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Nel vortice delle espulsioni dei diplomatici russi per il caso Skripal, Israele ha scelto la via della diplomazia, sottraendosi alle scelte del blocco occidentale. Una scelta che molti hanno criticato, soprattutto a Londra, e che però fa comprendere in maniera limpida il fatto che Israele segua una sua agenda politica del tutto estranea, all’occorrenza, a quella occidentale. 

In questa guerra delle spie, Tel Aviv ha scelto di stare dalla parte di Mosca. O quantomeno di non schierarsi contro di essa. E a spiegare il motivo di questa scelta, pur appartenendo teoricamente a una sorta di blocco occidentale, è stato il ministro dell’Edilizia Yoav Galant. Senza troppi giri di parole, ma con l’assoluta chiarezza tipica di chi ha l’autonomia per decidere, il ministro ha reso una dichiarazione esplicita: “Dobbiamo pensare agli interessi di Israele, e non agli interessi degli altri”.

“Dobbiamo pensare agli interessi di Israele, e non agli interessi degli altri”

“Ci sono più di un milione di immigrati che sono arrivati in Israele ​​dalla Russia e il governo russo li considera cittadini, o al limite cittadini veterani”, ha detto durante un incontro organizzato da The Israel Project come scritto dal The Times of Israel. “Inoltre, dobbiamo ricordare le proporzioni e le distanze. Israele è nel cortile della Russia ed è molto vicino”, ha detto Galant.

E pur ribadendo l’alleanza con gli Stati Uniti, il ministro ha tenuto a ribadire un dato essenziale: “Dobbiamo essere fieri di poter negoziare, parlare e vivere fianco a fianco con i russi. E questo è quello che faremo”. 

Il governo britannico ha detto che si aspetta da Israele un segnale in suo favore, ma questo segnale sembra non dover arrivare nell’immediato. Il governo di Benjamin Netanyahu sa che non può inimicarsi la Russia di Vladimir Putin. La presenza militare russa in Medio Oriente e il suo coinvolgimento in Siria rappresentano due motivi più che validi per essere cauti. Il difficilissimo equilibrio mediorientale si fonda anche sui rapporti fra Mosca e Tel Aviv. E Israele sa che la Russia è sì un ostacolo alle sue velleità offensive in Siria, ma anche una garanzia che le forze della mezzaluna sciita non si espandano ulteriormente.

Gli interessi di Israele ora non prevedono un asse con Londra. E per il governo Netanyahu questo è già di per sé sufficiente a evitare crisi diplomatiche con Mosca. Sempre che gli Stati Uniti, in particolare con Donald Trump, non decidano di fare pressioni molto forti sul governo israeliano.

I rapporti dell’intelligence israeliana

Al netto delle motivazioni strategiche sul non inimicarsi i russi in un momento così delicato del Medio Oriente, ad aiutare nella scelta del governo israeliano di evitare l’espulsione dei diplomatici di Mosca ci ha pensato l’intelligence.

Secondo quanto riportato da fonti di Debka, sito israeliano legato ai servizi, il governo israeliano è stato spinto a non unirsi al blocco occidentale per almeno tre considerazioni. La prima di esse riguarda un rapporto segreto dell’intelligence israeliana inviato al primo ministro Netanyahu e al ministro della difesa Avigdor Lieberman in cui gli 007 dello Stato ebraico hanno rivelato che, sebbene l’agente chimico usato per avvelenare Sergei Skripal e sua figlia fosse originariamente prodotto nella Russia sovietica, “oggi almeno 20 altri governi stanno fabbricando e accumulando quell’agente chimico”. 

La seconda motivazione sarebbe da ricercare nella scarsa determinazione riscontrata nel presidente Trump. La scorsa settimana, Israele sembra abbia effettivamente indagato sulla posizione del capo della Casa Bianca riguardo all’appello del premier britannico Theresa May per una rappresaglia contro Mosca, ma le risposte che giungevano  da Washington non sono state troppo esaustive. E secondo il sito israeliano, il motivo della presa di posizione repentina di Trump con l’espulsione dei funzionari russi è da ricercare non in una vra e propria guerra contro Mosca, quanto in un patto fra Stati Uniti ed Europa sul futuro dell’accordo sul nucleare iraniano. Trump, per avere un’Europa più morbida, avrebbe offerto in cambio l’appoggio a Londra. Israele in teoria dovrebbe esserne contento, ma non tutti sono d’accordo nei vertici militari dell’intelligence.