e ora Hamas, e ovviamente il regime siriano. Pertanto, è una guerra quotidiana non solo sotto l’aspetto militare, ma anche nel regno del terrorismo internazionale, e facciamo tutto al fine di preservare la sicurezza di Israele”, ha continuato il ministro, aggiungendo che Israele mantiene una assoluta libertà di azione. “Tutto ciò che dobbiamo fare è stato fatto”. Una frase, quest’ultima probabilmente rivolta alla Russia, che controlla lo spazio aereo siriano e che in questi mesi ha rappresentato la chiave di accesso per l’aviazione israeliana di colpire le postazioni siriane, di Hezbollah e iraniane sena subire la risposta della contraerea siriana. Cosa che invece è accaduta durante il raid successivo all’abbattimento del drone iraniano nella valle del Giordano e che ha comportato l’avvio dell’escalation militare fra Israele e Siria e la tensione con Mosca per la volontà di Putin di fermare nuove incursioni aeree.

“L’attività iraniana deve, ovviamente, infastidirci. Non sono solo minacce teoriche. Stanno investendo miliardi di dollari in armi di distruzione di massa e stanno cercando di stabilirsi in Siria”, ha detto il ministro come riporta il Jerusalem Post. Un’accusa rivolta alla Siria ma che coinvolge anche il Libano, visto che da mesi il governo israeliano continua a sostenere la necessità di fermare Hezbollah in Libano che è considerato la base dei missili iraniani rivolti verso Israele. Una situazione che rischia di evolversi in senso negativo e che potrebbe comportare, nel medio termine, anche un conflitto diretto fra forze israeliane e libanesi. Lo stesso Lieberman, pochi giorni fa, ha espresso la convinzione di non voler separare le milizie sciite del Partito di Dio dalle forze armate libanesi, in quanto considera Beirut complice di questo consolidamento dell’asse sciita. E le minacce di una guerra al Libano non sono mancate.

Secondo Lieberman, Israele non starebbe pianificando alcuna guerra sul fronte settentrionale. “Ci sono cose che sono inquietanti, e ci sono cose che sono una minaccia esistenziale per la nostra stessa esistenza qui in Medio Oriente”, ha detto Lieberman, aggiungendo che “se raggiungeremo una situazione in cui non avremo altra scelta, agiremo “. Ma sul fatto che le Israel Defense Forces non stiano preparando alcuna operazione al confine, i dubbi rimangono, soprattutto dopo le continue esercitazioni militari proprio in quell’area che hanno coinvolto un numero sempre più elevato di uomini e mezzi, con l’avvio anche di esercitazioni navali e il coinvolgimento di forze alleate. Insomma, i movimenti delle forze armate e i rapporti dell’intelligence appaiono in realtà convergenti sul fatto che il confine israelo-libanese così come le alture del Golan sono tornate a essere a dir poco bollenti. Del resto, lo ha confermato sul finire della conferenza lo stesso ministro della Difesa, che ha detto che la realtà mediorientale, rende irrilevante la parola “pace”. Come ricorda il Jerusalem Post, il pensiero di Lieberman e che “l’unico modo per vivere qui serenamente, è prepararsi alla guerra”. Parole che rivelano molto della politica israeliana nella regione.

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Cristiani nel mirino: è questo il tema dell’incontro del 20 febbraio durante il quale Fausto Biloslavo e Gian Micalessin racconteranno la realtà drammatica di chi è perseguitato per la propria fede. L’incontro si terrà martedì 20 febbraio alle ore 17 in via Gaetano Negri 4. I posti sono limitati. Per partecipare potete scrivere a info@gliocchidellaguerra.it o chiamare il numero 028566445/028566308