Il 2 marzo i cittadini israeliani si sono recati per la terza volta in un anno alle urne per eleggere i rappresentanti della Knesset, ma il risultato è stato lo stesso di aprile e settembre: nessun partito è riuscito ad ottenere la maggioranza necessaria, dando vita all’ennesimo stallo politico. Mentre nelle precedenti tornate elettorali i leader del Likud e di Blu&Bianco avevano vagliato l’idea di formare insieme il nuovo Governo, alla vigilia delle ultime elezioni il generale Benny Gantz aveva escluso questa possibilità aprendo al centro-sinistra e ai partiti arabi. Netanyahu aveva invece cercato l’appoggio della destra e dei partiti legati ai coloni, forte anche del Piano di pace americano svelato a pochi giorni dall’apertura delle urne. Nessuno dei due poteva sapere che i loro calcoli sarebbero stati sconvolti dall’arrivo del coronavirus.

Un governo d’emergenza

Ad oggi, sono 109 i soggetti risultati positivi al Covid-19 in Israele ma il numero è destinato ad aumentare nonostante le misure già prese per contrastare la diffusione del virus. Per far fronte a questa situazione, il premier uscente ha chiesto al leader di Blu&Bianco di mettere da parte le divergenze politiche e formare un Governo d’emergenza che tuteli la salute dei cittadini. L’esecutivo avrebbe una durata di circa sei mesi, trascorsi i quali si tornerebbe al punto di partenza: i partiti riprenderanno le trattative e creeranno un nuovo Governo sulla base dei risultati delle elezioni di marzo e delle alleanze che riusciranno a intessere. Gantz, pur avendo escluso categoricamente ogni alleanza con Netanyahu, ha dovuto cambiare idea e aprire alla proposta del leader del Likud. Uno dei primi problemi emersi circa la formazione del nuovo Governo riguarda però la sua composizione. Trattandosi di un esecutivo d’emergenza, Gantz ha chiesto che tutti i partiti che hanno ottenuto dei seggi nelle elezioni di marzo possano farne parte, ma Netanyahu ha risposto con un deciso No. “I sostenitori del terrorismo non faranno parte del Governo, né in tempi normali né in quelli di crisi”. Il riferimento è alla Lista araba unita, con cui il leader di Blu&Bianco era invece in trattativa per la creazione del prossimo esecutivo. Il piano di Gantz era governare con l’appoggio di Yisrael Beytenu di Liberman, la coalizione Labor-Gesher-Meretz e la Joint List raggiungendo così 62 seggi, ma il generale era ancora ben lontano dal raggiungere gli obiettivi prefissatisi. A minare ulteriormente i piani di Gantz è stata poi la diffusione del coronavirus e la relativa proposta di Netanyahu di formare un esecutivo d’emergenza. La richiesta del premier uscente è stata supportata anche dal ministro della Difesa Naftali Bennett, dal leader di Shas Arye Deri, da Avigdor Liberman e dal capo di Stato Rivlin, pronto a fare da mediatore tra Netanyahu e Gantz. Il rischio infatti è che lo stallo politico che ha marcato le precedenti elezioni si ripresenti nuovamente, minando le capacità di Israele di rispondere all’emergenza coronavirus e costringendo i cittadini a recarsi alle urne per la quarta volta. “Sarà un Governo d’emergenza limitato nel tempo, e combatteremo insieme per salvare migliaia di vite”, è stato il messaggio lanciato da Netanyahu a Gantz. Per ora non resta che attendere il risultato delle trattative e vedere se il coronavirus sarà sufficiente ad indurre i due principali partiti a mettere da parte le loro divergenze, almeno temporaneamente.

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