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A poco più di un mese dalla firma degli accordi di Abramo, avvenuta il 15 settembre presso la Casa Bianca, Israele ed Emirati Arabi Uniti stanno procedendo all’avvio di forme di cooperazione e partenariato in numerosi settori, dal turismo al commercio, e proseguono attivamente anche i lavori con il Bahrein.

Dopo aver annunciato la prossima apertura di una rotta marittima collegante i porti israeliani e bahreiniti e firmato l’accordo per l’inaugurazione ufficiale e formale di relazioni bilaterali, il 21 ottobre le opinioni pubbliche dei due Paesi sono state messe a conoscenza di un evento protetto dal massimo riserbo per oltre un decennio: la presenza di una missione israeliana segreta a Manama dal 2009.

La notizia

La notizia è divenuta di pubblico dominio il 21 ottobre, preceduta da una settimana di indiscrezioni; segno che l’era della segretezza e dell’ambiguità tra Israele e gli attori statuali del mondo arabo è ufficialmente terminata con la firma degli accordi di Abramo. Oggi è il Bahrein, ma domani potrebbero essere rivelati dettagli inerenti i rapporti a lungo nascosti, ad esempio, tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti, o tra Israele e l’Arabia Saudita.

Il portale d’informazione Axios ha ricostruito l’intera vicenda nei dettagli grazie all’aiuto di alcuni ufficiali bahreiniti. Fra il 2007 e il 2008 ebbe luogo un ciclo di incontri segreti tra l’allora ministro degli esteri israeliano, Tzipi Livni, e l’omologo bahreinita, Khaled Bin Ahmad al-Khalifa, avente l’obiettivo di spianare la strada all’apertura di una “missione israeliana segreta a Manama”.

Le due diplomazie raggiunsero un accordo, favorito dall’aumento della rivalità tra Israele e Qatar, che il 13 luglio 2009 condusse alla registrazione del Centro per lo Sviluppo Internazionale nell’albo delle imprese operanti in Bahrein. Quell’ente, in realtà, non era una semplice compagnia privata ma uno scudo dietro al quale proteggere le attività ultra-riservate della diplomazia israeliana.

La compagnia, che dal 2013 ha cambiato nome, è ufficialmente coinvolta in attività di commercializzazione e servizi d’investimento e consulenza per imprese occidentali interessate a fare affari nella penisola arabica al di fuori del campo petrolifero, come ad esempio nella tecnologia medica, nelle rinnovabili e nella sicurezza alimentare. In realtà, oltre a servire tali scopi, la missione ha anche funto da “canale per le comunicazioni segrete per il governo israeliano”.

Come è stato mantenuto il segreto

Gli impiegati sono stati scelti con estrema discrezione da Tel Aviv onde evitare che il giornalismo d’inchiesta e/o attività di spionaggio potessero portare alla scoperta della missione. Il requisito fondamentale per poter lavorare negli uffici della compagnia fittizia era, ed è, il possesso della doppia cittadinanza. In questo modo la diplomazia israeliana ha potuto inviare in loco degli agenti ufficialmente provenienti dal Sud Africa, dal Belgio, dagli Stati Uniti e dal Regno Uniti, ma in realtà al servizio di Israele.

Ad ogni impiegato, inoltre, era stato fatto un profilo su LinkedIn, il più importante sito web al mondo per lo sviluppo di contatti professionali, per aumentare la credibilità e ridurre al minimo ogni sospetto.

Infine, per via della sempre presente possibilità che qualche ufficiale bahreinita su posizioni anti-israeliane potesse svelare l’accaduto, l’esistenza della missione segreta era stata comunicata soltanto ad un gruppo molto ristretto di persone composto dai lealisti più fidati del re. Da quando sono stati firmati gli accordi di Abramo, però, la necessità di nascondere un simile segreto è venuta meno: le opinioni pubbliche sono state adeguatamente preparate al processo di normalizzazione e il mondo arabo è entrato in una nuova era.

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