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Politica

Israele: in vista del voto, riservisti e liberali insieme contro gli ultraortodossi

Una nuova lista nata dalla convergenza tra i riservisti e il New Economic Party potrebbe essere il vero ago della bilancia

Questa volta l’incognita politica non viene né dai partiti arabi e né da quelli di estrema destra. In vista del voto di ottobre, c’è una nuova lista che potrebbe ulteriormente scompaginare il quadro politico israeliano. Il riferimento è alla formazione nata dalla fusione tra il partito dei riservisti e quello, di orientamento liberale, del New Economic Party. Il primo è capitanato da Yoaz Hendel, capace nel 2025 di dare voce politica agli umori di chi è stato chiamato in guerra come riservista, il secondo invece è guidato dall’economista Yaron Zelekha. Il punto in comune tra uomini dell’esercito chiamati a combattere ed economisti liberali, è dato dalla volontà di creare un esecutivo sionista e senza Haredim o formazioni di espressione degli ebrei ultraortodossi. Circostanza che per il premier uscente Benjamin Netanyahu potrebbe rappresentare un problema: anche se la nuova lista appare più orientata verso il centrodestra, non è scontato che i propri parlamentari confluiscano in una nuova maxi alleanza favorevole all’attuale capo del governo.

Chi sono Hendel e Zelekha

Yoaz Hendel ha messo assieme richieste e rimostranze dei riservisti, ma non è un volto del tutto nuovo in politica. Al contrario, ha fatto parte di due governi in passato come ministro delle Comunicazioni. Nel primo caso, all’interno della breve avventura dell’esecutivo di unità formato da Netanyahu e Benny Gantz, risultava vicino alle posizioni di quest’ultimo. Pur avendo sempre rivendicato un orientamento politico di centrodestra, Hendel si è spesso detto convinto della necessità per il Likud di avere un’altra leadership rispetto a Netanyahu. Ed è per questo che, dopo pochi mesi dentro un governo di larghe intese, alla fine ha deciso di lasciare. Ha ripreso posto alla guida del medesimo ministero nel governo di Bennett, l’unico cioè non guidato da Netanyahu dal 2009 a oggi. La sua è quindi una figura di centrodestra, vicina ad ambienti della sicurezza e dell’esercito ma spesso contrapposta a quella dell’attuale capo di governo.

Di Zelekha invece si conosce la sua attività come consulente al ministero dell’economia, mentre a livello politico quella di ottobre sarà la sua prima vera avventura. Il proprio pensiero politico è incentrato più sull’economia che sulla guerra, circostanza piuttosto peculiare in questa particolare fase della storia israeliana. Zelekha, in particolare, si dice favorevole a riforme in senso liberale e in grado di rompere monopoli e concentrazioni di mercato in mano a pochi soggetti. Secondo il fondatore del New Economic Party, ricette del genere sono le uniche essenziali per dare una scossa all’economia del Paese gravata da oramai tre anni di conflitto. Inoltre, così come è possibile leggere all’interno del proprio programma di partito, la lotta ai monopoli viene ritenuta essenziale per frenare l’innalzata dei prezzi e ridimensionare almeno in parte l’inflazione.

Un governo senza Haredim

Attualmente i sondaggi vedono la lista del duo Hendel – Zelekha oscillare attorno al 3% e il 4%. Un risultato non da poco per una formazione nata soltanto il 6 settembre scorso. Occorre però ricordare che la legge elettorale israeliana prevede una soglia di sbarramento del 3.25%, dunque per il nuovo partito appare essenziale mettere al sicuro più consensi possibili per piazzare almeno 4 parlamentari alla Knesset. Una volta dentro il parlamento però, è difficile capire dove si piazzeranno riservisti e liberali. Hendel, come sottolineato in precedenza, non ha mai gradito la leadership di Netanyahu e ne ha chiesto anche le dimissioni dopo le stragi del 7 ottobre 2023. Tuttavia, nei primi discorsi successivi all’apertura della campagna elettorale, non ha posto alcun veto sul nome dell’attuale primo ministro. La vera pregiudiziale è rappresentata dalla presenza o meno dei partiti religiosi.

Secondo sia Hendel che Zelekha, ed è questo il loro vero punto di convergenza, chi nel Paese ha fatto sacrifici in questi anni di guerra deve ora essere premiato. Vale per chi ha combattuto, così come per chi ha investito in economia. Dunque, ogni futuro governo dovrà prevedere l’approvazione di una legge definitiva che obblighi anche gli ultraortodossi a servire nell’esercito. Per farlo, seguendo questo schema politico, occorre un governo con solo i partiti sionisti. Siano essi di destra, di centro o di sinistra. Netanyahu potrebbe anche ottenere il loro appoggio, a condizione che non includa al proprio interno lo Shas e il Giudaismo Unito nella Torah, ossia le formazioni più rappresentative degli ebrei ortodossi. Il discorso potrebbe valere anche per le formazioni ultranazionaliste religiose di Smotrich e Ben Gvir.

In definitiva, la nuova lista potrebbe rappresentare un nuovo alleato per Netanyahu ma solo a certe condizioni e con il premier costretto in caso a rinunciare ai seggi dei partiti religiosi. Così come, potrebbe essere una futura spalla per l’attuale opposizione nell’ottica di costruire un governo moderato.

Fonti:

https://israelvote.meforum.org/parties/reservists-economic

https://en.idi.org.il/israeli-elections-and-parties/parties/the-reservists

https://www.jpost.com/israel-news/politics-and-diplomacy/article-90351

https://www.jpost.com/israel-election-2026/article-906335

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